Valpolicella bella. E buona

 
 





(Speri, per favore, non mi denunci. Le spiegherò tutto)


Non mi cimento con i de-scrittori più o meno ufficiali di questa nostra terra, delle sue colline, delle ville, dei piaceri enogastro; troppi concorrenti e troppo agguerriti. Vorrei invece soffermarmi su quanti considerano la Valpolicella, oltre che bella, anche buona. Buona da leccare, buona da sbocconcellare, buona da morsicare, buona da divorare. Si sa, all’inizio è amore: poi, via via si trasforma, muta, chiede, pretende, impone.

I riti del possesso sono molteplici e spesso carichi di buone intenzioni, ma disastrosi nei risultati. Sto pensando, fuori da metafora, al lampione-totem installato all’ingresso del comune di Marano. Le intenzioni degli amministratori erano di sicuro buone. Il risultato, l’impatto visivo che ne è uscito è orrendo. Ne approfitto di questo esempio per introdurre (nel mio Pollution Corner) il concetto di “inquinamento visivo”. Il villaggio con le casette rosse (scusate, Ville) all’inizio di Pedemonte, la mega insegna a Santa Maria di Negrar davanti alla rivendita di pietre e affini, il distributore prima di San Vito di Negrar (rivestito di legno), Montericco (quello storico) e i Montericchetti che sorgono qua e là alle pendici delle colline della Valpolicella, rappresentano un inquinamento visivo del paesaggio. In Umbria e in Toscana, di porcherie del genere non se ne vedono.
Nessuno vuole “ingessare” nulla. Ogni generazione modifica inesorabilmente un territorio. Sta di fatto che ci sono mille modi per modificarlo. Quello che cinquant’anni fa ha concepito il geriatrico di Negrar, non ha capito assolutamente nulla, non è stato capace di “leggere” il territorio, ha sfregiato il volto di un paese, ha creato un inquinamento che chissà quando e chissà come verrà smaltito.



Gli assaggiatori, i mangiatori, i divoratori di territorio della Valpolicella sono una squadra ben nutrita. Guardatevi intorno e lo capirete da soli. Ognuno ritiene di avere i titoli per farlo, di avere le autorizzazioni necessarie, di essere in possesso di tutti i permessi che la legge impone. Il fabbricato che ospita il Famila alla nuova rotonda di San Pietro, di sicuro non è abusivo; nessuno si sogna che lì qualche progettista o costruttore abbia aggirato le leggi. Sta di fatto che il risultato è pessimo, non si capisce che cosa c’entri con quello che c’è intorno, sembra un’esibizione di un architetto con fortissimi dolori addominali, al momento del parto.

Nonostante tutto, è un atto d’amore rivolto alla Mia Valpolicella.


(Appunto. Ecco dove nascono i guai. Ognuno di noi è convinto che sia Solo Sua).





mercoledì 26 agosto 2009

 
 
     
 
     
     
 

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