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Ma da dove arriverà questa diossina, ma
come è possibile che ce la ritroviamo nelle uova, nei
polli, nei maiali, nel latte. E' proprio un grande
mistero. E pensare che quando noi predichiamo di diossina
e furani prodotti dagli inceneritori, ci danno dei
terroristi. Questa nostra civiltà (?) che si avvelena
giorno per giorno e poi investe cifre astronomiche nella
ricerca sul cancro, è degna di essere analizzata da uno
strizzacervelli.
Ci stanno avvelenando da chissà quanto tempo, avremo
mangiato pasta con grano prodotto a Chernobyl chissà
quante volte, stiamo mangiando uova prodotte in Germania
da almeno sei mesi. Poi, quando queste porcherie non
possono più essere nascoste e scoppia il bubbone, ecco
che si presenta il ministro di turno a dirci che c'è il
DOPPIO FILTRO, che in Italia queste cose non succedono,
che dalla Germania sono arrivate un po' di uova ma sono
facilmente tracciabili e via con le fandonie che ormai
riconosciamo ancora prima che siano pronunciate.
Però la corsa continua. E il traguardo è sempre più
vicino.

Diossina,
uova tedesche anche in Italia
Fazio: «Sono
poche e tutte tracciate»
Controlli a tappeto dei Nas, filtro anche su latte e
carni suine. Nuovi test: livelli 78 volte superiori alla
norma
(Epa)MILANO - L'Italia ha importato una limitata
quantità di uova dalla Germania, ma grazie
all'etichettatura è possibile rintracciarle guardando il
marchio di produzione e provenienza. Lo ha detto il
ministro della Salute Ferruccio Fazio dopo che l'allarme
per i prodotti contaminati da diossina si è esteso in
tutta Europa.
PRODOTTI ITALIANI SICURI - Il ministro ha rassicurato sul
fatto che i prodotti italiani (latte, carne e uova),
marchiati e tracciabili, «sono garanzia di sicurezza».
Per quanto riguarda il latte, ai produttori che lo
importano dalla Germania è arrivata una lettera del
ministero con la richiesta di effettuare indagini
specifiche per la diossina; in più saranno effettuati
controlli a campione da Nas e Regioni in tutta la
Penisola. Il Ministero ha dunque disposto un doppio
filtro per individuare l'eventuale presenza di diossina
nei prodotti alimentari, con un controllo all'origine da
parte delle aziende importatrici e un sistema di verifica
al dettaglio nelle regioni. Il 12 è in programma una
riunione tecnica a Bruxelles. «E il 13 a Roma ho
convocato una riunione con i tecnici che hanno
partecipato all'incontro di Bruxelles, i Nas e le Regioni
- aggiunge Fazio -. Insieme si metteranno a punto
modalità di controllo a campione». Per il latte a lunga
conservazione e le carni suine, sui quali non è prevista
l'etichetta che indica l'origine, «potremo contare su
questo doppio filtro». Silvio Borrello, direttore
generale per la sicurezza degli alimenti del Ministero
della Salute, ha detto che in Italia non ci sono uova
contaminate dalla diossina: l'importazione dalla Germania
è minima, e «se ci fossero state contaminazioni
sarebbero state subito segnalate dal sistema di allerta
rapido. E in ogni caso c'è un efficace sistema di
tracciatura, nel guscio delle uova è riportato il Paese
d'origine». Nessun rischio anche per il pollame,
malgrado le segnalazioni di contaminazione in Germania:
«Non importiamo pollo perché anche nel settore avicolo
siamo autosufficienti». Dichiarazioni che non bastano al
Codacons: per l'associazione dei consumatori «è
indispensabile adottare misure anche estreme per tutelare
la salute dei consumatori, come il blocco dell'import
degli alimenti a rischio dalla Germania».
«NASCOSTI RISULTATI TEST» - In Germania proseguono le
indagini sulle cause della contaminazione e la
magistratura tedesca ha aperto un'inchiesta perché
sospetta che all'origine del caso ci sia un
«comportamento criminale» della ditta sotto accusa, la
Harles und Jentzsch, che produceva contemporaneamente
olii industriali e acidi grassi recuperati da olii di
scarto alimentari da aggiungere ai mangimi. Nuovi test
hanno indicato che i livelli di diossina nei grassi
animali prodotti dall'azienda erano circa 78 volte sopra
la norma. Uno scandalo che ha portato alla chiusura di
oltre 4.700 allevamenti di polli e suini e che ha
investito anche Olanda e Gran Bretagna, dove sono
arrivate le uova incriminate. E una nuova rivelazione
arriva dal settimanale Der Spiegel, secondo cui la Harles
und Jentzsch avrebbe nascosto alle autorità i risultati
dei test. Alcuni funzionari delle autorità dello
Schleswig-Holstein hanno visitato la società il 28
luglio scorso, ma l'azienda non ha consegnato loro i
risultati delle indagini interne, eseguite il 19 marzo e
il 21 giugno. Il primo test aveva rilevato 1,6 nanogrammi
di diossina per kg di acido grasso, rispetto al livello
di guardia di 0,75 nanogrammi per kg (equivalente a 0,7
picogrammi per grammo), mentre il secondo aveva dato un
valore di 1,4 nanogrammi. Un terzo test, eseguito dalla
società il 7 ottobre, avrebbe dato un valore di 1,44
nanogrammi per kg di acido grasso. Intanto lo scandalo si
allarga anche alla carne di pollo: il settimanale Focus
rivela che in un rapporto del 6 gennaio inviato a
Bruxelles dal governo tedesco è scritto che l'analisi di
tessuti grassi prelevati a tre polli di batteria hanno
evidenziato una percentuale di diossina di 4,99
picogrammi per ogni grammo di carne. Il valore massimo di
tossina tollerato dalla legge è invece di 2 picogrammi.
Nel rapporto non è scritto da quale allevamento
provengano i polli.
COREA SUD, SOSPESE IMPORTAZIONI - L'allarme sui prodotti
tedeschi si allarga a macchia d'olio. La Russia ha
rafforzato i controlli sulla carne di maiale e di pollo e
la Slovacchia ha sospeso temporaneamente la vendita di
uova e carne di volatile importati dalla Germania. In
Gran Bretagna alcuni supermercati hanno ritirato generi
alimentari prodotti con uova tedesche. Drastico il
provvedimento della Corea del Sud, che sospeso le
importazioni di carne suina tedesca. Il commissario
europeo alla Salute John Dalli ha definito la misura
«sproporzionata». Finora la Commissione non ha ritenuto
opportuno chiedere la sospensione delle esportazioni di
carni o di prodotti alimentari dalla Germania. Secondo
Dalli la Commissione europea non ha perso tempo, semmai
sono state le autorità tedesche a non fare i controlli
come avrebbero dovuto a fronte del sospetto che la Harles
und Jentzsch abbia nascosto per nove mesi i risultati dei
test sui suoi prodotti.
domenica 9 gennaio 2011
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