Va pensiero ...

 
 







Salirò io con fatica verso il palazzo della giustizia o camminerò sui sentieri della frode obliqua per assicurare la felicità della mia vita ?
Tutti questi discorsi non mi promettono, se io sarò giusto senza parer tale, nessun profitto, anzi mi assicurano fatiche e perdite: all’ingiusto invece, che sa darsi l’apparenza della giustizia, promettono una vita divina. Qualcuno dirà: ma non è facile, quando si è malvagi, non essere scoperti. Ma noi rispondiamo che tutte le cose grandi sono difficili: e che, se vogliamo essere felici, questa è la via che dobbiamo battere. Noi potremo, per non essere scoperti, unirci in complotti e alleanze. Poi vi sono dei maestri di eloquenza, che ci insegnano l’arte di sedurre coi discorsi il popolo e i giudici: e quando l’eloquenza mancherà, impiegheremo la forza per sfuggire al castigo delle nostre frodi. Ma, si dirà, né l’ipocrisia né la violenza possono nulla contro gli dèi. E’ vero: ma se essi non esistono o non si curano di noi, anche noi non abbiamo bisogno di curarci di essere o di non essere scoperti; e se si curano di noi, noi non abbiamo notizia di essi d’altronde che dalla tradizione e dai poeti, i quali ce ne danno la storia. Questi stessi dicono che gli dèi possono essere placati e resi favorevoli con sacifici, con preghiere umili e con offerte. Ora noi dobbiamo crederli in tutto o in niente. E se dobbiamo credere, possiamo benissimo praticare l’ingiustizia e poi col guadagno offrire dei sacrifici agli dèi. Vivendo con giustizia non avremmo, è vero, a temere l’ira degli dèi, ma dovremmo rinunziare ai profitti dell’ingiustizia: vivendo nell’iniquità avremo il profitto, e per le nostre ingiustizie e per le nostre colpe potremo placare gli dèi con le suppliche ed uscirne così senza pena.

(Platone Repubblica II, 357 A - 366 A)


lunedì 28 giugno 2010

 
 
     
 
     
     
 

Vuoi dirmi qualcosa ?