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Schematizzazioni e razzismo latente
Siamo fermi, bloccati, con i piedi immersi in una gettata
di cemento. Distinguiamo ancora le persone per il colore
della pelle: i Neri, i Gialli, i Rossi, i Bianchi.
Qualche lieve progresso lo abbiamo fatto, stabilendo
delle sottocategorie: gli Albanesi, i Romeni,
i Marocchini, i Bulgari.
Guardiamo i campionati del mondo di atletica e ci
meravigliamo per quel francese, vera mosca
bianca che corre in mezzo ad uno stuolo di neri.
Il passo successivo è quello della immancabile
associazione tra etnia e propensione:
albanesi tutti ladri, romene tutte tr
, marocchini
vucumprà. I più snob usano la terminologia di
colore. Per quanto riguarda i cinesi evochiamo il
pericolo giallo (in realtà
saranno i
nostri prossimi datori di lavoro).
Siccome noi italiani non abbiamo ragione di essere
razzisti, ecco che il fuoco ha pensato bene di accenderlo
un partito. La tecnica è supercollaudata. Abbiamo alle
spalle secoli di aizzatori che (spesso in
nome di Dio) hanno utilizzato la PAURA per spingerci ad
odiare altre persone, a combatterle, a perseguitarle, a
considerarle indegne. Adesso la paura
inventata è quella che ci rubino i posti di
lavoro, che pretendano di pregare un altro Dio, che si
inseriscano troppo profondamente nel nostro tessuto
civile (!?).
Anche al di là delle questioni di partito, possiamo
riconoscere che spesso ci comportiamo come i montanari
che sono sempre stati famosi per la loro diffidenza. Chi
comunica poco, ha paura di trovarsi davanti uno che non
conosce. La difficoltà di comunicazione è sintomo di
ignoranza, di insicurezza, di assenza di curiosità, di
paura di confrontarci. Questo è il rapporto che molti di
noi hanno nei confronti degli stranieri.
Passano i decenni, lintegrazione avviene nonostante
tutto e nonostante lUnto dal Signore proclami
NON siamo un paese multirazziale. Persone
provenienti da ogni angolo della Terra sono venuti qui a
lavorare, ce li troviamo in casa ad assistere il papà o
la nonna, hanno i figli che sono nati in Italia, che
frequentano le nostre scuole, hanno assorbito buona parte
delle nostre abitudini. Eppure rimangono DIVERSI. Perché
siamo noi a volerli DIVERSI.
Il 25 settembre a San Floriano si svolgerà una festa
dedicata alle etnie presenti sul nostro territorio. Ogni
gruppo porterà una piccola fetta della propria cultura.
Vi invito personalmente a partecipare sia per conoscere
un piatto, un canto, una veste, un modo di acconciare i
capelli, ma soprattutto per scambiare due chiacchiere con
queste persone che sono nostri vicini di casa e quindi
fanno parte della nostra comunità. Vi invito anche
perché possiate conoscere gli organizzatori di questa
manifestazione. Sono persone con una piccola marcia in
più. E anche in questo ognuno di noi può imparare
qualche cosa.
Proviamo ad insegnare ai nostri figli che non è il
colore della pelle che ci distingue. Proviamo una buona
volta a disfarci di queste gabbie mentali. E se proprio
non possiamo far a meno di ragionare per schemi, di fare
una classificazione, facciamola in modo deciso
distinguendo una volta per tutte tra PERSONE
ONESTE e DELINQUENTI. A partire
da noi Italiani.
domenica 18 settembre 2011
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