STO CON TE
(STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO)


Giovedì 11 novembre, presso la Tenuta Pule di San Pietro, alle 20,45
Incontro con DOMENICO FINIGUERRA

 
 





Di chi è l’aria che respiriamo ? Di chi è la terra su cui viviamo, di chi è il mare, di chi sono le Dolomiti o il Grand Canyon ? Di chi è Pompei ? Di chi è il patrimonio artistico che l’Italia conserva?

In linea di principio ognuno di noi è pronto a rispondere: di tutti. In pratica non è assolutamente così. Quando d’estate ti ritrovi a passeggiare su una delle nostre colline e vieni investito da una nube puzzolente e asfissiante del contadino che sta irrorando le SUE vigne, capisci che l’aria in quel momento è solo SUA, quella che sta sopra al SUO campo ma anche tutta quella sta intorno.

Di chi è la Valpolicella ?
Diciamo che è di circa 60 mila persone che, con varie quote, ne possiedono un pezzetto. E su quel pezzetto SONO PADRONE DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO. E’ persino banale ritornare sempre su Montericco. Eppure è un esempio lampante. Lì non c’è una casa che risulti abusiva. Lì ognuno ha costruito la SUA casa sulla SUA terra applicando rigorosamente le normative esistenti. Il risultato, a norma di legge, è che lì dove c’era una collina con boschi e vigneti adesso c’è una colata di cemento. Quindi agli abitanti della Valpolicella, a coloro che vengono a visitare la nostra terra, ai clienti delle cantine, a coloro che si recano all’Ospedale di Negrar, è stato RUBATO uno scorcio di territorio che, data la sua collocazione, è patrimonio di tutti. A Venezia sul Canalgrande non si può toccare una pietra. Perché? Perché tutti possano godere della vista di questo fenomeno architettonico, artistico, storico unico al mondo.

Forse è questa idea di PATRIMONIO che ci manca. O meglio, la capiamo benissimo quando si tratta di patrimonio personale, ci sfugge quando si trasforma in “bene di tutti”. L’aria, che oltre ad essere invisibile è anche difficilmente racchiudibile entro i confini dei metriquadri, è un esempio calzante di bene di tutti. Eppure quanti sono quelli che la considerano di loro proprietà, la sfruttano immettendola nei loro processi industriali e ce la restituiscono sotto forma di veleno? Oppure pensiamo alle navi cariche di rifiuti tossici affondate nei mari di Campania e di Calabria. Di chi è il mare?

Come abbiamo assimilato e fatto diventare una “regola” che quando si fa un picnic non si lasciano cartacce, bicchieri e piattini di plastica in giro, perché non dovremmo imparare che il nostro territorio è un prato da picnic un po’ più grande?

Ho purtroppo già oggi la certezza che molte bellezze della nostra terra sono già andate perdute. E io personalmente me ne sento responsabile perché non ho fatto abbastanza per far capire che abitavamo in paradiso e che questa fortuna non andava sperperata. Ho una consolazione. Non sono solo nel nutrire questa convinzione. Ed insieme continueremo a spiegare che la Valpolicella è una “fortuna” che ci è stata affidata e che dovremmo riconsegnare migliore di come l’abbiamo ricevuta.


(pur sapendo che è ormai solo una … affascinante idea)




mercoledì 10 novembre 2010

 
 
     
 
     
     
 

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