Altro che visionari !

 
 





Non avete idea del piacere che provo a condividere idee sul paesaggio e sul territorio con Oliviero Toscani e Salvatore Settis. Le definizioni che alcuni dei nostri sindaci usano nei confronti degli ambientalisti sono sempre e solo cariche di disprezzo. Perché non provano ad indirizzarle anche ai promotori del NUOVO PAESAGGIO ITALIANO ?


Oliviero Toscani

VI INVITA A DIVENTARE FOTOGRAFI UTILI

Nuovo Paesaggio Italiano è un progetto, una ricerca, che grazie al contributo di tutti, diventa
un archivio multimediale, un sito internet, un’esposizione collettiva in costante aggiornamento. Un contenitore culturale legato e applicato, non solo, alla territorialità, ma anche agli usi e ai costumi degli italiani.
Ognuno di noi, con i mezzi tecnologici a disposizione, con il telefonino per esempio, può documentare il degrado in cui viviamo e le infinite brutture, gli sbagli, gli scempi che hanno devastato e continuano a devastare l’Italia.
Diventiamo delatori per migliorare il nostro ambiente!
Evviva la fotografia, così finalmente diventerà “vera arte” non da appendere ai muri, ma memoria storica dell’umanità.

Oliviero Toscani
e
Salvatore Settis
direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa


Divorato dall’incuria e dal cemento,
il paesaggio italiano sta morendo
Salvatore Settis

Nel degrado non solo del paesaggio ma delle istituzioni, la delazione di un cittadino agli altri cittadini è un mezzo potente per (ri)creare coscienza civica, consapevolezza di quel che accade, disgusto verso gli orrori che ci assediano. Aiutiamo gli italiani a riaprire gli occhi, a guardarsi intorno.
Fotografiamo gli scempi e le sopraffazioni su un patrimonio che è di tutti, che è la nostra memoria e la nostra anima. Documentiamo le invasioni barbariche.
Quello che fu il Bel Paese è invaso dalle armate nemiche: ecomostri grandi e piccoli, tetre villette, squallidi capannoni, mesti condominii si insediano in valli, colline, dune, scenari naturali di grande bellezza che i nostri avi hanno reso ancor più armoniosi, e li devastano irreparabilmente.
Di fronte a questa peste che cresce ogni giorno, istituzioni, addetti ai lavori, politici d’ogni colore tacciono quasi sempre, complici di fatto del brutto che avanza. Molti italiani chiudono gli occhi, non vogliono vedere, o pensano ai paesaggi d’una volta, o si rifugiano nei lembi di territorio (sempre meno) ancora in salvo (per poco). Ma cresce intanto la consapevolezza civile, si moltiplicano le associazioni spontanee in difesa del paesaggio.
Aiutiamo gli italiani a riaprire gli occhi, a guardarsi intorno. Fotografiamo gli scempi e le sopraffazioni su un patrimonio che è di tutti, che è la nostra memoria e la nostra anima. Documentiamo le invasioni barbariche. Nel degrado non solo del paesaggio ma delle istituzioni, la fotodelazione di un cittadino agli altri cittadini è un mezzo potente per (ri)creare coscienza civica, consapevolezza di quel che accade, disgusto verso gli orrori che ci assediano.




Il paesaggio italiano, quello dipinto
da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione,
viene ogni giorno violentato


Oliviero Toscani


Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con tessera di partito, campane computerizzate, centri commerciali che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di artigiani, “spaghetterie” che rimpiazzano le civili trattorie e i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali, sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e condomini osceni invece delle case a misura d’uomo. Con questo non voglio essere né nostalgico né conservatore. Ambientalismo vuol dire costruire il necessario e costruirlo bene.

Se gli ideali di un’epoca dovessero essere giudicati in base alla loro architettura e al rispetto del loro territorio, forse i nostri ultimi 60 anni rappresentano il punto più basso mai raggiunto dal nostro paese. Come in ogni altra parte del mondo, il così detto “progresso” ha portato il degrado. La poca creatività e la misera ricerca di bellezza è rimasta dominio solamente degli stilisti della moda e infatti l’Italia produce una grande quantità di abiti, di borse e scarpe, che gli altri paesi ci invidiano come una volta ci invidiavano gli affreschi di Masaccio, Michelangelo e piazza dei Miracoli, il Palladio, Bernini, e Borromini.

Oggi si viene in Italia per fare shopping (sempre di meno). Il vero genio di tanti italiani si esprime oggi nel cattivo gusto di cui amiamo circondarci. Ogni casa ha il suo cancelletto in ferro battuto, ogni tinello il suo caminetto in finto marmo, ogni camera il suo televisore. La bellezza è relegata nei ghetti dei musei e delle chiese perché all’aperto, il nuovo paesaggio italiano, ormai, è irrimediabilmente compromesso.

Niente è più indenne dagli “interventi creativi” mal intesi. Se si ha la fortuna di avere un giardino davanti a casa lo si riempie di bonsai giapponesi, al sud vanno forte le conifere, al nord fioriscono i cactus; l’ultima moda e’ trapiantare gli ulivi toscani nei giardini nebbiosi del nord est, perché in Toscana vengono eliminati per far posto alle vigne molto più redditizie e ai capannoni di cemento
prefabbricato costruiti a contatto con architetture storiche.

L’estetica del brutto avanza: nello stesso modo in cui si assiste passivi agli orrendi spettacoli della dittatura televisiva, elargita dal potere politico telediotico, ci si ferma nei parcheggi delle autostrade e si apparecchia il tavolo portatile per un picnic a dieci metri dai tir e dalle auto che sfrecciano.
Anni di corruzione politica e mancanza di cultura, hanno cambiato il volto dell’Italia che oggi rigurgita cemento e soffoca sotto i gas di scarico. Se qualcuno oggi presentasse un progetto per costruire una Venezia questo progetto sarebbe immediatamente bocciato. Ve lo immaginate un ingenuo che cerca di farsi approvare dagli “Uffici Competenti” un piano per costruire una città sull’acqua di una laguna? Lo rinchiuderebbero in manicomio.

Il fatto è che la battaglia sempre in corso tra civiltà e economia è stata persa dalla creatività della civiltà. I detentori del potere sono anche i detentori della ricchezza e, purtroppo, non si vede oggi nessun Lorenzo il Magnifico all’orizzonte. Chi ha soldi e potere vuole fondamentalmente risparmiare: la gestione dei territori è delegata ad amministratori e politici, tra le cui fila l’illuminazione e la cultura del bello sono purtroppo molto rare.



sabato 5 giugno 2010

 
 
     
 
     
     
 

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