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Ripa di Porta Ticinese, 47
APPUNTAMENTO DA CHARLIE
Un provinciale a Milano, con poeta di sfondo
(da "Ritratti involontari")
di Franco Ceradini
La ragazza aveva la mia andatura. Allungai il passo e la
raggiunsi.
Signorina, mi scusi, saprebbe indicarmi Ripa di
Porta Ticinese?
Non è lontano. Io abito lì, venga.
Ci sono tanti luoghi comuni su Milano. La si immagina
enorme, caotica, con quei palazzi che incombono. Un
monumento. E in parte è così. Uno che arriva da un
paese, si sente il Duomo cascare in testa. (La Scala no,
quella è una delusione. Piccola, quasi dimessa, in
televisione pare unaltra cosa. E poi, la ricordavo
ai tempi della contestazione: la buona borghesia milanese
impellicciata e gli studenti che lanciano uova. Ora, chi
lo farebbe? Anche i miti hanno il loro tempo. E col mito
svanisce anche la cosa.) Dicevo del Duomo. Ho sempre
pensato che a suo tempo avrebbero potuto risparmiarsi la
fatica di questa gran fabbrica, tanto ne è uscito un
pretenzioso ammasso di marmi. Che roba. Fortuna che ci
sono posti come Porta Ticinese, con le corti che si
affacciano sul Naviglio, e le bottega del corniciaio, la
tipografia artigiana che dà sulla via.
Lo dico alla mia accompagnatrice. Lei non è di Milano.
È qui per studio, frequenta il Politecnico ed è
prossima alla laurea. Viene da un paese della Campania,
ma non condivide la mia avversione per questa città
grande e grossa. A Milano uno trova tutto. Competenze,
occasioni di lavoro
Mi chiede che ci faccio qui.
Cerco una persona. Una poeta.
Mi guarda, curiosa. Non so se dirle il nome, ho paura di
sembrarle presuntuoso.
Be, dico, anche lei è un
monumento. Immagino che conoscerà ***.
Certo. La poetessa. Ma perché la chiama al
maschile?
Ho la risposta pronta. Direttamente dalle Raccomandazioni
per un uso non sessista della lingua italiana, a cura
della Commissione Pari Opportunità, Zecca e Poligrafico
dello Stato, Roma 1987.
Poeta è una parola epicena. Vale per il maschile
e per il femminile.
Ah. Va be
E lei la cerca qui, la sua
poeta?
Non mi dica che non sa dove abita.
Mi guarda. Ha due occhi profondi e neri contornati da
folte sopracciglia. Non ne ho idea, mi dice
con quel suo fare spiccio. Comunque, questa è la
Ripa. Ricorda il numero?
Non le rispondo.
Ma lei, perché si interessa tanto a ***?
Glielo sto per dire, ma accelera il passo e svolta per
una via scura e stretta. Sulla cantonata vedo il caffè.
Lei dovrebbe essere lì che mi aspetta. Annoto
mentalmente il posto e seguo la ragazza. Non fa molta
strada, si ferma sotto un portone con una fila di
campanelli. Io sono arrivata. Senta, mi
dice, perché non sale da me, così le faccio
vedere qualche mio lavoro?
è tutto così equivoco. Nemmeno il fatto che siamo qui
insieme è molto chiaro. Milano è una città che
stordisce. Uno prende la metro in Stazione centrale,
scende a Famagosta e si ritrova in un paese in riva a un
fiume, in un intrico di vie. Chiede informazioni e dopo
cinque minuti è sotto casa di una ragazza sconosciuta
che lo invita. Capisco come ci si possa perdere per
sempre, qui. E non solo a Porta Ludovica.
se è per questo, anche a Porta
Ticinese
Come, scusi?
Ah, no. Non dicevo a lei. Conosce Umberto Eco?
Mi prende in giro? Vuol farmi credere che anche
lui abita qui?
No. Ma ha scritto un racconto che parla di come ci
si può perdere a Milano.
Lo conosco. Il paradosso di Porta
Ludovica. Sta in Diario minimo. Mondadori, Milano
1978. Più volte ristampato.
La ragazza è sveglia. Potrei accettare, perché no? Ma
le stanze degli studenti sono così tristi
Oppure
invitarla a bere un caffè. Non fosse per il mio
appuntamento. È anche bella, oltre tutto.
No, grazie. Sarà per unaltra volta,
dico.
Che frase stupida. Ma lei non capisce. Si è già
scordata dellinvito. Le parole vanno e vengono, in
questa città. Così leggere, si perdono per le vie.
Intendevo dire: grazie per linvito, ma non
posso accettare. Ho fretta.
La saluto e mi avvio verso il bar.
Appena svoltato, mi ricordo che non le ho risposto, non
le ho detto dove abita ***.
Meglio così. Che se ne farebbe, una laureanda in
architettura, dellindirizzo di una poeta? E poi, io
so solo che ci dobbiamo incontrare da
Charlie.
martedì 15 dicembre 2009
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