L'utopia del "Km zero"

 
 





Un giorno in ufficio una ragazza mi offre una mela e mi fa: senti che meraviglia, sono mele che vengono dall’Argentina; le ho prese adesso qui al supermercato. Mi è venuto da sorridere per una constatazione immediata e assurda: la ragazza abita a Zevio. Appare a tutti evidente che ci sarà di sicuro nella provincia di Mendoza una ragazza che comprerà al supermercato delle mele di Zevio pur avendo lì intorno sconfinate piantagioni di mele
.
Su questa “follia” si basa la fortuna dei prodotti agricoli a Km zero.
Proviamo ora a pensare che cosa succederebbe alla nostra Valpolicella se questo criterio si diffondesse a livello mondiale. Cioè che cosa avverrebbe se tutti applicassero la regola del “consumiamo solo alimenti che si producono entro 50 Km da dove abitiamo”.
Sarebbe come dire: la Valpolicella deve produrre uva e vino per soddisfare la domanda proveniente da Verona e provincia.

A chi non avesse le idee ben chiare, spieghiamo che la fortuna della nostra economia si basa sull’ESPORTAZIONE dei vini che produciamo. La ricchezza che oggi godiamo in Valpolicella è frutto della vendita di vino in Germania, Stati Uniti, Giappone, Cina e dell’incasso di euro, dollari, yen e yuan che sono finiti nelle casse dei cantinieri e quindi redistribuiti nell’economia locale. Se l’economia della Valpolicella si dovesse reggere su ciò che si consuma nel raggio di 50 km, il 90 percento delle cantine dovrebbe chiudere.

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, provi a chiedersi perché la Cina è la più forte economia a livello mondiale. La Cina produce ed esporta. La sua fortuna, lo slancio impressionante della sua economia è dovuto al fatto che vende prodotti al mondo e dal mondo incassa valute pregiate. Tanto per capirci ancora meglio, la Cina ha così tanto denaro (liquidità) da permettersi di acquistare il 40 percento dei BOT e CCT (per esemplificare) emessi dagli Stati Uniti per sostenere la propria economia nella crisi attuale.

Quindi possiamo concludere dicendo che il fenomeno Km zero ha una sua collocazione e giustificazione per i piccoli produttori agricoli. E’ affascinante pensar di ritornare ad una “economia degli orti”, al vino comprato dal contadino, alle mele raccolte direttamente dall’albero.
Affascinante ma non praticabile. A meno che ognuno di noi non sia disposto a vivere con il 10 percento di ciò che guadagna oggi.



sabato 20 novembre 2010

 
 
     
 
     
     
 

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