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Ragazzi (e a chi rivolgersi se non a loro) sbrigatevi a
fare la rivoluzione perché questi che ci governano sono
pronti a ritirare fuori i fasci. Quando nel '94
Berlusconi "scese in campo", le SUE
aziende erano sull'orlo della bancarotta. Ha risolto
brillantemente i SUOI problemi e si è
accorto che anche governare rende. I SUOI
strettissimi e confidenziali rapporti con Putin e Gheddafi
lo dimostrano. Siccome si è attorniato di figuri dello
spessore di Verdini, Cosentino e Dell'Utri, ipotizziamo
con apprensione che tutto possa succedere. Per il SUO
fidato La Russa poi, sarebbe un'apoteosi.
DAL RAPPORTO ANNUALE DEL CENSIS IMPIETOSO
CONFRONTO CON IL RESTO DEUROPA
«Italia
senza spessore, non sa reagire»
Emerge un Paese appiattito, economicamente
fragile e in preda ad un «calo di desiderio» che non lo
fa ripartire
Disoccupazione e incapacità di reagire, i mali che
bloccano l'Italia del 2010 secondo il Censis (Ansa)
MILANO In un modo o
nellaltro, lItalia ha resistito alla fase
peggiore della crisi economica, nonostante un tasso di
crescita più basso rispetto agli altri grandi Paesi
europei e ad una disoccupazione ancora presente ad un
livello troppo elevato. Tuttavia, anche se le difficoltà
contingenti sono state in parte superate, non cè
di che essere ottimisti: «Anche se ripartisse la marcia
dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo
spessore e il vigore adeguati alle sfide che dobbiamo
affrontare». Non solo: «Nel Paese sono evidenti
manifestazioni di fragilità sia personali sia di massa,
comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti,
cinici, passivamente adattivi, prigionieri delle
influenze mediatiche, condannati al presente senza
profondità di memoria e di futuro». E ancora: «Si
afferma unonda di pulsioni sregolate», con
comportamenti individuali orientati ad un «egoismo
autoreferenziale e narciscistico» che sfocia in episodi
di violenza famigliare, nel bullismo gratuito, nel gusto
apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a
facili godimenti sessuali, nel ricambio febbrile degli
oggetti da acquisire e nella ricerca di esperienze che
sfidano la morte, come il recente fenomeno del
«balconing». In sostanza: «Siamo una società
pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo
storico pieno di interessi e di conflitti sociali si va
sostituendo un ciclo segnato dallannullamento e
dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti».
UN PAESE SENZA NERBO - È una fotografia
impietosa quella scattata dal Censis nel suo 44esimo
Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
LItalia del 2010 viene rappresentata di fatto come
un«ameba», un'entità informe e senza spina
dorsale che stenta a prendere coscienza del proprio
potenziale e a compiere quello scatto di orgoglio che le
consentirebbe di riprendere forza e di guardare avanti.
Le motivazioni, secondo i ricercatori, sono da ricercare
in diversi fattori: il venir meno dei valori alti che
hanno caratterizzato i decenni passati, a partire dalla
spinta emotiva ricevuta in eredità dal risorgimento, la
delusione per uneconomia di mercato che ha
disatteso molte speranze, la mancanza di fiducia nella
classe politica e nella sempre più marcata
verticalizzazione di questultima.
IL «CALO DEL DESIDERIO» - Gli italiani
soffrono di un vero e proprio «calo di desiderio» che
si manifesta in ogni aspetto della loro vita:appagati i
traguardi che ci si prefiggeva in passato (dalla casa di
proprietà che oggi è una realtà per la maggior parte
delle famiglie alla possibilità di andare in vacanza o
possedere beni) ci si confronta oggi con la frenetica
rincorsa ad oggetti «in realtà mai desiderati», come
lultimo modello di telefonino, magari il quinto o
il sesto cambiato in pochi anni. «Tornare a desiderare
fa notare il Censis è la virtù civile
necessaria per riattivare una società troppo appagata ed
appiattita». Non a caso tra i segnali in controtendenza
vengono citati imprenditori e giovani che lavorano o
studiano allestero, che hanno riversato la loro
forma di desiderio nel confronto e nella competitività
internazionale.
LAVORO AUTONOMO IN DECLINO - I dati
economici, del resto, non sono confortanti. In Italia,
patria della piccola impresa, da qualche tempo sta
venendo meno il lavoro autonomo, che ovunque nel mondo è
stato il motore che ha consentito luscita dalla
crisi: dal 2004 al 2009 cè stato un saldo negativo
di 437 mila imprenditori e lavoratori in proprio, con un
calo percentuale del 7,6%. E cè un aumento della
disoccupazione tra i giovani che nei primi due trimestri
è stato del 5,9%, a fronte di una riduzione media che
nel resto dEuropa è stata dello 0,9%. Nel nostro
Paese sono 2.242.000 le persone tra i 15 e i 34 anni che
non studiano, non lavorano e neppure cercano un impiego,
anche per la propensione confermata da più della
metà dei giovani italiani in questa fascia di età - a
non accettare lavori considerati faticosi o di scarso
prestigio.
L'ITALIA E L'EUROPA -
Lappiattimento in campo economico va ricercato,
secondo il Censis, anche in altri fattori e, soprattutto,
nel confronto con quanto accade allestero. Tra il
2000 e il 2009 il tasso di crescita delleconomia
italiana è stato più basso che in Germania, Francia e
Regno Unito. Il made in Italy ha perso lo 0,3% su base
mondiale, attestandosi su una quota di mercato globale
del 3,5%. E a perdere terreno sono stati i comparti a
maggiore tasso di specializzazione, dalle calzature ai
mobili, che fino ad oggi avevano rappresentato un plus
per le nostre esportazioni. E non è tutto: lItalia
è il Paese europeo con il più basso ricorso a orari
flessibili (solo l11% delle aziende con più di 10
addetti utilizza turni di notte, solo il 14% fa ricorso a
lavoro domenicale e il 38% a quello del sabato. Ed è
inoltre, tra le nazioni del vecchio continente, quella in
cui meno si adottano modelli di partecipazione dei
lavoratori agli utili dellazienda: ciò avviene
solo nel 3% del totale, contro una media europea del 14.
COSE DI CASA NOSTRA - E poi i mali tutti
(o soprattutto) italiani. A partire dalleconomia in
nero, basata su unevasione fiscale da 100 miliardi
di euro allanno, che drena risorse pari al 4,7% del
Pil. Tra il 2007 e il 2008 leconomia irregolare si
stima sia cresciuta del 3,3%. Unindagine del Censis
stesso dice che gli italiani ne sono in parte
consapevoli, che il 44,4% di loro la considera il male
principale della nostra economia e che più della metà
degli interpellati sarebbe favorevole ad un aumento dei
controlli anti-evasione. Tuttavia, più di un terzo degli
italiani ammette candidamente di non richiedere scontrini
o fatture a esercenti e professionisti, soprattutto se
questo consente loro di risparmiare qualche euro. Infine
cè il capitolo della criminalità organizzata che
in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia che
insieme registrano 672 comuni i cui risultano presenti
sodalizi criminali che la fanno da padroni - occupa
stabilmente più del 54% del territorio totale.
Alessandro Sala
03 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
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