| |
|

PM10 : praticamente un dinosauro
|
|
| |
|
|
|
| |
|
24 aprile 2007
(il contenuto di questa pagina è riassunto nel "
che aria si respira
al semaforo di San Pietro " )
Con PM10 si indicano le Polveri Sottili.
Particulate Matter è il PM da cui è derivata la sigla. Abbiamo imparato a
conoscerlo quando non possiamo circolare in auto in città a causa del
livello troppo elevato delle PM10, quelle comunemente chiamate "polveri
sottili". Anche noi ex abitanti "felici e fortunati" della Valpolicella
saremo sempre più coinvolti nell'argomento. E quindi capirne un po' di
più non guasta.
Il traffico di auto e camion, il cementificio di Fumane, gli agricoltori
che irrorano le viti mattina mezzogiorno e sera, sono di sicuro fonti di inquinamento. Quanto
dannoso, è da vedere.
Già oggi il parametro PM10 va considerato vecchio, obsoleto, possibile
fonte di "inganni". Oggi si deve parlare di particelle più sottili, le
PM2,5 e giù giù fino alle Nanopolveri.
Ho la fortuna di condividere la casa con le rondini. Ad inizio stagione
arrivano in 8-10 e a settembre se ne vanno almeno in 50. Cinque o sei
anni fa è successo che di rondini non ne è arrivata nemmeno una coppia.
E' finita, abbiamo detto. E invece poi sono tornate. Quest'anno
addirittura in un numero mai visto. Mi piace pensare che i produttori di
anticrittogamici per l'agricoltura abbiano fatto qualche cosa. Perché
tutto si può migliorare. Non cediamo al fatalismo.
Poliveri sottili – Polveri
microsottili o Nanopoliveri
Particulate Matter : PM10 PM2,5 PM1 PM0,1
PTS (polveri totali sospese)
Polveri Inalabili PM10 (naso laringe)
Polveri Respirabili PM2,5 (trachea alveoli polmonari)
1 micron (mm)
= 1 milionesimo di metro (un millimetro diviso in mille
parti)
1 nanometro = 1 miliardesimo di metro (un millimetro diviso in un
milione di parti)
|
|
| |
|
1a parte |
|
| |
|
fonte
http://www.galileo2001.it/
L'INQUINAMENTO NEGLI AMBIENTI CONFINATI
Allegato 10
Particolato atmosferico (polveri PM2,5 - PM10)
Con il termine particolato atmosferico si intende una complessa miscela
di sostanze organiche e inorganiche presenti in aria. Possono essere
individuate due classi principali di particolato atmosferico suddivise
sia per dimensioni, sia per composizione, sia per comportamento:
- particolato grossolano, costituito da particelle con diametro
aerodinamico superiore a 2,5 microm, costituite principalmente da
particelle provenienti dalla erosione/disgregazione della crosta
terrestre e da polvere prodotta sulle strade e dalle industrie; tali
materiali sono in genere trattenuti dalla parte superiore dell'apparato
respiratorio (naso, laringe). Anche pollini e spore fanno parte di
questa classe
- particolato fine, costituito da particelle con diametro aerodinamico
inferiore a 2,5 microm, costituite principalmente da prodotti di
combustione, aerosol gas addensati o convertiti in particelle, vapori
organici o di metalli ricondensati; queste particelle raggiungono il
tratto respiratorio inferiore (trachea polmoni). Viene indicato con la
sigla PM2,5 ed è definito anche come particolato "inalabile".
Nell'ambito del particolato grossolano viene fatta un'ulteriore
classificazione in relazione a quella frazione definita "respirabile"
con diametro aerodinamico inferiore a 10 microm e indicata con PM10.
In ambiente esterno le principali sorgenti sono sia di origine naturale
(suolo, sospensioni marine, emissioni vulcaniche, spore) per le quali si
riscontra una maggiore frazione di particelle grossolane, sia di origine
antropica (motori a combustione, impianti industriali, impianti per
riscaldamento civili), per le quali si riscontra una maggiore frazione
di particelle fini.
Mentre in aria esterna la relazione tra composizione chimica e
dimensione del particolato è stata relativamente ben identificata, in
ambiente indoor è meno evidente. In altre parole, la composizione del
particolato indoor non rispecchia quella dell'aria outdoor.
Le principali sorgenti di particolato negli ambienti indoor sono tutti
gli apparati di combustione e il fumo di tabacco. Altre sorgenti
secondarie sono: gli spray, i fumi degli alimenti cucinati, batteri e
spore, pollini, secrezioni essiccate di animali domestici (saliva, feci,
urina). Particelle più grossolane provengono essenzialmente dall'esterno
(polveri, frammenti biologici, muffe) attraverso il trasporto umano, la
deposizione e il successivo risollevamento.
Il rapporto tra le concentrazioni indoor/outdoor è circa 1 per il
particolato fine (inalabile) e per quello respirabile (PM2,5 - PM10) in
assenza di fumatori. Nei casi in cui vi è una maggiore presenza di
particolato grossolano tale rapporto risulta inferiore per effetto della
"schermatura" dell'edificio. In presenza di fumatori (circa il 33-66%
delle case in Europa ha almeno un fumatore) tale rapporto può arrivare a
2-3. E' da sottolineare che, negli ultimi anni, mentre si è riscontrato
un aumento di attenzione sull'inquinamento outdoor con alcuni effetti
positivi sulla qualità dell'aria, si è molto probabilmente avuto un
peggioramento della qualità dell'aria negli ambienti confinati.
Come accennato, la composizione del particolato indoor è differente
rispetto a quella outdoor e fortemente condizionata dalla presenza di
fumo di tabacco, che di per sé, oltre a produrre grandi quantità di
particolato fine che rimane in sospensione per parecchie ore, presenta
molte sostanze che si depositano sul particolato stesso, cambiandone le
caratteristiche in relazione agli effetti sanitari.
Particolare importanza assume il particolato atmosferico come agente di
trasporto di altri inquinanti, tra i quali particolare importanza hanno
gli idrocarburi policiclici aromatici (qui di seguito trattati).
La maggior parte degli studi sugli effetti sanitari, e i conseguenti
provvedimenti, tengono conto, principalmente, della quantità totale del
particolato e della loro distribuzione senza considerare la composizione
chimica: sono stati registrati aumenti della mortalità e della
ospedalizzazione in relazione alle quantità di particolato presente in
aria.
Sulla base di questi riscontri, L'OMS aveva stabilito nel 1987 una linea
guida per l'esposizione al particolato fissando un valore di
riferimento, da misurarsi col metodo della riflettanza, pari a 125
microg/m3 come media sulle 24 ore e pari a 50 microg/m3 come media
sull'intero anno (WHO, 1987).
Recenti studi evidenziano che il parametro PM10 attualmente adottato per
la definizione di linee guida o di livelli di riferimento sarebbe meno
rilevante rispetto al PM2,5, ma molto importante sarebbe la composizione
del particolato. Ad esempio, i solfati e le particelle acide sarebbero
indicatori ancora migliori del PM2,5.
Per questo motivo, e per la sempre più evidente mancanza di una soglia
per il manifestarsi di effetti sanitari, l'Organizzazione Mondiale della
Sanità ha recentemente rivisto la propria posizione, ritenendo non
opportuno dare una specifica indicazione in termini di PM10.
Sono pertanto forniti gli strumenti in termini di valutazione del
rischio al fine di rendere maggiormente consapevoli i decisori (WHO,
2000).
L'estensione delle linee guida derivate da considerazioni sugli effetti
sanitari, basate su esposizioni tipiche outdoor devono in questo
particolare caso essere prese con molta attenzione.
Il D.M. n. 60 del 02/04/02 ha stabilito diversi valori limite per il
PM10 da raggiungere gradatamente entro il 1 gennaio 2010: 50 microg/m3
come media delle 24 ore da non superare più di 7 volte l'anno e 20
microg/m3 come media annuale.
Eventuali contromisure, tra le quali molto importante è la totale
eliminazione del fumo da sigaretta, sono l'aspirazione verso l'esterno
dei fumi di qualsiasi combustione, l'ispezione e la corretta
manutenzione degli impianti di riscaldamento e di condizionamento
compresa la periodica sostituzione dei filtri, la riduzione
dell'ingresso di particolato outdoor.
|
|
| |
|
|
|
| |
|
2a parte |
|
| |
|
fonte
http://www.sicurezzaequalita.it
LE POLVERI ATMOSFERICHE
Gli abitanti delle grandi città hanno recentemente sentito parlare
dell'inquinamento atmosferico causato dalle cosiddette "polveri
atmosferiche".
È ormai noto che l'aria dei grandi centri urbani è interessata dalla
presenza di molteplici inquinanti. Tra questi le polveri presentano un
crescente interesse per i possibili effetti sanitari sulla popolazione:
in molte aree urbane i blocchi del traffico possono essere decisi in
relazione al fenomeno delle polveri.
L'interesse suscitato dalle polveri atmosferiche trae origine
storicamente dallo studio di fenomeni acuti di smog, nel corso dei quali
le polveri, in combinazione con il biossido di zolfo, hanno determinato
il verificarsi di pesanti effetti sanitari.
Tra gli avvenimenti più eclatanti si ricordano gli episodi di
inquinamento atmosferico manifestatisi negli anni '50 e '60 nella città
di Londra, che fecero registrare un eccesso di ricoveri ospedalieri per
problemi respiratori nella popolazione.
Per comprendere con maggiore chiarezza i problemi ambientali e sanitari
derivanti dall'inquinamento da polveri atmosferiche cerchiamo di capire:
- Cosa sono e quali caratteristiche dimensionali e chimiche rendono le
polveri atmosferiche pericolose per la salute umana
- Quali sono le principali sorgenti di emissione delle polveri
nell'atmosfera
- Come agiscono sull'organismo umano e come danneggiano l'ambiente
- Con quali misure è possibile contenere la loro presenza nell'aria che
respiriamo.
COSA SONO LE POLVERI ATMOSFERICHE
Con il termine di polveri atmosferiche, o di materiale particellare, si
intende una miscela di particelle solide e liquide, sospese in aria, che
varia per caratteristiche dimensionali, composizione e provenienza.
Parte delle particelle che costituiscono le polveri atmosferiche sono
emesse come tali da diverse sorgenti naturali ed antropiche (cd.
"particelle primarie"); parte invece derivano da una serie di reazioni
chimiche e fisiche che avvengono nell'atmosfera (cd. "particelle
secondarie").
A seconda del processo di formazione, le particelle che compongono le
polveri atmosferiche possono variare sia in termini dimensionali sia di
composizione chimica.
Diversi sono anche i meccanismi di rimozione cui le polveri vanno
incontro: meccanismi che le "allontanano" dall'ambiente atmosferico
facendole ricadere al suolo o verso l'ambiente idrico (fiumi, laghi,
mari, …).
POLVERI TOTALI, INALABILI O RESPIRABILI ?
Le polveri atmosferiche sono definite con i nomi più diversi, tra i
quali i più usati sono: PTS (polveri totali sospese) e PM (dall'inglese
"particulate matter").
Le polveri totali sospese (PTS) sono un insieme molto eterogeneo di
particelle solide e liquide che, a causa delle ridotte dimensioni,
restano in sospensione nell'aria.
Esistono diversi sistemi di classificazione del materiale particellare.
I regolatori hanno scelto di distinguere le diverse classi di polveri a
seconda della dimensione del diametro delle particelle (misurato in
micrometri o mm) e di quantificarne la presenza in aria in termini di
concentrazione (espressa in mg/m3, ovvero microgrammi di particelle in
sospensione per metro cubo di aria ambiente).
Il diametro delle particelle può variare da un valore minimo di 0,005
mm
fino ad un massimo di 100 mm.
All'interno di quest'intervallo si definiscono:
- grossolane le particelle con diametro compreso tra 2,5 e 30
mm
(paragonabile a quello di un capello umano, che è compreso tra 50-100
mm)
- fini le particelle con diametro inferiore a 2,5
mm.
Le polveri grossolane si originano a seguito di combustioni
incontrollate e per processi meccanici di erosione e disgregazione dei
suoli. Pollini e spore fanno parte di questa classe dimensionale.
Le polveri fini derivano dalle emissioni prodotte dal traffico
veicolare, dalle attività industriali, dagli impianti di produzione di
energia elettrica nonché a seguito di combustioni di residui agricoli.
Studi epidemiologici, condotti in diverse città americane ed europee nel
corso degli ultimi vent'anni, hanno mostrato che esiste una notevole
correlazione fra la presenza di polveri fini ed il numero di patologie
dell'apparato respiratorio, di malattie cardiovascolari e di episodi di
mortalità riscontrati in una determinata area geografica.
Oltre alle PTS, la legislazione italiana in materia di inquinamento
atmosferico regolamenta la presenza in aria delle polveri PM10, aventi
diametro inferiore a 10 mm e comprendenti un sottogruppo di polveri più
sottili denominate PM2,5, aventi diametro inferiore a 2,5
mm.
Nonostante tra PM10 e PM2,5 vi sia una certa sovrapposizione
dimensionale, le due classi sono generalmente ben distinte sia in
termini di sorgenti di emissione e di processi di formazione, sia per
quanto riguarda la composizione chimica ed il comportamento
nell'atmosfera.
Le polveri PM10 sono comunque costituite per circa il 60% dalla frazione
più sottile denominata PM2,5.
Tanto inferiore è la dimensione delle particelle, tanto maggiore è la
loro capacità di penetrare nei polmoni e di produrre effetti dannosi
sulla salute umana. Per questo motivo le polveri PM10 e PM2,5 presentano
un interesse sanitario sicuramente superiore rispetto alle PTS.
Le polveri PM10 sono denominate anche polveri inalabili, in quanto sono
in grado di penetrare nel tratto superiore dell'apparato respiratorio
(dal naso alla laringe).
Le polveri PM2,5 sono invece denominate polveri respirabili in quanto
sono in grado di penetrare nel tratto inferiore dell'apparato
respiratorio (dalla trachea sino agli alveoli polmonari).
LE SORGENTI DI EMISSIONE DELLE POLVERI
Le polveri PM10 e PM2,5 sono prodotte da un'ampia varietà di sorgenti
sia naturali sia antropiche.
Mentre le particelle più grossolane derivano principalmente dal suolo e
da altri materiali, le particelle più fini sono prodotte, in misura
prevalente, dalla combustione di combustibili fossili utilizzati nei
trasporti, nell'industria e nella produzione di energia.
Le più importanti sorgenti naturali sono così individuate:
- aerosol marino (sali, …)
- suolo risollevato e trasportato dal vento
- aerosol biogenico (spore, pollini, frammenti vegetali, …)
- emissioni vulcaniche
- incendi boschivi
Le più rilevanti sorgenti antropiche sono:
- emissioni prodotte dal traffico veicolare
- emissioni prodotte da altri macchinari e veicoli (attrezzature
edili/agricole, aeroplani, treni, navi, …)
- processi di combustione di carbone ed oli (centrali termoelettriche,
riscaldamenti civili), legno, rifiuti,…
- processi industriali (cementifici, fonderie, miniere, …)
- combustione di residui agricoli
COME AVVIENE L'ESPOSIZIONE ALLE POLVERI
Una volta emesse, le polveri PM10 possono rimanere in sospensione
nell'aria per circa 12 ore, mentre le particelle aventi diametro pari ad
1 mm (PM1) rimangono in circolazione per circa un mese. Questa è una
delle caratteristiche che rende le polveri inalabili e respirabili
particolarmente insidiose per la salute dell'uomo.
Gli elevati livelli di PM10 che si manifestano di frequente nell'aria
delle grandi città, possono incrementare il numero e la gravità degli
attacchi di asma, causare od aggravare bronchiti ed altre malattie dei
polmoni e ridurre la capacità dell'organismo di combattere le infezioni.
Le persone maggiormente vulnerabili sono i bambini, gli anziani e
chiunque svolga intensa attività fisica all'aperto, nonché le persone
sofferenti di asma e bronchiti.
Le fonti urbane di emissione delle polveri PM10 sono principalmente due:
- i trasporti su gomma
- gli impianti di riscaldamento civili
Sono invece sempre meno presenti, all'interno delle aree urbane, fonti
di inquinamento industriali.
Gli inquinanti emessi da camini di altezza elevata possono tuttavia
essere trasportati dagli agenti meteorologici anche su grandi distanze.
Parte dell'inquinamento "di fondo" riscontrato in una determinata città
può dunque provenire da un'industria situata a diversi km di distanza
dal centro urbano.
Trasporti su gomma. Tutti i mezzi di trasporto emettono polveri fini. In
ogni caso i veicoli diesel, sia leggeri sia pesanti, emettono un
quantitativo di polveri, per km percorso, maggiore rispetto ai veicoli a
benzina, riconosciuti comunque responsabili della produzione di piccole
quantità di questo inquinante. Le emissioni sono in parte attribuibili
anche all'usura di freni e pneumatici e al risollevamento di polvere
presente sulla carreggiata.
Riscaldamenti civili. Possono emettere polveri in particolare gli
impianti alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o legname.
Sembrano invece trascurabili le emissioni di polveri dagli impianti
alimentati a metano.
EFFETTI SULLA SALUTE UMANA E SULL'AMBIENTE
Le polveri PM10 possono costituire un serio pericolo per la salute
umana.
Un'esposizione di breve periodo può irritare i polmoni e causare
broncocostrizione, tosse e mancanza di respiro.
Le sostanze che si dissolvono dal materiale particellare possono causare
danni alle cellule.
Un'esposizione di lungo periodo a basse concentrazioni può indurre il
cancro.
Le particelle che si depositano nel tratto respiratorio superiore o
extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe) possono causare effetti
irritativi quali secchezza ed infiammazione di naso e gola.
Le particelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea,
bronchi e bronchioli più grandi) possono invece provocare costrizioni
bronchiali, aggravare malattie respiratorie croniche (asma, bronchite,
enfisema) ed eventualmente indurre neoplasie.
Le polveri PM10 sono costituite da una miscela di sostanze che
includono:
-
elementi quali il carbonio, il piombo, il nichel;
-
composti come i nitrati, i solfati o composti organici;
-
miscele complesse come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli
diesel.
Le polveri PM2,5 risultano, a loro volta, potenzialmente pericolose per
la presenza di un certo numero di sostanze:
-
i solfati prodotti dalle emissioni di biossido di zolfo sono di natura
acida e possono reagire direttamente con i nostri polmoni;
-
il carbonio prodotto durante la combustione della benzina può catturare
sostanze chimiche cancerogene come il benzo(a)pirene e consentirgli il
libero accesso all'interno dei polmoni;
-
diversi studi hanno mostrato la presenza di metalli tossici quali il
piombo, il cadmio ed il nichel in concentrazioni maggiori nella frazione
PM2,5 rispetto al particellato di dimensioni maggiori.
Un altro impatto prodotto sull'ambiente atmosferico dalle polveri
aerodisperse è la riduzione della visibilità.
Accumulandosi nell'atmosfera, infatti, le particelle assorbono e deviano
la luce.
Tale fenomeno può risultare particolarmente pericoloso in vicinanza di
aeroporti o di grandi arterie di traffico quali le autostrade.
COME LIMITARE I LIVELLI DI CONCENTRAZIONE NEI CENTRI URBANI ?
A partire dagli anni '70, in tutti i paesi industrializzati il numero di
veicoli in circolazione è andato incontro ad una crescita costante.
Attraverso l'emissione di polveri fini, monossido di carbonio, ossidi di
azoto e composti organici volatili (come gli idrocarburi), le automobili
e gli altri mezzi di trasporto stradali contribuiscono in misura
preponderante a determinare una scarsa qualità dell'aria nei centri
urbani.
La limitazione dei livelli di concentrazione delle polveri nelle nostre
città non può che avvenire attraverso la riduzione dell'inquinamento da
traffico veicolare e, in particolare quello causato dalle polveri fini.
Diverse sono le soluzioni che si possono adottare. Alcune elencate di
seguito presentano caratteristiche di innovazione tecnologica, altre di
"educazione" ad un uso alternativo del mezzo di trasporto privato.
Incentivazione di forme alternative di mobilità urbana, come il
trasporto pubblico, il car-pooling (condivisione del mezzo privato da
parte di più passeggeri) e l'uso della bicicletta.
Riduzione delle emissioni per km di strada percorso, attraverso
l'impiego di veicoli e di carburanti più puliti.
Utilizzo di mezzi di trasporto elettrici e di autoveicoli più piccoli e
leggeri, in modo da ridurre il consumo di carburante e dunque le
emissioni di natura inquinante.
Contenimento delle polveri risollevate dalla carreggiata attraverso un
frequente lavaggio delle strade, specie durante i periodi nei quali le
concentrazioni in aria sono più elevate e le precipitazioni piovose
scarse.
Controllo periodico delle emissioni dallo scarico dell'automobile per
monossido di carbonio, ossidi di azoto ed idrocarburi, inquinanti che
partecipano alla formazione delle particelle secondarie.
QUANDO PREOCCUPARSI PER LE POLVERI ?
La normativa italiana ha fissato un valore di soglia annuale definito
"obiettivo di qualità", al fine di monitorare gli effetti delle polveri
inalabili PM10 sull'uomo, per fenomeni di esposizione di lungo periodo e
a bassi valori di concentrazione.
Il Decreto del Ministero dell'Ambiente del 25 novembre 1994 identifica
le aree urbane per le quali è obbligatorio il monitoraggio annuale delle
polveri PM10 e stabilisce che la concentrazione media annuale rilevata
in almeno tre differenti siti di monitoraggio, presenti in ciascun
ambito urbano, non debba superare l'obiettivo di qualità pari a 40
mg/m3.
Il Decreto del Ministero dell'Ambiente n° 163 del 21 aprile 1999
individua i criteri ambientali e sanitari in base ai quali i Sindaci
possono applicare misure di limitazione della circolazione veicolare al
fine di ottenere un concreto miglioramento della qualità dell'aria in
ambito urbano. Il superamento dell'obiettivo di qualità per le polveri
PM10 in una o più aree del centro urbano può far scattare la misura di
limitazione della circolazione per i veicoli ad accensione spontanea
(veicoli diesel).
È bene precisare che l'obiettivo di qualità indica un valore di
concentrazione medio annuale cui tendere progressivamente nel tempo,
attraverso politiche di contenimento da adottare a cura degli organi di
governo e di controllo territoriale.
PM10 => Obiettivo di qualità annuale pari a 40 mg/m3
Le polveri respirabili PM2,5 costituiscono un parametro inquinante sul
quale si intende investire, in termini di azioni di monitoraggio, nei
prossimi anni, dal momento che ad oggi non è presente sul territorio
regionale alcuna stazione adibita al loro controllo.
Sono attualmente in corso di esecuzione una serie di studi a livello
europeo ed italiano, finalizzati all'individuazione entro l'anno 2005,
dei limiti relativi alle concentrazioni in aria di tale inquinante,
secondo i tempi ed i modi indicati dalla Direttiva Europea 99/30/CE.
|
|
| |
|
|
|
| |
|
3a parte |
|
| |
|
|
|
| |
|
fonte
http://www.nonluoghi.info/
Polveri microsottili, l'inquinamento occultato e i danni alla salute
26/02/06/ (713 letture)
di Zenone Sovilla
Tre giorni fa, a Trento, al convegno «Ambiente e salute», promosso da
Coldiretti, Italia nostra e Nimby trentino con il patrocinio dei Comuni
di Lavis e Mezzocorona, che ha riempito la sala della Cooperazione, il
direttore dell'Unità operativa tutela dell'aria all'Agenzia provinciale
per la protezione dell'ambiente, Giancarlo Anderle, ha riferito che da
un paio d'anni vengono monitorate, accanto alle note polveri Pm10, anche
le polveri più sottili, definite Pm2.5. L'esperto ha tuttavia precisato
che i risultati di questi rilevamenti non sono resi pubblici, perché il
legislatore non ha ancora determinato valori massimi di riferimento.
Un altro esponente delle agenzie provinciali, Silvano Piffer
dell'Osservatorio epidemiologico trentino, ha confermato l'attendibilità
di una serie di studi che indicano un peggioramento (di intensità
variabile secondo le specificità locali) del quadro sanitario in
territori nei quali alle fonti di inquinamento esistenti si è aggiunto
un inceneritore di rifiuti. Proprio per evitare questo tipo di impianto,
previsto dalla Provincia a Ischia Podetti (periferia nord di Trento), e
per gestire diversamente i rifiuti, si battono i promotori del convegno.
Il particolato atmosferico Pm10 include tutte le particelle di
dimensioni molecolari fino, appunto, a dieci micrometri di diametro,
mentre il Pm2.5 comprende tutte le particelle fini, di diametro fino a
due micrometri e mezzo; ma esistono altre micropolveri di dimensioni
ancora inferiori. La letteratura scientifica rivela che le fonti
principali di questi contaminanti sono le combustioni a elevate
temperature (automobili, inceneritori, acciaierie eccetera) e le
esplosioni.
Per cercare chiarimenti sul rischio potenziale dell'inquinamento da
micropolveri, ci siamo rivolti a uno dei principali esperti italiani, il
dottor Stefano Montanari, che con la moglie, il bioingegnere Antonietta
Morena Gatti, svolge ricerche di livello internazionale sulle
nanopatologie, nel laboratorio dell'istituto Nanodiagnostics, fondato a
Modena dai due studiosi.
Montanari, lei il 9 febbraio scorso era sul palco di Gardolo con Beppe
Grillo e ha illustrato i processi determinati da queste microscopiche
particelle che penetrano facilmente nell'organismo umano. Ce li può
riassumere?
«È un dato di fatto inoppugnabile che il particolato atmosferico è tanto
più dannoso quanto più le sue dimensioni sono piccole. Il particolato
grossolano penetra meno profondamente nelle vie respiratorie e passa con
difficoltà dalle vie aeree al sangue, mentre, diminuendo la taglia,
aumentano la capacità di andare più in profondità nei bronchi e la
facilità di passaggio. Particelle di qualche centinaio di nanometri di
dimensione vanno dagli alveoli polmonari al sangue in un minuto e
vengono sequestrati da vari organi, fegato, reni, linfonodi, cervello
eccetera entro un'ora. Chi desidera letteratura precisa in merito non ha
che da cercare in un qualsiasi motore di ricerca scientifico. Chi vuole
vedere fotografie di particelle entrate direttamente nel nucleo delle
cellule senza ledere la membrana cellulare non ha che da rivolgersi a
me».
Ma come agiscono le polveri microsottili, una volta inalate dalle
persone penetrate a basso livello?
«Spesso questo particolato non è biodegradabile e, di conseguenza, una
volta che si è installato in un organo vi rimane per sempre, perché non
abbiamo meccanismi di eliminazione. Si innesca un'ovvia reazione da
corpo estraneo che si estrinseca di norma in una granulomatosi.
Patologia che, a sua volta, può trasformarsi in una forma tumorale.
Inoltre, questo particolato non biodegradabile è con grande frequenza
anche non biocompatibile e dunque, per definizione, chimicamente tossico
e patogeno».
In questo quadro come si inseriscono fonti di contaminazione quali gli
inceneritori?
«Continuando con i dati di fatto, questi impianti bruciano i rifiuti
trasformandoli in fumi, ceneri e acqua. Questi elementi, messi insieme,
pesano circa l'80% più dei rifiuti infornati. Ciò, perché insieme con i
rifiuti si mettono acqua e calce e nella reazione entrano l'ossigeno
dell'aria e una quantità di sostanze che sono già presenti in atmosfera
le quali si combinano con alcuni componenti dei fumi, costituendo il
cosiddetto particolato secondario. Dunque, noi ci "liberiamo" di una
tonnellata di rifiuti estremamente grossolani trasformandoli in una
tonnellata di fumi, 280-300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri
volanti, 650 kg di acqua di scarico e 25 kg di gesso. Le ceneri dovranno
essere smaltite in discariche speciali, secondo il decreto Ronchi, e i
fumi - contenenti una notevolissima quantità di sostanze tossiche
impossibili da elencare perché se ne viene a conoscere una nuova ogni
giorno - li ritroveremo nell'aria che dovremo respirare».
Esistono anche rischi indiretti derivanti dall'immissione di particolato
nell'atmosfera?
«Prima o poi questo inquinante cadrà a terra, sulle verdure di cui ci
nutriamo e sull'erba che è cibo per gli animali. Naturalmente ci sono i
filtri (anche quelli, comunque, con un contenuto prima o poi da
smaltire). Purtroppo, però, questi filtri fermano solo il Pm10, vale a
dire la frazione di gran lunga meno numerosa e di gran lunga meno
aggressiva del particolato, lasciando invece libero transito alle
polveri più fini, il Pm2.5, il Pm1 e il Pm0.1 che pesano poco ma sono
formati da particelle miliardi di volte più numerose rispetto al Pm10.
Tutto questo è perfettamente noto non solo agli scienziati ma anche ai
tecnici a qualunque livello, compresi quelli delle varie agenzie di
protezione ambientale».
Ma spesso le autorità spiegano che gli inceneritori di nuova generazione
sono poco pericolosi...
«In realtà, con la migliore tecnologia disponibile s'innalza la
temperatura degli inceneritori, in modo da ridurre il particolato a
dimensioni sempre più fini e, come per incanto, le centraline di
rilevamento tacciono: il terribile Pm10, il nemico condannato dalla
legge, non c'è più. Se, però, a qualcuno venisse l'uzzolo di andare a
controllare il tasso di particolato più fine, cioè quello che non fa
venire la bronchite ma qualcosa di peggio, scoprirebbe che è aumentato a
dismisura e vedrebbe che avremo barattato ogni ladro di polli che
abbiamo eliminato (le Pm10) con alcune migliaia di assassini (dalle Pm
2,5 in giù). Non saremo molto intelligenti, però siamo furbi e per la
legge che ci siamo fatti abbiamo presto trovato l'inganno. Un discorso
analogo si può fare per alcuni filtri antiparticolato da applicare ai
motori diesel, il cui razionale di funzionamento si basa proprio sulla
trasformazione di Pm10 in Pm molto più sottile e, dunque, fuori
degl'interessi della legge. E chi è maggiormente esposto sono i bambini,
compresi quelli non ancora nati i quali potrebbero mostrare qualche
difetto di fabbrica a causa delle mutazioni genetiche provocate dalla
contaminazione. Sono un ricercatore e tutto questo mi fa particolarmente
male; ma anche il cittadino che fa tutt'altro lavoro e che accorda la
sua fiducia in chi è chiamato istituzionalmente a difendere la sua
salute come da articolo 32 della nostra Costituzione, si ritroverà, per
così dire, cornuto e bastonato».
***
Inquinamento a Trento, l'imbarazzo delle agenzie sanitarie pubbliche
di Zenone Sovilla
I rappresentanti della agenzie pubbliche, sia pure con qualche
distinguo, descrivono una situazione sanitaria confortante in Trentino.
Gli scienziati ospiti indicano una serie di fattori di rischio -
presenti e ipotetici - che, se non prevenuti, la peggiorerebbero
ineluttabilmente.
Ma anche gli stessi esperti degli enti provinciali forniscono notizie
rimarchevoli. Per esempio, che a Trento si rileva da un paio d’anni
anche il livello del particolato atmosferico più sottile (le polveri
Pm2.5 e inferiori); ma che i dati non vengono resi noti per l’assenza di
norme specifiche. Oppure che studi epidemiologici ritenuti attendibili
indicano un incremento di patologie nei territori in cui alle fonti
inquinanti si aggiunge un inceneritore di rifiuti. È la sintesi
dell’affollato convegno «Ambiente e salute», svoltosi alla Sala della
cooperazione e promosso da Coldiretti, Italia nostra e Nimby trentino.
Sullo sfondo, il progetto provinciale dell’inceneritore a Ischia Podetti.
In apertura Patrizia Gentilini, specialista in oncologia e ematologia,
membro dei «Medici per l’ambiente» di Forlì, si è soffermata sulle
correlazioni, ormai «assodate e inconfutabili», fra contaminazione
dell’aria e insorgenza di malattie nella popolazione. «Impianti come gli
inceneritori - rileva la studiosa - producono sostanze chimiche nocive
come diossina, mercurio, idrocarburi; ma anche altri elementi che non
sono facilmente identificabili. E purtroppo la letteratura
epidemiologica certifica la stretta correlazione tra questo tipo
d’inquinamento subdolo e le neoplasie al polmone, alla laringe, al
fegato».
Ma se le evidenze sono così trasparenti, come si spiegano le scelte
talora «opache» del decisore pubblico? Per Valerio Gennaro, oncologo
specialista in epidemiologia al Cor Liguria, una risposta sta nella
modalità di trattamento della mole di dati empirici disponibili: «Con
una serie di accorgimenti metodologici è possibile sia dimostrare che
una popolazione non è a rischio sanitario sia che la qualità della
salute è ottima, anche se non è vero. Basta, per fare un esempio,
evitare di svolgere indagini epidemiologiche serie».
Quasi un assist «velenoso» per i rappresentanti dell’Agenzia per la
protezione dell’ambiente: Giancarlo Anderle, direttore della tutela
dell’aria, in effetti ha illustrato dati empirici tranquillizzanti,
precisando che i valori medi annuali dell’inquinamento risultano sotto
la soglia di legge. Ciò, nonostante l’incremento degli sforamenti
registrato dalle polveri sottili negli ultimi tre anni, un dato ritenuto
«statisticamente non rilevante» dall’esperto che però reputa necessari
interventi di abbattimento. L’utilizzo dei valori medi è stato peraltro
contestato da qualche spettatore in quanto riduttivo del rischio da alte
concentrazioni di inquinamento corrispondenti ai periodi di massima
frequentazione dei centri urbani.
A proposito di polveri Pm2.5 e inferiori, quelle che l’Appa rileva ma
non può raffrontare in mancanza di valori normativi di riferimento, ieri
abbiamo raccolto il parere autorevole di Stefano Montanari, esperto di
nanopatologie presente a Trento con Beppe Grillo il 9 febbraio scorso:
«È scientificamente inoppugnabile che il particolato è tanto più dannoso
quanto più le sue dimensioni sono piccole. E che la sua produzione
cresce nelle combustioni a temperature elevate. Come quelle dei più
"avanzati" inceneritori».
Quanto alla qualità dell’acqua in provincia, l’altro rappresentante
dell’Agenzia, Enrico Toso, dirigente del settore tecnico, ha fornito
dati positivi ai circa 300 astanti. Per parte sua, Silvano Piffer
dell’Osservatorio epidemiologico ha tracciato un quadro eccellente sullo
stato di salute dei trentini paragonato al resto d’Italia. Piffer
auspica tra l’altro un rapporto ancora più stretto fra l’Appa, che
raccoglie i dati ambientali, e l’Osservatorio epidemiologico, che li
elabora. Da noi intervistato, Piffer non nasconde, tuttavia, che non
sono disponibili le risorse (ingenti) necessarie per uno studio
sistematico dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute in
Trentino. Poi, conferma la validità di varie indagini secondo le quali
un impianto di incenerimento ha riflessi negativi sugli indicatori di
morbilità e mortalità. «Tuttavia - precisa - si tratta di incidenze meno
gravi di quanto si ritenesse anni fa. Bisogna poi valutare fattori
locali come le caratteristiche specifiche della popolazione e le altre
variabili territoriali (ubicazione degli impianti, densità abitativa,
correnti d’aria eccetera). I rischi potrebbero anche risultare di scarsa
rilevanza statistica. Ma è difficile verificarlo: le patologie si
manifestano a distanza di anni... Va da sé che in simili circostanze
bisogna effettuare un’attenta analisi e su questa base scegliere a
livello politico se ispirarsi o no al principio di precauzione».
Proprio sulle scelte della politica sono nette le parole del noto
oncologo triestino Lorenzo Tomatis, il quale l’altra sera, dopo aver
insistito sulla prevenzione, ha invitato i trentini a non aggiungere una
fonte di inquinamento a quelle già presenti. «Purtroppo - ha detto
all’<+corsivo>Adige <+testo>- i tempi della politica sono più brevi di
quelli di insorgenza delle malattie causate da scelte sbagliate. Perciò
spesso il legislatore preferisce non conoscere i danni che può causare:
si riveleranno tanto tempo e non sarà più colpa di nessuno...».
[ questi due articoli sono stati pubblicati sul quotidiano l'Adige di
cui l'autore è redattore ].
|
|
| |
|
4a parte |
|
| |
|
|
|
| |
|
fonte
http://it.wikipedia.org
Il particolato, o particolato sospeso, o pulviscolo atmosferico, o
polveri sottili, o polveri totali sospese (PTS), sono termini che
identificano l'insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle
carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi). Questo
particolato sospeso in aria si raccoglie soprattutto negli strati
inferiori, in quantità e qualità variabile da luogo a luogo. Il
particolato è l'inquinante che ha il maggiore impatto nelle aree urbane,
ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse
nell'atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm
e oltre.
. 1 Sorgenti o 1.1 Rilevanza delle sorgenti antropiche
·
2 Classificazione qualitativa
· 3 Identificazione e misura quantitativa
·
4 Legislazione europea e italiana
· 5 Effetti sulla salute
· 6 Effetti
sull'ambiente e sulla meteorologia
· 7 Note
· 8 Voci correlate
· 9
Collegamenti esterni
Sorgenti
Gli elementi che concorrono alla formazione di questi aggregati sospesi
nell'aria sono numerosi e comprendono fattori sia naturali che antropici
(ovvero causati dall'uomo).
Fra i fattori naturali (che si stima superino il 90% del totale) vi sono
ad esempio:
· polvere, terra, sale marino alzati dal vento (il cosiddetto "aerosol
marino"),
· incendi,
· microorganismi,
· pollini e spore,
· erosione di rocce,
· eruzioni vulcaniche,
· polvere cosmica.
Fra i fattori antropici (meno del 10% del totale delle PTS, ma molto
rilevante nei centri urbani) si include gran parte degli inquinanti
atmosferici:
· emissioni della combustione dei motori a combustione interna
(autocarri, automobili, aeroplani);
· emissioni del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone
e legna);
· residui dell'usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle
vetture;
· emissioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri;
· lavorazioni agricole;
· inceneritori e centrali elettriche;
· fumo di tabacco.
I fattori più rilevanti nelle aree urbane sono senza dubbio il traffico
stradale e il riscaldamento (eccetto se a gas), nonché eventuali
impianti industriali (raffinerie, cementifici, centrali termoelettriche,
inceneritori ecc.).
In genere il particolato prodotto da processi di combustione, siano essi
di origine naturale (ad esempio: incendi) o antropica (motori,
riscaldamento, industrie, centrali elettriche, ecc.), caratterizzato
dalla presenza preponderante di carbonio e sottoprodotti della
combustione, è definito "particolato carbonioso". Esso è considerato in
linea di massima e con le dovute eccezioni maggiormente nocivo del
particolato "naturale" in quanto trasporta facilmente sostanze tossiche
residue della combustione (composti organici volatili, diossine, ecc).
Rilevanza delle sorgenti antropiche
La questione è molto dibattuta. In generale, negli impianti di
combustione non dotati di tecnologie specifiche, pare accertato che il
diametro delle polveri sia tanto minore quanto maggiore è la temperatura
di esercizio.
In qualunque impianto di combustione (dalle caldaie agli inceneritori
fino ai motori delle automobili e dei camion) un innalzamento della
temperatura (al di sotto comunque di un limite massimo) migliora
l'efficienza della combustione e dovrebbe perciò diminuire la quantità
complessiva di materiali parzialmente incombusti (dunque di particolato).
Lo SCENIHR (Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health
Risks) comitato scientifico UE che si occupa dei nuovi/futuri rischi per
la salute, considera i motori a gasolio e le auto con catalizzatori
freddi o danneggiati i massimi responsabili della produzione di
nanoparticelle.[1] Lo SCHER (Scientific Committee on Health and
Environmental Risks, Comitato UE per i rischi per la salute e
ambientali) afferma che le maggiori emissioni di polveri fini (questa la
dicitura esatta usata, intendendo PM2,5) è data dagli scarichi dei
veicoli, dalla combustione di carbone o legna, processi industriali ed
altre combustioni di biomasse [2].
Naturalmente in prossimità di impianti industriali come cementifici,
altiforni, centrali a carbone, inceneritori e simili, è possibile (a
seconda delle tecnologie e delle normative in atto) rilevare o
ipotizzare un maggiore contributo di tali sorgenti rispetto al traffico.
Secondo i dati dell'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente)
riferiti al 2003, la produzione di PM10 in Italia deriverebbe: per il
49% dai trasporti; per il 27% dall'industria; per l'11% dal settore
residenziale e terziario; per il 9% dal settore agricoltura e foreste;
per il 4% dalla produzione di energia. Secondo uno studio del CSST su
incarico dell'Automobile Club Italia, sul totale delle emissioni di PM10
in Italia il 29% deriverebbe dagli autoveicoli a gasolio, e in
particolare l'8% dalle automobili in generale e l'1-2% dalle auto Euro3
ed Euro4.[3]
Bisogna considerare che a partire dal 2009 la totalità dei carburanti da
autotrazione in vendita in Europa sarà senza zolfo (ossia con quantià di
zolfo entro le 10 ppm): essendo lo zolfo un elemento rilevante nella
formazione del particolato, ciò dovrebbe contribuire alla riduzione di
emissioni dello stesso, oltre che degli ossidi di zolfo, la cui
riduzione è lo scopo principale. Inoltre, in Europa si stanno
diffondendo (sono necessari per i veicoli dotati di filtro attivo
antiparticolato) oli lubrificanti motore a basso contenuto di ceneri
(specifiche ACEA C3) che contribuiscono a contenere ulteriormente la
formazione di particolato.
Si segnalano alcuni dubbi sulla formazione di nanopolveri che i filtri
attivi antiparticolato ipoteticamente potrebbero emettere, per il
momento confutati dalle evidenze sperimentali.
Per approfondire, vedi la voce filtro attivo antiparticolato.
In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie
fonti è un'operazione di estrema complessità e occasione di continue
polemiche fra i diversi settori produttivi, ulteriormente accentuate dai
fortissimi interessi economici in gioco.
Classificazione qualitativa
In base alle dimensioni ed alla natura delle particelle si possono
elencare le seguenti classi qualitative di particolato:
· aerosol: particelle sospese di diametro minore di 1 µm (liquide o
solide)
sono particelle di dimensioni colloidali, che causano, in particolare
all'alba e al tramonto, l'Effetto Tyndall, facendo virare il colore
della luce solare verso l'arancione.
· esalazioni: particelle solide di diametro < 1 µm in genere prodotte da
processi industriali
· foschie: particelle (generalmente liquide) di diametro < 2 µm
· fumi: particelle di diametro < 2 µm (solide)
· polveri: particelle di diametro incluso tra 0,25 e 500 µm (solide)
· sabbie: particelle di diametro > 500 µm (solide)
Identificazione e misura quantitativa
La quantità totale di polveri sospese è in genere misurata in maniera
quantitativa (peso / volume). In assenza di inquinanti atmosferici
particolari, il pulviscolo contenuto nell'aria raggiunge concentrazioni
diverse (mg/m3) nei diversi ambienti:
· ca. 0,05 – 0,10 in campagna
· ca. 0,10 – 0,20 in città
· ca. 0,20 – 0,40 in zone industriali.
L'insieme delle polveri totali sospese (PTS) può essere scomposto a
seconda della distribuzione delle dimensioni delle particelle. Le
particelle sospese possono essere campionate medianti filtri di
determinate dimensioni, analizzate quantitativamente ed identificate in
base al loro massimo diametro aerodinamico medio. Si utilizza un
identificativo delle dimensioni, il Particulate Matter, abbreviato in
PM, seguito dal diametro massimo delle particelle.
Ad esempio si parla di PM10 per le particelle con diametro inferiore a
10 µm.
In particolare:
· Particolato grossolano – particolato sedimentabile di dimensioni
superiori ai 10 µm, non in grado di penetrare nel tratto respiratorio.
· PM10 – particolato formato da particelle inferiori a 10 µm, è una
polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio
superiore (naso e laringe).
· PM2,5 – particolato fine con diametro inferiore a 2,5, è una polvere
toracica, cioè in grado di penetrare nei polmoni.
· PM1 – particolato ultrafine: diametro inferiore ad un 1 µm, è una
polvere respirabile, cioè in grado di penetrare profondamente nei
polmoni fino agli alveoli.
Le tecniche gravimetriche non riescono a misurare con la precisione e
sensibilità sufficiente i quantitativi di particolato ancora più fine.
Scendendo ancora di diametro, all'interno del particolato ultrafine
ricadono le cosiddette nanopolveri, che sono polveri con un diametro
compreso fra 2 e 200 nm.
Il PTS, così come ogni suo sottoinsieme, è caratterizzato da una
distribuzione statistica dei diametri medi, ovvero è composto da diversi
insiemi di particelle di diametro aerodinamico variable da un minimo
rilevabile fino al massimo diametro considerato: ad esempio il PM10 è
una frazione del PTS, il PM2,5 contribuisce al totale del PM10 e così
via fino ai diametri inferiori (nanopolveri).
La distribuzione dei diametri aerodinamici medi è variabile, ma alcuni
autori ritengono di poter valutare il rapporto fra PM2,5 e PM10 compreso
fra il 50% e il 60%. In particolare Harrison valuta il PM2,5 come il 60%
del PM10, mentre Kim lo valuta come un valore variabile dal 52% al 59%.
Questo significa che – ad esempio – di 10 µg di PM10 contenuti in un
metro cubo di aria mediamente 6 µg sono di PM2,5.
In un'inchiesta sul campo condotta dall'associazione di consumatori
Altroconsumo nel gennaio del 2007 fra le 9.00 e le 17.00 in vari punti
del centro di Milano tali da simulare il comportamento medio di un
cittadino si è registrata una media di 451 µg/m³ per il PM10 con picchi
di oltre 700 e di 408 µg/m³ per il PM2,5, che è risultato essere perciò
il 90% del totale, più elevato dei dati medi di letteratura [4].
Legislazione europea e italiana
Al PM10 fanno riferimento numerose normative (fra cui le direttive
europee sull'inquinamento urbano 1999/30/EC e 96/62/EC), tuttavia tale
parametro si sta dimostrando relativamente grossolano, dato che sono i
PM2,5 ed i PM1 (anche se comunque correlati al PM10) ad avere i maggiori
effetti negativi sulla salute umana e animale. La sensibilità degli
attuali strumenti di controllo sulle emissioni apprezza ordini di
grandezza del micron. Per rilevare particelle ancora più fini è
necessario utilizzare strumenti di laboratorio molto sofisticati e
costosi, e su questa categoria di polveri non esistono limiti di legge
(che operativamente non potrebbero essere fatti rispettare alla luce
della tecnologia attuale).
Nel 2006 l'OMS, riconoscendo la correlazione fra esposizione alle
polveri sottili e insorgenza di malattie cardiovascolari e l'aumentare
del danno arrecato all'aumentare della finezza delle polveri, ha
indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri
sottili nell'aria e ha abbassato i livelli di concentrazione massimi
"consigliati" a 20 e 10 microgrammi/m³ rispettivamente per PM10 e
PM2,5.[5]
Nelle direttive europee 1999/30/EC e 96/62/EC, la Commissione Europea ha
fissato i limiti per la concentrazione delle PM10 nell'aria:
Fase 1dal 1 gennaio 2005 Fase 2 termine indicativo dal 1 febbraio 2010
Valore massimo per la media annuale 40 µg/m³ 20 µg/m³
Valore massimo giornaliero (24-ore)Numero massimo di superamenti
consentiti in un anno. 50 µg/m³35 50 µg/m³7
Il DM 60 del 2 aprile 2002, che accoglie le direttive europee,
identifica come limite giornaliero di PM10 nelle aree urbane il valore
di 50 µg/m3 (milionesimi di grammo al metrocubo, vedi Sistema
internazionale di unità di misura#Prefissi) ed è dunque conforme ai
parametri indicati nella fase 1 della 96/62/EC.
Effetti sulla salute
Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale a
seconda dell'origine (naturale, antropica ecc.) e delle dimensioni delle
polveri. In taluni casi (si pensi all'aerosol marino), l'effetto può
addirittura essere benefico.
Tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultrafine (PM10 e
soprattutto PM2,5) vi sono patologie acute e croniche a carico
dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori)
e cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti
predisposti).[6] [7]
Il meccanismo dettagliato con cui il particolato interferisce con gli
organisimi non è ancora chiarito completamente: è noto che al diminuire
delle dimensioni la possibilità di interazione biologica aumenta, in
quanto le più piccole particelle possono raggiungere laringe, trachea,
polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che
trasporta (ad esempio idrocarburi policiclici aromatici, SOx e NOx).
Le cosiddette nanopolveri arriverebbero addirittura a penetrare nelle
cellule, rilasciando direttamente le sostanze trasportate, con evidente
maggior pericolo. Secondo alcuni esse sarebbero pertanto responsabili di
patologie specifiche (cosiddette nanopatologie), ma finora gli studi
(oggi ancora ad uno stadio iniziale, e legati non solo allo studio delle
polveri disperse in aerosol ma in generale alle nanotecnologie) non
hanno portato ad alcuna prova epidemiologica definitiva. Secondo lo
SCENHIR attualmente "gli studi epidemiologici riguardo l'inquinamento
atmosferico non forniscono evidenze che le nanoparticelle siano più
dannose di particolato di maggiori dimensioni" [1].
Per approfondire, vedi la voce nanopatologia.
Effetti sull'ambiente e sulla meteorologia
Il pulviscolo ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle
radiazioni, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione
del vapore acqueo (favorendo smog e nebbie).
L'aumento dell'inquinamento ha causato negli ultimi anni la formazione
di un fenomeno noto come oscuramento globale, che consiste in una
graduale riduzione dell'intensità dell'irraggiamento diretto sulla
superficie terrestre (a causa della maggior diffusione della luce dovuta
ad una maggior quantità di aerosol atmosferico), risultante in un lieve
raffreddamento della superficie terrestre. Tale fenomeno, che varia a
seconda delle aree coinvolte, è stato osservato a partire degli anni '50
ed ha fino ad ora compensato (e dunque attenuato) parzialmente gli
effetti del riscaldamento globale, in termini difficilmente
quantificabili. La riduzione dell'emissione di particolato in atmosfera
in aree come l'Europa sta riducento tale fenomeno.
Note
1. ? 1,0 1,1 (EN) europa.eu "The appropriateness of existing
methodologies to assess the potential risks associated with engineered
and adventitious products of nanotechnologies", SCENIHR 2006 (PDF)
2. ? (EN) europa.eu "New evidence of air pollution effects on human
health and the environment", SCHER 2005 (PDF)
3. ? I dati su entrambi gli studi sono tratti da la Repubblica Salute
anno 13 n. 524 del 22 febbraio 2007.
4. ? Altroconsumo n. 201 di febbraio 2007; vedi anche pagina del sito
dell'associazione.
5. ? (EN) OMS: 2006 Air quality guidelines executive summary, PDF
6. ? (EN) Donaldson K, MacNee W. Potential mechanisms of adverse
pulmonary and cardiovascular effects of particulate air pollution
(PM10). Int J Hyg Environ Health. 2001 Jul;203(5-6):411-5. Sunto
? (EN) Francesca Dominici, PhD; Roger D. Peng, PhD; Michelle L. Bell,
PhD; Luu Pham, MS; Aidan McDermott, PhD; Scott L. Zeger, PhD; Jonathan
M. Samet, Fine Particulate Air Pollution and Hospital Admission for
Cardiovascular and Respiratory Diseases, MD –
|
|
| |
|
|
|
| |
|
5a parte |
|
| |
|
|
|
| |
|
fonte
http://www.grilliverona.it/
FOGLIO INFORMATIVO SULLA PETIZIONE
INCENERITORI. MORIRE A NORMA DI LEGGE
La petizione nasce per chiedere che il piano provinciale di gestione
rifiuti di Verona NON PREVEDA il ricorso a tecniche di trattamento "a
caldo", in particolare l' incenerimento, in impianti come quello di Ca'
del Bue (ed altri, aziendali, secondo l'attuale orientamento
dell'Amministrazione Provinciale) ed è motivata sulla base di una serie
di considerazioni scientifiche, economiche, giuridiche e di oramai
dimenticato buonsenso. Si segnala inoltre un' alternativa tecnica di
trattamento dei rifiuti, più economica e sostenibile per l'ambiente, e
meno pericolosa per la salute pubblica.
Lo scopo di questo foglio informativo è spiegare, in estrema sintesi,
quali sono i punti fondamentali sui quali si fondano le nostre richieste
e fornire alcuni riferimenti scientifici necessari per approfondire la
materia.
E' necessario chiarire un punto importante: una legge della fisica che
sta alla base della chimica moderna, la "Legge di conservazione di
massa" di Lavoisier, ci spiega come in una reazione chimica: "Nulla si
perde, nulla si crea".
La combustione è una reazione chimica (ossidazione) che trasforma la
materia che viene bruciata ma nulla "scompare", la maggior parte di ciò
che si brucia sparisce alla vista, ma non ai polmoni e altri organi;
inoltre i processi di combustione innescano reazioni tali per cui
materiali prima innocui (ad es. la plastica) si trasformano in sostanze
altamente tossiche e cancerogene (come le tristemente famose diossine).
Ciò vale sia per le ceneri "pesanti", che rimangono a terra come
residui, che per le polveri sottili, che prendono il volo con i fumi.
Entriamo un po' nel dettaglio: le ceneri "pesanti", divenute tossiche,
devono essere smaltite in discariche speciali. Mediamente un
inceneritore "sforna" circa il 30% di ciò che entra in ceneri tossiche
cioè per ogni tonnellata di rifiuti che entra si ha la produzione di 300
Kg di ceneri tossiche. Sostenere che con l'inceneritore si
eliminerebbero le discariche è cosa priva di fondamento, in realtà si
necessita di una discarica "speciale" per rifiuti tossici; la proposta
dell'attuale amministrazione provinciale prevede infatti che questo tipo
di discarica sia "funzionale e attigua a Ca' del Bue".
Il restante 70% del materiale in ingresso bruciato viene emesso
nell'atmosfera sotto forma di gas, fumi e ceneri volanti. Tutti noi
abbiamo sentito parlare di polveri PM10: con PM (particulate matter) si
indica appunto questo particolato (polveri, pulviscolo atmosferico) ed
il numero ne indica il diametro aerometrico in micromètri (µm,
milionesimo di metro). Il PM10, con diametro inferiore a 10 µm, è una
polvere inalabile ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio
superiore (naso e laringe); il PM2.5 o particolato fine, con diametro
inferiore a 2.5 µm, è una polvere toracica cioè in grado di penetrare
nei polmoni; il PM1, particolato ultrafine, con diametro inferiore ad 1
µm, è una polvere respirabile cioè in grado di penetrare profondamente
nei polmoni fino agli alveoli. Con il termine nanoparticelle si
intendono quelle di dimensione inferiore a 100 nanomètri (nm,
miliardesimo di metro) ossia PM0.1. Per farci un idea possiamo ricordare
che un capello ha un diametro medio di 70 µm. Queste particelle hanno
dimensione, forma e composizione variabili: tutti fattori importanti che
contribuiscono alla loro pericolosità.
Alcuni studi hanno preso in considerazione le polveri respirabili ed
hanno constatato che queste possono passare, appunto tramite la
respirazione, al circolo sanguigno(1) e da qui ad altri organi e tessuti
del corpo(2). Il nostro organismo non è in grado di eliminare queste
particelle inorganiche tramite il sistema immunitario(3) per cui si ha
un accumulo progressivo e irreversibile. Le ricerche attualmente
disponibili in questo campo giungono sempre alla stessa conclusione e
cioè che le particelle inorganiche presenti all'interno degli organi e
tessuti sono associate ad importanti effetti negativi sulla salute
umana(4) e sul funzionamento delle cellule(5-6-7-8). Esiste un
considerevole numero di studi che dimostrano gli effetti nocivi
sull'organismo umano in presenza di micro e/o nanoparticelle(9-10-11-12).
L' OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente indicato,
come linea guida, di porre sotto controllo le polveri PM2.5, non più
solo le PM10: una chiara indicazione sul fatto che le particelle più
sottili possono rappresentare un grave problema.
Considerate le evidenze scientifiche di potenziali pericoli per la
salute derivanti dall'esposizione a polveri fini ed ultrafini, emesse
dagli inceneritori, ed il fatto che, la vigente normativa NON PREVEDA
nessuna analisi e/o controllo su di esse (inferiori a PM10), riteniamo
di poter invocare il principio di precauzione espresso dalla Commissione
Europea nella comunicazione [COM2000-1] che di fronte all'incertezza
scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, impone al decisore
politico di valutare approfonditamente il livello di rischio
"accettabile", adottando l'ipotesi più pessimistica.
Il secondo aspetto da considerare è quello economico: i moderni
inceneritori, impropriamente denominati "termovalorizzatori", hanno
costi elevatissimi, tanto che, senza incentivi pubblici, non
riuscirebbero a stare sul mercato.
A partire dal 1992 questi impianti hanno usufruito di quegli incentivi
(CIP6) che erano stati previsti a sostegno di fonti rinnovabili (sole,
vento, geotermìa,...). Tutto ciò grazie ad una "fantasiosa legge
all'italiana", in cui, inserendo la parola "e assimilate" prima della
sua approvazione, i rifiuti e gli scarti del petrolio sono stati
magicamente trasformati in "fonti rinnovabili". Considerando poi fattori
come l' efficienza energetica di un "termovalorizzatore", che è solo del
20-25%, i costi di trattamento fumi (130 euro/ton.) e dello smaltimento
in discarica "speciale" delle ceneri tossiche residue nessun
imprenditore avveduto investirebbe in un impianto del genere. Sono i
nostri soldi, prelevati tramite la bolletta elettrica, che mantengono in
piedi questi "inceneritori di denaro pubblico".
Il ricorso all'incenerimento è una scelta sempre meno sostenibile
considerando che tecniche alternative, più economiche e sicure sono già
presenti sul mercato: si tratta dei cosiddetti sistemi "a freddo" come
il Riciclo ed il Trattamento Meccanico Biologico (TMB). Queste tecnicheq
prevedono una separazione dei rifiuti tra umido e secco, un trattamento
biologico dell'umido con produzione di organico biostabilizzato e/o di
compost (humus), la possibilità di recupero energetico grazie alla
digestione anaerobica (biologica) con produzione di biogas (metano), un
ulteriore trattamento selettivo sulla parte secca da cui risulta una
parte residua a basso impatto ambientale (inerte, bio-stabilizzata e a
basso potere calorifico) adatta allo smaltimento in discarica di cat.
"a" (normale, non speciale). L'utilizzo di tale discarica va considerato
come pratica "temporanea" all'interno di un piano "rifiuti zero"
(riportato in seguito) che ne vedrebbe diminuire l'impiego nel corso
degli anni, cosa resa assai difficile se si utilizzasse l'inceneritore
(una "bocca da sfamare a vita" costata 90 milioni di euro). In Germania
in pochi anni, dal 2000 al 2005, questi impianti sono passati da 2 unità
a 64 impianti in funzione. In Italia si iniziano a fare i primi passi in
tal senso, ad esempio il nuovo piano rifiuti della Provincia di Savona,
anche grazie alla consulenza scientifica dell'Istituto Nazionale per la
Ricerca sul Cancro di Genova, non prevede l'utilizzo di nuovi
inceneritori.
La soluzione complessiva del problema dello smaltimento dei rifiuti non
è riducibile alla scelta del singolo tipo di impianto (fattore
certamente importantissimo per la nostra salute) e visto che non possono
"sparire", è necessario elaborare un piano strategico, integrato e più
ampio che punti all'obiettivo "rifiuti zero". San Francisco e Oakland
(California, USA) hanno optato per questa scelta ponendosi l'anno 2020
come traguardo. Questo tipo di approccio, che NON significa certamente
"consumi zero", prevede in primo luogo un efficiente raccolta
differenziata che richiede la collaborazione di cittadini e attività
commerciali, inoltre rende finalmente praticabile una tariffa personale
del tipo: "meno rifiuti produci, meno paghi". Il Riciclo e il Riutilizzo
poi, oltre agli evidenti risparmi di risorse e denaro sono anche una non
trascurabile fonte di occupazione. Un altro punto fondamentale del piano
è rappresentato dall'adesione degli industriali, in quanto la produzione
deve essere responsabilizzata nei confronti dei prodotti e dei residui
che produce. Che cosa sono i residui se non cattiva progettazione
industriale? "Rifiuti Zero" significa che: "Se un prodotto non può
essere riutilizzato, riparato, ricostruito, rinnovato, rivenduto,
riciclato o trasformato in compost, allora il suo impiego deve essere
limitato, il prodotto stesso riprogettato, o rimosso dalla produzione."
La natura, una sorta di "industria" che funziona in ciclo da almeno 3,5
miliardi di anni, non contempla "rifiuti", tutto viene riutilizzato,
riciclato. In 200 anni "l'uomo tecnologico" è finora riuscito a
concepire solo sistemi lineari con inizio e fine, usa e getta: tutti
vicoli ciechi. Anche se si arrivasse ad un "inceneritore perfetto"
gettare risorse in fumo in questo modo, come se ne avessimo a
disposizione all'infinito, sarebbe comunque una follia. Eppure la
soluzione è sotto i nostri occhi, in natura, basta guardarsi attorno e
copiarla: mettere il sistema in ciclo. Il pianeta su cui viviamo, l'
unico che abbiamo, non è un sistema "aperto", non ci sono finestre da
poter aprire: semplicemente NON ci sono finestre.
Pensare di avere davanti a noi un futuro dove si possa, secondo il
pensiero "piròfilo" attuale, BRUCIARE TUTTO IL BRUCIABILE, non ha senso
ed equivale a NON pensare al futuro. Vi chiediamo quindi, se anche voi
condividete tali considerazioni, di firmare questa petizione. Grazie.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
1) Nemmar, A., P.H.M. Hoet, B.Vanquickenborne, D. Dinsdale, M. Thomeer,
M.F. Hoylaerts, H. Vanbilloen, L.Mortelmans, B. Nemery.
Passage of inhaled particles into the blood circulation in humans.
Circulation 105 (4): 411-414. 2002.
2) Oberdörster G, Sharp Z, Atudorei V, Elder A, Gelein R, Kreyling W,
and Cox C.
Translocation of inhaled ultrafine particles to the brain. Inhal Toxicol.
Jun;16(6-7):437-445. 2004.
3) M. Lucarelli, A.M. Gatti, G. Savarino, P. Quattroni, L. Martinelli,
E. Monari, D. Boraschi.
Innate defence function of macrophages can be biased by nano-sized
ceramic and metallic particles. Cytokine Network, Vol 15 (4): 339-346
Dec. 2004.
4) A. Gatti, S. Montanari Risk assessment of micro and nanoparticles and
human health.
Cap. in Handbook of Nanostructured Biomaterials and Their Applications
in Nanobiotechnology Vol 2, p. 347-369. 2004.
5) K.Peters, R. Unger, A. Gatti, E. Sabbioni, A. Gambarelli, J.
Kirkpatrick
Impact of ceramic and metallic nanoscaled particles on endothelial cell
functions in vitro. Nanotech. for the life Sciences Vol.5 Nanomat.-Toxicity.
2006
6) A. Gatti, S. Montanari, A. Gambarelli, F. Capitani, R. Salvatori
In-vivo short and long term evaluation of the interaction material-blood.
Journal of Materials Science Materials in Medicine 16: 1213-19. 2005.
7) Peters, Unger, Gatti, Monari, Kirkpatrick
Effects of nano-scaled particles on endothelial cell function in vitro:
Studies on viability, proliferation and inflammation. J. of Material
Science: Mat. in Medicine 15 (4): 321-325, 2004.
8) M. Lucarelli, E.Monari, AM. Gatti, Boraschi
Modulation of defence cell function by nanoparticles in vitro.
Bioceramics (16). Ed.M.Barbosa , Ed Treans Tech Publ. 2004
9) Frampton MW, Stewart JC, Oberdorster G, Morrow PE, Chalupa D,
Pietropaoli AP, Frasier LM, Speers DM, Cox C, Huang LS, Utell MJ.
Inhalation of ultrafine particles alters blood leukocyte expression of
adhesion molecules in humans. Environ Health Perspect. Jan;114(1):51-58.
2006.
10) Elder A, Gelein R, Finkelstein JN, Driscoll KE, Harkema J,
Oberdorster G.
Effects of subchronically inhaled carbon black in three species.
Retention kinetics, lung inflammation, and histopathology. Toxicol Sci.
Sep 21. 2005.
11) Frampton MW, Utell MJ, Zareba W, Oberdorster G, Cox C, Huang LS,
Morrow PE, Lee FE, Chalupa D, Frasier LM, Speers DM, Stewart J.
Effects of exposure to ultrafine carbon particles in healthy subjects
and subjects with asthma. Res Rep Health Eff Inst. Dec;(126):1-47;
discussion 49-63. 2004.
12) Pietropaoli AP, Frampton MW, Hyde RW, Morrow PE, Oberdörster G, Cox
C, Speers DM, Frasier LM, Chalupa DC, Huang LS, and Utell MJ.
Pulmonary function, diffusing capacity, and inflammation in healthy and
asthmatic subjects exposed to ultrafine particles. Inhal Toxicol (16)
Suppl. 1:59-72. 2004.
|
|
| |
|
|
|
| |
|
 |
|
| |
|
|
|
|
| |
|
ALTRI TEMI TRATTATI |
|
|
| |
|
|
|
|
| |
|
|
|
| |
|
|
|
| |
|
|
|