si fa presto a dire Cultura

 

 
   
 
   

Qualsiasi Festa della Birra, non è cultura della Valpolicella.
La gastronomia tirolese e la paella della Sagra dell'Anguria di Bure, non sono cultura della Valpolicella. Il Recioto prodotto con buone uve, travasato al momento giusto, tenuto lontano mille miglia da barrique, legni e legnetti, col profumo dell'uva appassita sui tavoloni, è cultura della Valpolicella. Il coraggio di non presentare sul mercato annate come il 2002, non è ancora cultura della Valpolicella. Ma lo diventerà. Il mercatino di Natale realizzato nella parte più suggestiva di Pezza, può diventare  cultura della Valpolicella. La Sagra di San Marco a Pozzo era una pietra miliare della cultura della Valpolicella. Adesso ... lasciamo perdere. I Concerti organizzati da Province e Comuni in Chiese, Ville e Borghi, portano cultura, ma non sono cultura della Valpolicella. Il lunario con storie, filastrocche, modi di dire, è cultura della Valpolicella. Accompagnare visitatori per il territorio e far loro conoscere gli scorci, i piatti, i vini, la gente, è cultura della Valpolicella (il termine Magnalonga non ricorda proprio un evento culturale, però ...). La Festa del Recioto del lunedì di Pasqua a Negrar era cultura della Valpolicella. Le marogne rifatte a Jago, in fondo alla discesa della Masua, sono cultura della Valpolicella. I pannelli in "similmarogna" con cui stanno rivestendo il Progno di Negrar, quello di Fumane, quello di Valgatara a Lenguin, non sono cultura della Valpolicella. Sono solo un po' meglio di una muraglia di cemento.

La Quinta di Valgatara anno 1954 è cultura della Valpolicella.

(io il sasso l'ho lanciato. Adesso andate avanti voi)



 

 

       
     
       
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