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Un
curriculum vitae
ti guarda come una tovaglia sgualcita.
Nei titoli di carta
un latrato nascosto di iene
ricorda al mondo
le processioni borghesi
dellego sum.
Si stringe il cuore
vedere curricula
nei bidoni
fra le melme dei giardini pubblici
come i girini morti
quando arriva linverno.
Slavate le parole
del chi ,
sono foglie secche
i servizi prestati
nei tuoi trucchi di saltimbanco.
Comè questo dedalo ?
Perfetta noia
del vecchio e del nuovo.
Usura del vedere,
usura delludire,
usura del gustare.
Volti incollati alliride,
bocche e mani,
nomi e piaceri
i ricordi tarlati
dellultima orgia.
Mia ossessione !
Mia prigione !
Non abbiamo mappe
per virare langolo
storto dei nostri vani timori,
via da questo inutile pensare,
Sisifo che mi consuma.
Non abbiamo reti dove pescare
lultima carezza
lultimo sogno
in cui affogò
linganno.
Un sasso lanciato
in un lago
disegna muto
un cerchio
come il nostro respiro
e poi di nuovo
e poi di nuovo,
come burattini
caricati a chiave.
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Da Sebastian, Edizioni QuiEdit www.quiedit.it
venerdì 5 febbraio 2010
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