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E se l eccellenza fosse, in buona
parte, una bandiera da sventolare ed esibire, se fosse un
modo per gettare fumo negli occhi, se fosse un pio
desiderio che rimane sulla carta, se lunica
eccellenza fosse quella di parlarne in continuazione fino
a farla diventare non unevoluzione ma una ossessiva
litania ?
Ovviamente lo spunto me lo dà Sandro Boscaini che in
questi giorni riceve premi, tutti ampiamente meritati,
dal mondo economico veronese. Le concomitanze vogliono
che ieri sera io abbia avuto lopportunità di
assaggiare alcuni vini della Valpolicella storica. Il
destino, quando ci si mette, riesce a comporre dei
capolavori, anche in negativo. La sintesi di una serata,
che evidentemente non era fatta per assaggiar vini, è:
come è possibile che nel 2011 ci sia gente che produce
schifezze di questo genere. Quindi, senza avventurarci
nel Dialogo dei Massimi Sistemi sulle eccellenze
di Verona, e rimanendo a disquisire nel mondo del vino,
credo si possa affermare che la strada da percorrere è
ancora molta. Di eccellenza si potrà parlare quando il
95 percento dei vini qui prodotti saranno, quanto meno, IMPECCABILI.
Possibile che tra i tanti organi di controllo non ce ne
sia uno che preleva vini a caso nei punti vendita, li
assaggia, li valuta e ha lautorità di sentenziare
IL TUO VINO FA SCHIFO! Sarà anche vero che ogni
scarrafone è bello a mamma sua, ma è vergognoso
che ci siano sul mercato vini che come unico elemento
degno di nota (ma neanche tutti) hanno la bottiglia (nel
senso di contenitore) e l'etichetta.
Mi ero fatto la convinzione che lo standard medio di
tutte le Cantine, grandi e piccole, fosse molto elevato.
Mi sono dovuto ricredere nel giro di una serata. Quindi cè
una parte di produttori di vino che vive al traino, vive
di rendita, vive della notorietà riflessa dei
grandi marchi introitando ricavi che sono assolutamente
immeritati. Ci sono Cantine che più che
produrre I LORO VINI, scopiazzano quelli degli altri,
scopiazzano le etichette, scopiazzano i marchi,
scopiazzano le partecipazioni alle fiere, scopiazzano le
storie trite e ritrite che pubblicano sui siti,
scopiazzano persino i comunicati stampa: MA NON SONO
CAPACI DI PRODURRE DEL BUON VINO.
Si dirà: è poi il mercato che premia i migliori. Questo
è vero, ma rimane comunque una questione irrisolta e non
di poco conto: in Valpolicella si produce ancora del
PESSIMO VINO. E questo non aiuta di sicuro quella Dea
Immagine per la quale si sono spese montagne di
parole ma non si sono fatti adeguati investimenti. Cè
una palese contraddizione tra tutti quelli che parlano di
Territorio, di Paesaggio, di Valorizzazione dellAmbiente
e ciò che si fa nella realtà. Sembra che alcuni
cantinieri abbiano costantemente davanti una platea di
importatori inglesi, americani, cinesi, ai quali
raccontano la storia di una terra meravigliosa chiamata
Valpolicella dove il suolo non produce uva ma fa nascere
prodigi. Ecco, una volta finita lesibizione
commerciale, ci piacerebbe che questi signori andassero a
far visita, una volta, ad un comitato o ad una
associazione dove si parla di distruzione del
Territorio, degli sfasci del
Paesaggio, dellavvelenamento
dellAmbiente.
Cè crisi dovunque ma non in Valpolicella. LAmarone
tira e trascina con sé vini veri e mezzi vini. Quando di
un vino non si sa cosa dire, si dice che è strutturato.
La gradazione aumenta in continuazione. Ci sono in giro
dei Valpolicella a 14,5 gradi senza colore, senza
profumo, senza corpo; hanno solo alcool. Una legge
economica dice: quando hai un prodotto che si trova allapice
del successo, è ora di pensare al prossimo. Augurando
lunga vita allAmarone, un giorno anchesso
entrerà in crisi. Quali sono i prodotti che lo
sostituiranno? Con centinaia di piccole Cantine intente a
scimmiottare le grandi, possibile che non ce ne sia una
che riesce a tirar fuori un vino nuovo ? E le grandi
Cantine, i Marchi Famosi che cosa stanno facendo per il
DOPO AMARONE ?
(confesso lubriacatura di una sera, a San
Gimignano, ristorante Chiribiri. Ci chiesero se andava
bene un Chianti sfuso fatto dal contadino. Rispondemmo di
sì. Ci arrivò un vino in caraffa di undici gradi.
Dimenticammo dun colpo tutti i Grandi Nomi e ci
inebriammo di questo piccolo miracolo fatto chissà dove
da chissà chi)
martedì 6 dicembre 2011
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