Valpolitaly 2011

 
 




Oltre ai vini ormai riconosciuti dal mondo come “eccellenti” , la Valpolicella quest’anno ha due novità da presentare, due grosse novità riguardanti il territorio. Spero che anche coloro che sono lì a vendere la Valpolicella al mondo siano in grado di mettere il giusto accento su eventi tanto significativi.

Con la sentenza del TAR si è fatto un passo avanti affinché un cementificio consideri chiuso il suo ciclo di vita in una terra votata al vino. La cosa buffa è questa: il grande mondo di operatori che ruotano attorno al vino, ha fatto ben poco per facilitare una tale decisione. Anzi, fatte le debite eccezioni (parliamo di dita di una mano), il mondo del vino non ha fatto assolutamente nulla. Il Consorzio ha brillato per assenza e condizionamenti (subiti). Una grossa fetta di seguaci di Pilato si è giustificata dicendo che “vite e cemento convivono da sempre”.
Andate a guardare nei siti delle cantine più famose e troverete grandi ubriacature di “legame indissolubile col territorio” o amenità analoghe. Si ha però l’impressione che la singola Cantina consideri “territorio” solo il terreno di SUA proprietà, che le interessi far rimanere a bocca aperta i clienti cinesi che visitano i suoi vigneti, che voglia incantarli con cantine pseudo-storiche zeppe di barriques. Nessuno si sogna di portarli su per la strada che da Fumane conduce a Marano: eppure anche quello è “territorio”.

Nonostante questa “disattenzione”, la sentenza del TAR è stata usata da molti cantinieri e agricoltori come una vittoria. Non dico che si siano appropriati di meriti non loro. Hanno vissuto la cosa come una liberazione, un obiettivo a cui non pensavano di poter ambire, una pagina passata, un peso tolto. La domanda d’obbligo è: di qui in avanti, saranno davvero più sensibili a queste problematiche che riguardano tutti i valpolicellesi, ma loro in modo particolarissimo?

La seconda novità in Valpolicella è rappresentante dal notevole interesse per la viticoltura biologica. Ecosostenibile è il termine più corretto, ma biologico è il punto d’arrivo, il riferimento d’obbligo. Settanta aziende viti-vinicole hanno deciso di partecipare a corsi dove si parla di eliminazione di veleni, di nuove pratiche per combattere le malattie della vite, di rispetto del suolo, di siepi da piantare attorno ai campi, di salute degli agricoltori ma anche di tutti gli altri. Una fetta importante del mondo del vino guarda avanti e non è questa volta per imparare le ultime fantasticherie del marketing; guarda avanti perché ha capito che la logica dei prodotti chimici è perversa, è un’intossicazione, oltre che dei polmoni, anche dei cervelli. Passato un certo limite c’è solo la crisi di astinenza.

Ai cantinieri nostrani auguro di vendere fiumi di Valpolicella a quelli di Bordeaux. Mi auguro anche che alcuni di essi sappiano parlare BENE di questa Nostra Terra che sta imparando a rispettare se stessa, a valorizzarsi non solo a parole. Questa è la QUALITA’ che vorrei fosse venduta al Vinitaly.




martedì 22 marzo 2011

 
 
     
 
     
     
 

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