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Oltre ai vini ormai riconosciuti dal mondo
come eccellenti , la Valpolicella questanno
ha due novità da presentare, due grosse novità
riguardanti il territorio. Spero che anche coloro che
sono lì a vendere la Valpolicella al mondo siano in
grado di mettere il giusto accento su eventi tanto
significativi.
Con la sentenza del TAR si è fatto un passo avanti
affinché un cementificio consideri chiuso il suo ciclo
di vita in una terra votata al vino. La cosa buffa è
questa: il grande mondo di operatori che ruotano attorno
al vino, ha fatto ben poco per facilitare una tale
decisione. Anzi, fatte le debite eccezioni (parliamo di
dita di una mano), il mondo del vino non ha fatto
assolutamente nulla. Il Consorzio ha brillato per assenza
e condizionamenti (subiti). Una grossa fetta di seguaci
di Pilato si è giustificata dicendo che vite e
cemento convivono da sempre.
Andate a guardare nei siti delle cantine più famose e
troverete grandi ubriacature di legame
indissolubile col territorio o amenità analoghe.
Si ha però limpressione che la singola Cantina
consideri territorio solo il terreno di SUA
proprietà, che le interessi far rimanere a bocca aperta
i clienti cinesi che visitano i suoi vigneti, che voglia
incantarli con cantine pseudo-storiche zeppe di
barriques. Nessuno si sogna di portarli su per la strada
che da Fumane conduce a Marano: eppure anche quello è
territorio.
Nonostante questa disattenzione, la sentenza
del TAR è stata usata da molti cantinieri e agricoltori
come una vittoria. Non dico che si siano appropriati di
meriti non loro. Hanno vissuto la cosa come una
liberazione, un obiettivo a cui non pensavano di poter
ambire, una pagina passata, un peso tolto. La domanda dobbligo
è: di qui in avanti, saranno davvero più sensibili a
queste problematiche che riguardano tutti i
valpolicellesi, ma loro in modo particolarissimo?
La seconda novità in Valpolicella è rappresentante dal
notevole interesse per la viticoltura biologica.
Ecosostenibile è il termine più corretto, ma biologico
è il punto darrivo, il riferimento dobbligo.
Settanta aziende viti-vinicole hanno deciso di
partecipare a corsi dove si parla di eliminazione di
veleni, di nuove pratiche per combattere le malattie
della vite, di rispetto del suolo, di siepi da piantare
attorno ai campi, di salute degli agricoltori ma anche di
tutti gli altri. Una fetta importante del mondo del vino
guarda avanti e non è questa volta per imparare le
ultime fantasticherie del marketing; guarda avanti
perché ha capito che la logica dei prodotti chimici è
perversa, è unintossicazione, oltre che dei
polmoni, anche dei cervelli. Passato un certo limite cè
solo la crisi di astinenza.
Ai cantinieri nostrani auguro di vendere fiumi di
Valpolicella a quelli di Bordeaux. Mi auguro anche che
alcuni di essi sappiano parlare BENE di questa Nostra
Terra che sta imparando a rispettare se stessa, a
valorizzarsi non solo a parole. Questa è la QUALITA
che vorrei fosse venduta al Vinitaly.
martedì 22 marzo 2011
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