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Di chi è laria che respiriamo ? Di chi è la terra
su cui viviamo, di chi è il mare, di chi sono le
Dolomiti o il Grand Canyon ? Di chi è Pompei ? Di chi è
il patrimonio artistico che lItalia conserva?
In linea di principio ognuno di noi è pronto a
rispondere: di tutti. In pratica non è assolutamente
così. Quando destate ti ritrovi a passeggiare su
una delle nostre colline e vieni investito da una nube
puzzolente e asfissiante del contadino che sta irrorando
le SUE vigne, capisci che laria in quel momento è
solo SUA, quella che sta sopra al SUO campo ma anche
tutta quella sta intorno.
Di chi è la Valpolicella ?
Diciamo che è di circa 60 mila persone che, con varie
quote, ne possiedono un pezzetto. E su quel pezzetto SONO
PADRONE DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO. E persino
banale ritornare sempre su Montericco. Eppure è un
esempio lampante. Lì non cè una casa che risulti
abusiva. Lì ognuno ha costruito la SUA casa sulla SUA
terra applicando rigorosamente le normative esistenti. Il
risultato, a norma di legge, è che lì dove cera
una collina con boschi e vigneti adesso cè una
colata di cemento. Quindi agli abitanti della
Valpolicella, a coloro che vengono a visitare la nostra
terra, ai clienti delle cantine, a coloro che si recano
allOspedale di Negrar, è stato RUBATO uno scorcio
di territorio che, data la sua collocazione, è
patrimonio di tutti. A Venezia sul Canalgrande non si
può toccare una pietra. Perché? Perché tutti possano
godere della vista di questo fenomeno architettonico,
artistico, storico unico al mondo.
Forse è questa idea di PATRIMONIO che ci manca. O
meglio, la capiamo benissimo quando si tratta di
patrimonio personale, ci sfugge quando si trasforma in
bene di tutti. Laria, che oltre ad
essere invisibile è anche difficilmente racchiudibile
entro i confini dei metriquadri, è un esempio calzante
di bene di tutti. Eppure quanti sono quelli che la
considerano di loro proprietà, la sfruttano immettendola
nei loro processi industriali e ce la restituiscono sotto
forma di veleno? Oppure pensiamo alle navi cariche di
rifiuti tossici affondate nei mari di Campania e di
Calabria. Di chi è il mare?
Come abbiamo assimilato e fatto diventare una regola
che quando si fa un picnic non si lasciano cartacce,
bicchieri e piattini di plastica in giro, perché
non dovremmo imparare che il nostro territorio è un
prato da picnic un po più grande?
Ho purtroppo già oggi la certezza che molte bellezze
della nostra terra sono già andate perdute. E io
personalmente me ne sento responsabile perché non ho
fatto abbastanza per far capire che abitavamo in paradiso
e che questa fortuna non andava sperperata. Ho una
consolazione. Non sono solo nel nutrire questa
convinzione. Ed insieme continueremo a spiegare che la
Valpolicella è una fortuna che ci è stata
affidata e che dovremmo riconsegnare migliore di come labbiamo
ricevuta.
(pur
sapendo che è ormai solo una
affascinante idea)
mercoledì 10 novembre 2010
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