PM10 : praticamente un dinosauro
 
    

 
       
    24 aprile 2007
(
il contenuto di questa pagina è riassunto nel " che aria si respira al semaforo di San Pietro " )


Con PM10 si indicano le Polveri Sottili. Particulate Matter è il PM da cui è derivata la sigla. Abbiamo imparato a conoscerlo quando non possiamo circolare in auto in città a causa del livello troppo elevato delle PM10, quelle comunemente chiamate "polveri sottili". Anche noi ex abitanti "felici e fortunati" della Valpolicella saremo sempre più coinvolti nell'argomento. E quindi capirne un po' di più non guasta.
Il traffico di auto e camion, il cementificio di Fumane, gli agricoltori che irrorano le viti mattina mezzogiorno e sera, sono di sicuro fonti di inquinamento. Quanto dannoso, è da vedere.
Già oggi il parametro PM10 va considerato vecchio, obsoleto, possibile fonte di "inganni". Oggi si deve parlare di particelle più sottili, le PM2,5 e giù giù fino alle Nanopolveri.

Ho la fortuna di condividere la casa con le rondini. Ad inizio stagione arrivano in 8-10 e a settembre se ne vanno almeno in 50. Cinque o sei anni fa è successo che di rondini non ne è arrivata nemmeno una coppia. E' finita, abbiamo detto. E invece poi sono tornate. Quest'anno addirittura in un numero mai visto. Mi piace pensare che i produttori di anticrittogamici per l'agricoltura abbiano fatto qualche cosa. Perché tutto si può migliorare. Non cediamo al fatalismo.

Poliveri sottili – Polveri microsottili o Nanopoliveri
Particulate Matter : PM10 PM2,5 PM1 PM0,1
PTS (
polveri totali sospese)
Polveri Inalabili PM10 (
naso laringe)
Polveri Respirabili PM2,5 (
trachea alveoli polmonari)
1 micron (
mm) = 1 milionesimo di metro  (un millimetro diviso  in mille parti)
1 nanometro = 1 miliardesimo di metro (
un millimetro diviso in un milione di parti)

 

 
    1a parte  
   
fonte
http://www.galileo2001.it/

L'INQUINAMENTO NEGLI AMBIENTI CONFINATI

Allegato 10

Particolato atmosferico (polveri PM2,5 - PM10)

Con il termine particolato atmosferico si intende una complessa miscela di sostanze organiche e inorganiche presenti in aria. Possono essere individuate due classi principali di particolato atmosferico suddivise sia per dimensioni, sia per composizione, sia per comportamento:

- particolato grossolano, costituito da particelle con diametro aerodinamico superiore a 2,5 microm, costituite principalmente da particelle provenienti dalla erosione/disgregazione della crosta terrestre e da polvere prodotta sulle strade e dalle industrie; tali materiali sono in genere trattenuti dalla parte superiore dell'apparato respiratorio (naso, laringe). Anche pollini e spore fanno parte di questa classe
- particolato fine, costituito da particelle con diametro aerodinamico inferiore a 2,5 microm, costituite principalmente da prodotti di combustione, aerosol gas addensati o convertiti in particelle, vapori organici o di metalli ricondensati; queste particelle raggiungono il tratto respiratorio inferiore (trachea polmoni). Viene indicato con la sigla PM2,5 ed è definito anche come particolato "inalabile".

Nell'ambito del particolato grossolano viene fatta un'ulteriore classificazione in relazione a quella frazione definita "respirabile" con diametro aerodinamico inferiore a 10 microm e indicata con PM10.
In ambiente esterno le principali sorgenti sono sia di origine naturale (suolo, sospensioni marine, emissioni vulcaniche, spore) per le quali si riscontra una maggiore frazione di particelle grossolane, sia di origine antropica (motori a combustione, impianti industriali, impianti per riscaldamento civili), per le quali si riscontra una maggiore frazione di particelle fini.
Mentre in aria esterna la relazione tra composizione chimica e dimensione del particolato è stata relativamente ben identificata, in ambiente indoor è meno evidente. In altre parole, la composizione del particolato indoor non rispecchia quella dell'aria outdoor.

Le principali sorgenti di particolato negli ambienti indoor sono tutti gli apparati di combustione e il fumo di tabacco. Altre sorgenti secondarie sono: gli spray, i fumi degli alimenti cucinati, batteri e spore, pollini, secrezioni essiccate di animali domestici (saliva, feci, urina). Particelle più grossolane provengono essenzialmente dall'esterno (polveri, frammenti biologici, muffe) attraverso il trasporto umano, la deposizione e il successivo risollevamento.

Il rapporto tra le concentrazioni indoor/outdoor è circa 1 per il particolato fine (inalabile) e per quello respirabile (PM2,5 - PM10) in assenza di fumatori. Nei casi in cui vi è una maggiore presenza di particolato grossolano tale rapporto risulta inferiore per effetto della "schermatura" dell'edificio. In presenza di fumatori (circa il 33-66% delle case in Europa ha almeno un fumatore) tale rapporto può arrivare a 2-3. E' da sottolineare che, negli ultimi anni, mentre si è riscontrato un aumento di attenzione sull'inquinamento outdoor con alcuni effetti positivi sulla qualità dell'aria, si è molto probabilmente avuto un peggioramento della qualità dell'aria negli ambienti confinati.
Come accennato, la composizione del particolato indoor è differente rispetto a quella outdoor e fortemente condizionata dalla presenza di fumo di tabacco, che di per sé, oltre a produrre grandi quantità di particolato fine che rimane in sospensione per parecchie ore, presenta molte sostanze che si depositano sul particolato stesso, cambiandone le caratteristiche in relazione agli effetti sanitari.

Particolare importanza assume il particolato atmosferico come agente di trasporto di altri inquinanti, tra i quali particolare importanza hanno gli idrocarburi policiclici aromatici (qui di seguito trattati).
La maggior parte degli studi sugli effetti sanitari, e i conseguenti provvedimenti, tengono conto, principalmente, della quantità totale del particolato e della loro distribuzione senza considerare la composizione chimica: sono stati registrati aumenti della mortalità e della ospedalizzazione in relazione alle quantità di particolato presente in aria.

Sulla base di questi riscontri, L'OMS aveva stabilito nel 1987 una linea guida per l'esposizione al particolato fissando un valore di riferimento, da misurarsi col metodo della riflettanza, pari a 125 microg/m3 come media sulle 24 ore e pari a 50 microg/m3 come media sull'intero anno (WHO, 1987).
Recenti studi evidenziano che il parametro PM10 attualmente adottato per la definizione di linee guida o di livelli di riferimento sarebbe meno rilevante rispetto al PM2,5, ma molto importante sarebbe la composizione del particolato. Ad esempio, i solfati e le particelle acide sarebbero indicatori ancora migliori del PM2,5.
Per questo motivo, e per la sempre più evidente mancanza di una soglia per il manifestarsi di effetti sanitari, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente rivisto la propria posizione, ritenendo non opportuno dare una specifica indicazione in termini di PM10.
Sono pertanto forniti gli strumenti in termini di valutazione del rischio al fine di rendere maggiormente consapevoli i decisori (WHO, 2000).
L'estensione delle linee guida derivate da considerazioni sugli effetti sanitari, basate su esposizioni tipiche outdoor devono in questo particolare caso essere prese con molta attenzione.
Il D.M. n. 60 del 02/04/02 ha stabilito diversi valori limite per il PM10 da raggiungere gradatamente entro il 1 gennaio 2010: 50 microg/m3 come media delle 24 ore da non superare più di 7 volte l'anno e 20 microg/m3 come media annuale.
Eventuali contromisure, tra le quali molto importante è la totale eliminazione del fumo da sigaretta, sono l'aspirazione verso l'esterno dei fumi di qualsiasi combustione, l'ispezione e la corretta manutenzione degli impianti di riscaldamento e di condizionamento compresa la periodica sostituzione dei filtri, la riduzione dell'ingresso di particolato outdoor.
 
 
       
    2a parte  
     

fonte
http://www.sicurezzaequalita.it

LE POLVERI ATMOSFERICHE

Gli abitanti delle grandi città hanno recentemente sentito parlare dell'inquinamento atmosferico causato dalle cosiddette "polveri atmosferiche".
È ormai noto che l'aria dei grandi centri urbani è interessata dalla presenza di molteplici inquinanti. Tra questi le polveri presentano un crescente interesse per i possibili effetti sanitari sulla popolazione: in molte aree urbane i blocchi del traffico possono essere decisi in relazione al fenomeno delle polveri.
L'interesse suscitato dalle polveri atmosferiche trae origine storicamente dallo studio di fenomeni acuti di smog, nel corso dei quali le polveri, in combinazione con il biossido di zolfo, hanno determinato il verificarsi di pesanti effetti sanitari.
Tra gli avvenimenti più eclatanti si ricordano gli episodi di inquinamento atmosferico manifestatisi negli anni '50 e '60 nella città di Londra, che fecero registrare un eccesso di ricoveri ospedalieri per problemi respiratori nella popolazione.
Per comprendere con maggiore chiarezza i problemi ambientali e sanitari derivanti dall'inquinamento da polveri atmosferiche cerchiamo di capire:

- Cosa sono e quali caratteristiche dimensionali e chimiche rendono le polveri atmosferiche pericolose per la salute umana
- Quali sono le principali sorgenti di emissione delle polveri nell'atmosfera
- Come agiscono sull'organismo umano e come danneggiano l'ambiente
- Con quali misure è possibile contenere la loro presenza nell'aria che respiriamo.

COSA SONO LE POLVERI ATMOSFERICHE
Con il termine di polveri atmosferiche, o di materiale particellare, si intende una miscela di particelle solide e liquide, sospese in aria, che varia per caratteristiche dimensionali, composizione e provenienza.
Parte delle particelle che costituiscono le polveri atmosferiche sono emesse come tali da diverse sorgenti naturali ed antropiche (cd. "particelle primarie"); parte invece derivano da una serie di reazioni chimiche e fisiche che avvengono nell'atmosfera (cd. "particelle secondarie").
A seconda del processo di formazione, le particelle che compongono le polveri atmosferiche possono variare sia in termini dimensionali sia di composizione chimica.

Diversi sono anche i meccanismi di rimozione cui le polveri vanno incontro: meccanismi che le "allontanano" dall'ambiente atmosferico facendole ricadere al suolo o verso l'ambiente idrico (fiumi, laghi, mari, …).

POLVERI TOTALI, INALABILI O RESPIRABILI ?
Le polveri atmosferiche sono definite con i nomi più diversi, tra i quali i più usati sono: PTS (polveri totali sospese) e PM (dall'inglese "particulate matter").
Le polveri totali sospese (PTS) sono un insieme molto eterogeneo di particelle solide e liquide che, a causa delle ridotte dimensioni, restano in sospensione nell'aria.
Esistono diversi sistemi di classificazione del materiale particellare.
I regolatori hanno scelto di distinguere le diverse classi di polveri a seconda della dimensione del diametro delle particelle (misurato in micrometri o mm) e di quantificarne la presenza in aria in termini di concentrazione (espressa in mg/m3, ovvero microgrammi di particelle in sospensione per metro cubo di aria ambiente).
Il diametro delle particelle può variare da un valore minimo di 0,005
mm fino ad un massimo di 100 mm.

All'interno di quest'intervallo si definiscono:
- grossolane le particelle con diametro compreso tra 2,5 e 30
mm (paragonabile a quello di un capello umano, che è compreso tra 50-100 mm)
- fini le particelle con diametro inferiore a 2,5
mm.

Le polveri grossolane si originano a seguito di combustioni incontrollate e per processi meccanici di erosione e disgregazione dei suoli. Pollini e spore fanno parte di questa classe dimensionale.
Le polveri fini derivano dalle emissioni prodotte dal traffico veicolare, dalle attività industriali, dagli impianti di produzione di energia elettrica nonché a seguito di combustioni di residui agricoli.
Studi epidemiologici, condotti in diverse città americane ed europee nel corso degli ultimi vent'anni, hanno mostrato che esiste una notevole correlazione fra la presenza di polveri fini ed il numero di patologie dell'apparato respiratorio, di malattie cardiovascolari e di episodi di mortalità riscontrati in una determinata area geografica.
Oltre alle PTS, la legislazione italiana in materia di inquinamento atmosferico regolamenta la presenza in aria delle polveri PM10, aventi diametro inferiore a 10
mm e comprendenti un sottogruppo di polveri più sottili denominate PM2,5, aventi diametro inferiore a 2,5 mm.
Nonostante tra PM10 e PM2,5 vi sia una certa sovrapposizione dimensionale, le due classi sono generalmente ben distinte sia in termini di sorgenti di emissione e di processi di formazione, sia per quanto riguarda la composizione chimica ed il comportamento nell'atmosfera.
Le polveri PM10 sono comunque costituite per circa il 60% dalla frazione più sottile denominata PM2,5.

Tanto inferiore è la dimensione delle particelle, tanto maggiore è la loro capacità di penetrare nei polmoni e di produrre effetti dannosi sulla salute umana. Per questo motivo le polveri PM10 e PM2,5 presentano un interesse sanitario sicuramente superiore rispetto alle PTS.

Le polveri PM10 sono denominate anche polveri inalabili, in quanto sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell'apparato respiratorio (dal naso alla laringe).

Le polveri PM2,5 sono invece denominate polveri respirabili in quanto sono in grado di penetrare nel tratto inferiore dell'apparato respiratorio (dalla trachea sino agli alveoli polmonari).

LE SORGENTI DI EMISSIONE DELLE POLVERI
Le polveri PM10 e PM2,5 sono prodotte da un'ampia varietà di sorgenti sia naturali sia antropiche.
Mentre le particelle più grossolane derivano principalmente dal suolo e da altri materiali, le particelle più fini sono prodotte, in misura prevalente, dalla combustione di combustibili fossili utilizzati nei trasporti, nell'industria e nella produzione di energia.

Le più importanti sorgenti naturali sono così individuate:
- aerosol marino (sali, …)
- suolo risollevato e trasportato dal vento
- aerosol biogenico (spore, pollini, frammenti vegetali, …)
- emissioni vulcaniche
- incendi boschivi

Le più rilevanti sorgenti antropiche sono:

- emissioni prodotte dal traffico veicolare
- emissioni prodotte da altri macchinari e veicoli (attrezzature edili/agricole, aeroplani, treni, navi, …)
- processi di combustione di carbone ed oli (centrali termoelettriche, riscaldamenti civili), legno, rifiuti,…
- processi industriali (cementifici, fonderie, miniere, …)
- combustione di residui agricoli

COME AVVIENE L'ESPOSIZIONE ALLE POLVERI
Una volta emesse, le polveri PM10 possono rimanere in sospensione nell'aria per circa 12 ore, mentre le particelle aventi diametro pari ad 1
mm (PM1) rimangono in circolazione per circa un mese. Questa è una delle caratteristiche che rende le polveri inalabili e respirabili particolarmente insidiose per la salute dell'uomo.

Gli elevati livelli di PM10 che si manifestano di frequente nell'aria delle grandi città, possono incrementare il numero e la gravità degli attacchi di asma, causare od aggravare bronchiti ed altre malattie dei polmoni e ridurre la capacità dell'organismo di combattere le infezioni. Le persone maggiormente vulnerabili sono i bambini, gli anziani e chiunque svolga intensa attività fisica all'aperto, nonché le persone sofferenti di asma e bronchiti.
Le fonti urbane di emissione delle polveri PM10 sono principalmente due:

- i trasporti su gomma
- gli impianti di riscaldamento civili

Sono invece sempre meno presenti, all'interno delle aree urbane, fonti di inquinamento industriali.

Gli inquinanti emessi da camini di altezza elevata possono tuttavia essere trasportati dagli agenti meteorologici anche su grandi distanze.
Parte dell'inquinamento "di fondo" riscontrato in una determinata città può dunque provenire da un'industria situata a diversi km di distanza dal centro urbano.

Trasporti su gomma. Tutti i mezzi di trasporto emettono polveri fini. In ogni caso i veicoli diesel, sia leggeri sia pesanti, emettono un quantitativo di polveri, per km percorso, maggiore rispetto ai veicoli a benzina, riconosciuti comunque responsabili della produzione di piccole quantità di questo inquinante. Le emissioni sono in parte attribuibili anche all'usura di freni e pneumatici e al risollevamento di polvere presente sulla carreggiata.
Riscaldamenti civili. Possono emettere polveri in particolare gli impianti alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o legname. Sembrano invece trascurabili le emissioni di polveri dagli impianti alimentati a metano.

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA E SULL'AMBIENTE
Le polveri PM10 possono costituire un serio pericolo per la salute umana.
Un'esposizione di breve periodo può irritare i polmoni e causare broncocostrizione, tosse e mancanza di respiro.
Le sostanze che si dissolvono dal materiale particellare possono causare danni alle cellule.
Un'esposizione di lungo periodo a basse concentrazioni può indurre il cancro.
Le particelle che si depositano nel tratto respiratorio superiore o extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe) possono causare effetti irritativi quali secchezza ed infiammazione di naso e gola.
Le particelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e bronchioli più grandi) possono invece provocare costrizioni bronchiali, aggravare malattie respiratorie croniche (asma, bronchite, enfisema) ed eventualmente indurre neoplasie.

Le polveri PM10 sono costituite da una miscela di sostanze che includono:
- elementi quali il carbonio, il piombo, il nichel;
- composti come i nitrati, i solfati o composti organici;
- miscele complesse come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli diesel.

Le polveri PM2,5 risultano, a loro volta, potenzialmente pericolose per la presenza di un certo numero di sostanze:
- i solfati prodotti dalle emissioni di biossido di zolfo sono di natura acida e possono reagire direttamente con i nostri polmoni;
- il carbonio prodotto durante la combustione della benzina può catturare sostanze chimiche cancerogene come il benzo(a)pirene e consentirgli il libero accesso all'interno dei polmoni;
- diversi studi hanno mostrato la presenza di metalli tossici quali il piombo, il cadmio ed il nichel in concentrazioni maggiori nella frazione PM2,5 rispetto al particellato di dimensioni maggiori.
Un altro impatto prodotto sull'ambiente atmosferico dalle polveri aerodisperse è la riduzione della visibilità.
Accumulandosi nell'atmosfera, infatti, le particelle assorbono e deviano la luce.
Tale fenomeno può risultare particolarmente pericoloso in vicinanza di aeroporti o di grandi arterie di traffico quali le autostrade.

COME LIMITARE I LIVELLI DI CONCENTRAZIONE NEI CENTRI URBANI ?
A partire dagli anni '70, in tutti i paesi industrializzati il numero di veicoli in circolazione è andato incontro ad una crescita costante.
Attraverso l'emissione di polveri fini, monossido di carbonio, ossidi di azoto e composti organici volatili (come gli idrocarburi), le automobili e gli altri mezzi di trasporto stradali contribuiscono in misura preponderante a determinare una scarsa qualità dell'aria nei centri urbani.
La limitazione dei livelli di concentrazione delle polveri nelle nostre città non può che avvenire attraverso la riduzione dell'inquinamento da traffico veicolare e, in particolare quello causato dalle polveri fini.
Diverse sono le soluzioni che si possono adottare. Alcune elencate di seguito presentano caratteristiche di innovazione tecnologica, altre di "educazione" ad un uso alternativo del mezzo di trasporto privato.
Incentivazione di forme alternative di mobilità urbana, come il trasporto pubblico, il car-pooling (condivisione del mezzo privato da parte di più passeggeri) e l'uso della bicicletta.
Riduzione delle emissioni per km di strada percorso, attraverso l'impiego di veicoli e di carburanti più puliti.
Utilizzo di mezzi di trasporto elettrici e di autoveicoli più piccoli e leggeri, in modo da ridurre il consumo di carburante e dunque le emissioni di natura inquinante.
Contenimento delle polveri risollevate dalla carreggiata attraverso un frequente lavaggio delle strade, specie durante i periodi nei quali le concentrazioni in aria sono più elevate e le precipitazioni piovose scarse.
Controllo periodico delle emissioni dallo scarico dell'automobile per monossido di carbonio, ossidi di azoto ed idrocarburi, inquinanti che partecipano alla formazione delle particelle secondarie.

QUANDO PREOCCUPARSI PER LE POLVERI ?
La normativa italiana ha fissato un valore di soglia annuale definito "obiettivo di qualità", al fine di monitorare gli effetti delle polveri inalabili PM10 sull'uomo, per fenomeni di esposizione di lungo periodo e a bassi valori di concentrazione.
Il Decreto del Ministero dell'Ambiente del 25 novembre 1994 identifica le aree urbane per le quali è obbligatorio il monitoraggio annuale delle polveri PM10 e stabilisce che la concentrazione media annuale rilevata in almeno tre differenti siti di monitoraggio, presenti in ciascun ambito urbano, non debba superare l'obiettivo di qualità pari a 40 mg/m3.
Il Decreto del Ministero dell'Ambiente n° 163 del 21 aprile 1999 individua i criteri ambientali e sanitari in base ai quali i Sindaci possono applicare misure di limitazione della circolazione veicolare al fine di ottenere un concreto miglioramento della qualità dell'aria in ambito urbano. Il superamento dell'obiettivo di qualità per le polveri PM10 in una o più aree del centro urbano può far scattare la misura di limitazione della circolazione per i veicoli ad accensione spontanea (veicoli diesel).
È bene precisare che l'obiettivo di qualità indica un valore di concentrazione medio annuale cui tendere progressivamente nel tempo, attraverso politiche di contenimento da adottare a cura degli organi di governo e di controllo territoriale.
PM10 => Obiettivo di qualità annuale pari a 40 mg/m3

Le polveri respirabili PM2,5 costituiscono un parametro inquinante sul quale si intende investire, in termini di azioni di monitoraggio, nei prossimi anni, dal momento che ad oggi non è presente sul territorio regionale alcuna stazione adibita al loro controllo.
Sono attualmente in corso di esecuzione una serie di studi a livello europeo ed italiano, finalizzati all'individuazione entro l'anno 2005, dei limiti relativi alle concentrazioni in aria di tale inquinante, secondo i tempi ed i modi indicati dalla Direttiva Europea 99/30/CE.


 

 
       
    3a parte  
       
    fonte
http://www.nonluoghi.info/

Polveri microsottili, l'inquinamento occultato e i danni alla salute
26/02/06/ (713 letture)

di Zenone Sovilla
Tre giorni fa, a Trento, al convegno «Ambiente e salute», promosso da Coldiretti, Italia nostra e Nimby trentino con il patrocinio dei Comuni di Lavis e Mezzocorona, che ha riempito la sala della Cooperazione, il direttore dell'Unità operativa tutela dell'aria all'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, Giancarlo Anderle, ha riferito che da un paio d'anni vengono monitorate, accanto alle note polveri Pm10, anche le polveri più sottili, definite Pm2.5. L'esperto ha tuttavia precisato che i risultati di questi rilevamenti non sono resi pubblici, perché il legislatore non ha ancora determinato valori massimi di riferimento.


Un altro esponente delle agenzie provinciali, Silvano Piffer dell'Osservatorio epidemiologico trentino, ha confermato l'attendibilità di una serie di studi che indicano un peggioramento (di intensità variabile secondo le specificità locali) del quadro sanitario in territori nei quali alle fonti di inquinamento esistenti si è aggiunto un inceneritore di rifiuti. Proprio per evitare questo tipo di impianto, previsto dalla Provincia a Ischia Podetti (periferia nord di Trento), e per gestire diversamente i rifiuti, si battono i promotori del convegno. Il particolato atmosferico Pm10 include tutte le particelle di dimensioni molecolari fino, appunto, a dieci micrometri di diametro, mentre il Pm2.5 comprende tutte le particelle fini, di diametro fino a due micrometri e mezzo; ma esistono altre micropolveri di dimensioni ancora inferiori. La letteratura scientifica rivela che le fonti principali di questi contaminanti sono le combustioni a elevate temperature (automobili, inceneritori, acciaierie eccetera) e le esplosioni.

Per cercare chiarimenti sul rischio potenziale dell'inquinamento da micropolveri, ci siamo rivolti a uno dei principali esperti italiani, il dottor Stefano Montanari, che con la moglie, il bioingegnere Antonietta Morena Gatti, svolge ricerche di livello internazionale sulle nanopatologie, nel laboratorio dell'istituto Nanodiagnostics, fondato a Modena dai due studiosi.

Montanari, lei il 9 febbraio scorso era sul palco di Gardolo con Beppe Grillo e ha illustrato i processi determinati da queste microscopiche particelle che penetrano facilmente nell'organismo umano. Ce li può riassumere?

«È un dato di fatto inoppugnabile che il particolato atmosferico è tanto più dannoso quanto più le sue dimensioni sono piccole. Il particolato grossolano penetra meno profondamente nelle vie respiratorie e passa con difficoltà dalle vie aeree al sangue, mentre, diminuendo la taglia, aumentano la capacità di andare più in profondità nei bronchi e la facilità di passaggio. Particelle di qualche centinaio di nanometri di dimensione vanno dagli alveoli polmonari al sangue in un minuto e vengono sequestrati da vari organi, fegato, reni, linfonodi, cervello eccetera entro un'ora. Chi desidera letteratura precisa in merito non ha che da cercare in un qualsiasi motore di ricerca scientifico. Chi vuole vedere fotografie di particelle entrate direttamente nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana cellulare non ha che da rivolgersi a me».

Ma come agiscono le polveri microsottili, una volta inalate dalle persone penetrate a basso livello?

«Spesso questo particolato non è biodegradabile e, di conseguenza, una volta che si è installato in un organo vi rimane per sempre, perché non abbiamo meccanismi di eliminazione. Si innesca un'ovvia reazione da corpo estraneo che si estrinseca di norma in una granulomatosi. Patologia che, a sua volta, può trasformarsi in una forma tumorale. Inoltre, questo particolato non biodegradabile è con grande frequenza anche non biocompatibile e dunque, per definizione, chimicamente tossico e patogeno».

In questo quadro come si inseriscono fonti di contaminazione quali gli inceneritori?

«Continuando con i dati di fatto, questi impianti bruciano i rifiuti trasformandoli in fumi, ceneri e acqua. Questi elementi, messi insieme, pesano circa l'80% più dei rifiuti infornati. Ciò, perché insieme con i rifiuti si mettono acqua e calce e nella reazione entrano l'ossigeno dell'aria e una quantità di sostanze che sono già presenti in atmosfera le quali si combinano con alcuni componenti dei fumi, costituendo il cosiddetto particolato secondario. Dunque, noi ci "liberiamo" di una tonnellata di rifiuti estremamente grossolani trasformandoli in una tonnellata di fumi, 280-300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti, 650 kg di acqua di scarico e 25 kg di gesso. Le ceneri dovranno essere smaltite in discariche speciali, secondo il decreto Ronchi, e i fumi - contenenti una notevolissima quantità di sostanze tossiche impossibili da elencare perché se ne viene a conoscere una nuova ogni giorno - li ritroveremo nell'aria che dovremo respirare».

Esistono anche rischi indiretti derivanti dall'immissione di particolato nell'atmosfera?

«Prima o poi questo inquinante cadrà a terra, sulle verdure di cui ci nutriamo e sull'erba che è cibo per gli animali. Naturalmente ci sono i filtri (anche quelli, comunque, con un contenuto prima o poi da smaltire). Purtroppo, però, questi filtri fermano solo il Pm10, vale a dire la frazione di gran lunga meno numerosa e di gran lunga meno aggressiva del particolato, lasciando invece libero transito alle polveri più fini, il Pm2.5, il Pm1 e il Pm0.1 che pesano poco ma sono formati da particelle miliardi di volte più numerose rispetto al Pm10. Tutto questo è perfettamente noto non solo agli scienziati ma anche ai tecnici a qualunque livello, compresi quelli delle varie agenzie di protezione ambientale».

Ma spesso le autorità spiegano che gli inceneritori di nuova generazione sono poco pericolosi...

«In realtà, con la migliore tecnologia disponibile s'innalza la temperatura degli inceneritori, in modo da ridurre il particolato a dimensioni sempre più fini e, come per incanto, le centraline di rilevamento tacciono: il terribile Pm10, il nemico condannato dalla legge, non c'è più. Se, però, a qualcuno venisse l'uzzolo di andare a controllare il tasso di particolato più fine, cioè quello che non fa venire la bronchite ma qualcosa di peggio, scoprirebbe che è aumentato a dismisura e vedrebbe che avremo barattato ogni ladro di polli che abbiamo eliminato (le Pm10) con alcune migliaia di assassini (dalle Pm 2,5 in giù). Non saremo molto intelligenti, però siamo furbi e per la legge che ci siamo fatti abbiamo presto trovato l'inganno. Un discorso analogo si può fare per alcuni filtri antiparticolato da applicare ai motori diesel, il cui razionale di funzionamento si basa proprio sulla trasformazione di Pm10 in Pm molto più sottile e, dunque, fuori degl'interessi della legge. E chi è maggiormente esposto sono i bambini, compresi quelli non ancora nati i quali potrebbero mostrare qualche difetto di fabbrica a causa delle mutazioni genetiche provocate dalla contaminazione. Sono un ricercatore e tutto questo mi fa particolarmente male; ma anche il cittadino che fa tutt'altro lavoro e che accorda la sua fiducia in chi è chiamato istituzionalmente a difendere la sua salute come da articolo 32 della nostra Costituzione, si ritroverà, per così dire, cornuto e bastonato».

***

Inquinamento a Trento, l'imbarazzo delle agenzie sanitarie pubbliche

di Zenone Sovilla
I rappresentanti della agenzie pubbliche, sia pure con qualche distinguo, descrivono una situazione sanitaria confortante in Trentino. Gli scienziati ospiti indicano una serie di fattori di rischio - presenti e ipotetici - che, se non prevenuti, la peggiorerebbero ineluttabilmente.
Ma anche gli stessi esperti degli enti provinciali forniscono notizie rimarchevoli. Per esempio, che a Trento si rileva da un paio d’anni anche il livello del particolato atmosferico più sottile (le polveri Pm2.5 e inferiori); ma che i dati non vengono resi noti per l’assenza di norme specifiche. Oppure che studi epidemiologici ritenuti attendibili indicano un incremento di patologie nei territori in cui alle fonti inquinanti si aggiunge un inceneritore di rifiuti. È la sintesi dell’affollato convegno «Ambiente e salute», svoltosi alla Sala della cooperazione e promosso da Coldiretti, Italia nostra e Nimby trentino. Sullo sfondo, il progetto provinciale dell’inceneritore a Ischia Podetti.

In apertura Patrizia Gentilini, specialista in oncologia e ematologia, membro dei «Medici per l’ambiente» di Forlì, si è soffermata sulle correlazioni, ormai «assodate e inconfutabili», fra contaminazione dell’aria e insorgenza di malattie nella popolazione. «Impianti come gli inceneritori - rileva la studiosa - producono sostanze chimiche nocive come diossina, mercurio, idrocarburi; ma anche altri elementi che non sono facilmente identificabili. E purtroppo la letteratura epidemiologica certifica la stretta correlazione tra questo tipo d’inquinamento subdolo e le neoplasie al polmone, alla laringe, al fegato».

Ma se le evidenze sono così trasparenti, come si spiegano le scelte talora «opache» del decisore pubblico? Per Valerio Gennaro, oncologo specialista in epidemiologia al Cor Liguria, una risposta sta nella modalità di trattamento della mole di dati empirici disponibili: «Con una serie di accorgimenti metodologici è possibile sia dimostrare che una popolazione non è a rischio sanitario sia che la qualità della salute è ottima, anche se non è vero. Basta, per fare un esempio, evitare di svolgere indagini epidemiologiche serie».

Quasi un assist «velenoso» per i rappresentanti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente: Giancarlo Anderle, direttore della tutela dell’aria, in effetti ha illustrato dati empirici tranquillizzanti, precisando che i valori medi annuali dell’inquinamento risultano sotto la soglia di legge. Ciò, nonostante l’incremento degli sforamenti registrato dalle polveri sottili negli ultimi tre anni, un dato ritenuto «statisticamente non rilevante» dall’esperto che però reputa necessari interventi di abbattimento. L’utilizzo dei valori medi è stato peraltro contestato da qualche spettatore in quanto riduttivo del rischio da alte concentrazioni di inquinamento corrispondenti ai periodi di massima frequentazione dei centri urbani.
A proposito di polveri Pm2.5 e inferiori, quelle che l’Appa rileva ma non può raffrontare in mancanza di valori normativi di riferimento, ieri abbiamo raccolto il parere autorevole di Stefano Montanari, esperto di nanopatologie presente a Trento con Beppe Grillo il 9 febbraio scorso: «È scientificamente inoppugnabile che il particolato è tanto più dannoso quanto più le sue dimensioni sono piccole. E che la sua produzione cresce nelle combustioni a temperature elevate. Come quelle dei più "avanzati" inceneritori».
Quanto alla qualità dell’acqua in provincia, l’altro rappresentante dell’Agenzia, Enrico Toso, dirigente del settore tecnico, ha fornito dati positivi ai circa 300 astanti. Per parte sua, Silvano Piffer dell’Osservatorio epidemiologico ha tracciato un quadro eccellente sullo stato di salute dei trentini paragonato al resto d’Italia. Piffer auspica tra l’altro un rapporto ancora più stretto fra l’Appa, che raccoglie i dati ambientali, e l’Osservatorio epidemiologico, che li elabora. Da noi intervistato, Piffer non nasconde, tuttavia, che non sono disponibili le risorse (ingenti) necessarie per uno studio sistematico dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute in Trentino. Poi, conferma la validità di varie indagini secondo le quali un impianto di incenerimento ha riflessi negativi sugli indicatori di morbilità e mortalità. «Tuttavia - precisa - si tratta di incidenze meno gravi di quanto si ritenesse anni fa. Bisogna poi valutare fattori locali come le caratteristiche specifiche della popolazione e le altre variabili territoriali (ubicazione degli impianti, densità abitativa, correnti d’aria eccetera). I rischi potrebbero anche risultare di scarsa rilevanza statistica. Ma è difficile verificarlo: le patologie si manifestano a distanza di anni... Va da sé che in simili circostanze bisogna effettuare un’attenta analisi e su questa base scegliere a livello politico se ispirarsi o no al principio di precauzione».
Proprio sulle scelte della politica sono nette le parole del noto oncologo triestino Lorenzo Tomatis, il quale l’altra sera, dopo aver insistito sulla prevenzione, ha invitato i trentini a non aggiungere una fonte di inquinamento a quelle già presenti. «Purtroppo - ha detto all’<+corsivo>Adige <+testo>- i tempi della politica sono più brevi di quelli di insorgenza delle malattie causate da scelte sbagliate. Perciò spesso il legislatore preferisce non conoscere i danni che può causare: si riveleranno tanto tempo e non sarà più colpa di nessuno...».

[ questi due articoli sono stati pubblicati sul quotidiano l'Adige di cui l'autore è redattore ].


 

 
    4a parte  
       
   

fonte
http://it.wikipedia.org


Il particolato, o particolato sospeso, o pulviscolo atmosferico, o polveri sottili, o polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano l'insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi). Questo particolato sospeso in aria si raccoglie soprattutto negli strati inferiori, in quantità e qualità variabile da luogo a luogo. Il particolato è l'inquinante che ha il maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre.

. 1 Sorgenti o 1.1 Rilevanza delle sorgenti antropiche
· 2 Classificazione qualitativa
· 3 Identificazione e misura quantitativa
· 4 Legislazione europea e italiana
· 5 Effetti sulla salute
· 6 Effetti sull'ambiente e sulla meteorologia
· 7 Note
· 8 Voci correlate
· 9 Collegamenti esterni

Sorgenti
Gli elementi che concorrono alla formazione di questi aggregati sospesi nell'aria sono numerosi e comprendono fattori sia naturali che antropici (ovvero causati dall'uomo).

Fra i fattori naturali (che si stima superino il 90% del totale) vi sono ad esempio:
· polvere, terra, sale marino alzati dal vento (il cosiddetto "aerosol marino"),
· incendi,
· microorganismi,
· pollini e spore,
· erosione di rocce,
· eruzioni vulcaniche,
· polvere cosmica.

Fra i fattori antropici (meno del 10% del totale delle PTS, ma molto rilevante nei centri urbani) si include gran parte degli inquinanti atmosferici:
· emissioni della combustione dei motori a combustione interna (autocarri, automobili, aeroplani);
· emissioni del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone e legna);
· residui dell'usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture;
· emissioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri;
· lavorazioni agricole;
· inceneritori e centrali elettriche;
· fumo di tabacco.

I fattori più rilevanti nelle aree urbane sono senza dubbio il traffico stradale e il riscaldamento (eccetto se a gas), nonché eventuali impianti industriali (raffinerie, cementifici, centrali termoelettriche, inceneritori ecc.).
In genere il particolato prodotto da processi di combustione, siano essi di origine naturale (ad esempio: incendi) o antropica (motori, riscaldamento, industrie, centrali elettriche, ecc.), caratterizzato dalla presenza preponderante di carbonio e sottoprodotti della combustione, è definito "particolato carbonioso". Esso è considerato in linea di massima e con le dovute eccezioni maggiormente nocivo del particolato "naturale" in quanto trasporta facilmente sostanze tossiche residue della combustione (composti organici volatili, diossine, ecc).
Rilevanza delle sorgenti antropiche
La questione è molto dibattuta. In generale, negli impianti di combustione non dotati di tecnologie specifiche, pare accertato che il diametro delle polveri sia tanto minore quanto maggiore è la temperatura di esercizio.
In qualunque impianto di combustione (dalle caldaie agli inceneritori fino ai motori delle automobili e dei camion) un innalzamento della temperatura (al di sotto comunque di un limite massimo) migliora l'efficienza della combustione e dovrebbe perciò diminuire la quantità complessiva di materiali parzialmente incombusti (dunque di particolato).
Lo SCENIHR (Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks) comitato scientifico UE che si occupa dei nuovi/futuri rischi per la salute, considera i motori a gasolio e le auto con catalizzatori freddi o danneggiati i massimi responsabili della produzione di nanoparticelle.[1] Lo SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks, Comitato UE per i rischi per la salute e ambientali) afferma che le maggiori emissioni di polveri fini (questa la dicitura esatta usata, intendendo PM2,5) è data dagli scarichi dei veicoli, dalla combustione di carbone o legna, processi industriali ed altre combustioni di biomasse [2].
Naturalmente in prossimità di impianti industriali come cementifici, altiforni, centrali a carbone, inceneritori e simili, è possibile (a seconda delle tecnologie e delle normative in atto) rilevare o ipotizzare un maggiore contributo di tali sorgenti rispetto al traffico.
Secondo i dati dell'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente) riferiti al 2003, la produzione di PM10 in Italia deriverebbe: per il 49% dai trasporti; per il 27% dall'industria; per l'11% dal settore residenziale e terziario; per il 9% dal settore agricoltura e foreste; per il 4% dalla produzione di energia. Secondo uno studio del CSST su incarico dell'Automobile Club Italia, sul totale delle emissioni di PM10 in Italia il 29% deriverebbe dagli autoveicoli a gasolio, e in particolare l'8% dalle automobili in generale e l'1-2% dalle auto Euro3 ed Euro4.[3]
Bisogna considerare che a partire dal 2009 la totalità dei carburanti da autotrazione in vendita in Europa sarà senza zolfo (ossia con quantià di zolfo entro le 10 ppm): essendo lo zolfo un elemento rilevante nella formazione del particolato, ciò dovrebbe contribuire alla riduzione di emissioni dello stesso, oltre che degli ossidi di zolfo, la cui riduzione è lo scopo principale. Inoltre, in Europa si stanno diffondendo (sono necessari per i veicoli dotati di filtro attivo antiparticolato) oli lubrificanti motore a basso contenuto di ceneri (specifiche ACEA C3) che contribuiscono a contenere ulteriormente la formazione di particolato.
Si segnalano alcuni dubbi sulla formazione di nanopolveri che i filtri attivi antiparticolato ipoteticamente potrebbero emettere, per il momento confutati dalle evidenze sperimentali.
Per approfondire, vedi la voce filtro attivo antiparticolato.
In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie fonti è un'operazione di estrema complessità e occasione di continue polemiche fra i diversi settori produttivi, ulteriormente accentuate dai fortissimi interessi economici in gioco.
Classificazione qualitativa
In base alle dimensioni ed alla natura delle particelle si possono elencare le seguenti classi qualitative di particolato:

· aerosol: particelle sospese di diametro minore di 1 µm (liquide o solide)
sono particelle di dimensioni colloidali, che causano, in particolare all'alba e al tramonto, l'Effetto Tyndall, facendo virare il colore della luce solare verso l'arancione.
· esalazioni: particelle solide di diametro < 1 µm in genere prodotte da processi industriali
· foschie: particelle (generalmente liquide) di diametro < 2 µm
· fumi: particelle di diametro < 2 µm (solide)
· polveri: particelle di diametro incluso tra 0,25 e 500 µm (solide)
· sabbie: particelle di diametro > 500 µm (solide)

Identificazione e misura quantitativa
La quantità totale di polveri sospese è in genere misurata in maniera quantitativa (peso / volume). In assenza di inquinanti atmosferici particolari, il pulviscolo contenuto nell'aria raggiunge concentrazioni diverse (mg/m3) nei diversi ambienti:

· ca. 0,05 – 0,10 in campagna
· ca. 0,10 – 0,20 in città
· ca. 0,20 – 0,40 in zone industriali.

L'insieme delle polveri totali sospese (PTS) può essere scomposto a seconda della distribuzione delle dimensioni delle particelle. Le particelle sospese possono essere campionate medianti filtri di determinate dimensioni, analizzate quantitativamente ed identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico medio. Si utilizza un identificativo delle dimensioni, il Particulate Matter, abbreviato in PM, seguito dal diametro massimo delle particelle.
Ad esempio si parla di PM10 per le particelle con diametro inferiore a 10 µm.
In particolare:
· Particolato grossolano – particolato sedimentabile di dimensioni superiori ai 10 µm, non in grado di penetrare nel tratto respiratorio.
· PM10 – particolato formato da particelle inferiori a 10 µm, è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso e laringe).
· PM2,5 – particolato fine con diametro inferiore a 2,5, è una polvere toracica, cioè in grado di penetrare nei polmoni.
· PM1 – particolato ultrafine: diametro inferiore ad un 1 µm, è una polvere respirabile, cioè in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli.
Le tecniche gravimetriche non riescono a misurare con la precisione e sensibilità sufficiente i quantitativi di particolato ancora più fine. Scendendo ancora di diametro, all'interno del particolato ultrafine ricadono le cosiddette nanopolveri, che sono polveri con un diametro compreso fra 2 e 200 nm.
Il PTS, così come ogni suo sottoinsieme, è caratterizzato da una distribuzione statistica dei diametri medi, ovvero è composto da diversi insiemi di particelle di diametro aerodinamico variable da un minimo rilevabile fino al massimo diametro considerato: ad esempio il PM10 è una frazione del PTS, il PM2,5 contribuisce al totale del PM10 e così via fino ai diametri inferiori (nanopolveri).
La distribuzione dei diametri aerodinamici medi è variabile, ma alcuni autori ritengono di poter valutare il rapporto fra PM2,5 e PM10 compreso fra il 50% e il 60%. In particolare Harrison valuta il PM2,5 come il 60% del PM10, mentre Kim lo valuta come un valore variabile dal 52% al 59%. Questo significa che – ad esempio – di 10 µg di PM10 contenuti in un metro cubo di aria mediamente 6 µg sono di PM2,5.

In un'inchiesta sul campo condotta dall'associazione di consumatori Altroconsumo nel gennaio del 2007 fra le 9.00 e le 17.00 in vari punti del centro di Milano tali da simulare il comportamento medio di un cittadino si è registrata una media di 451 µg/m³ per il PM10 con picchi di oltre 700 e di 408 µg/m³ per il PM2,5, che è risultato essere perciò il 90% del totale, più elevato dei dati medi di letteratura [4].
Legislazione europea e italiana
Al PM10 fanno riferimento numerose normative (fra cui le direttive europee sull'inquinamento urbano 1999/30/EC e 96/62/EC), tuttavia tale parametro si sta dimostrando relativamente grossolano, dato che sono i PM2,5 ed i PM1 (anche se comunque correlati al PM10) ad avere i maggiori effetti negativi sulla salute umana e animale. La sensibilità degli attuali strumenti di controllo sulle emissioni apprezza ordini di grandezza del micron. Per rilevare particelle ancora più fini è necessario utilizzare strumenti di laboratorio molto sofisticati e costosi, e su questa categoria di polveri non esistono limiti di legge (che operativamente non potrebbero essere fatti rispettare alla luce della tecnologia attuale).

Nel 2006 l'OMS, riconoscendo la correlazione fra esposizione alle polveri sottili e insorgenza di malattie cardiovascolari e l'aumentare del danno arrecato all'aumentare della finezza delle polveri, ha indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri sottili nell'aria e ha abbassato i livelli di concentrazione massimi "consigliati" a 20 e 10 microgrammi/m³ rispettivamente per PM10 e PM2,5.[5]
Nelle direttive europee 1999/30/EC e 96/62/EC, la Commissione Europea ha fissato i limiti per la concentrazione delle PM10 nell'aria:
Fase 1dal 1 gennaio 2005 Fase 2 termine indicativo dal 1 febbraio 2010
Valore massimo per la media annuale 40 µg/m³ 20 µg/m³
Valore massimo giornaliero (24-ore)Numero massimo di superamenti consentiti in un anno. 50 µg/m³35 50 µg/m³7
Il DM 60 del 2 aprile 2002, che accoglie le direttive europee, identifica come limite giornaliero di PM10 nelle aree urbane il valore di 50 µg/m3 (milionesimi di grammo al metrocubo, vedi Sistema internazionale di unità di misura#Prefissi) ed è dunque conforme ai parametri indicati nella fase 1 della 96/62/EC.
Effetti sulla salute
Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale a seconda dell'origine (naturale, antropica ecc.) e delle dimensioni delle polveri. In taluni casi (si pensi all'aerosol marino), l'effetto può addirittura essere benefico.
Tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultrafine (PM10 e soprattutto PM2,5) vi sono patologie acute e croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).[6] [7]
Il meccanismo dettagliato con cui il particolato interferisce con gli organisimi non è ancora chiarito completamente: è noto che al diminuire delle dimensioni la possibilità di interazione biologica aumenta, in quanto le più piccole particelle possono raggiungere laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasporta (ad esempio idrocarburi policiclici aromatici, SOx e NOx).
Le cosiddette nanopolveri arriverebbero addirittura a penetrare nelle cellule, rilasciando direttamente le sostanze trasportate, con evidente maggior pericolo. Secondo alcuni esse sarebbero pertanto responsabili di patologie specifiche (cosiddette nanopatologie), ma finora gli studi (oggi ancora ad uno stadio iniziale, e legati non solo allo studio delle polveri disperse in aerosol ma in generale alle nanotecnologie) non hanno portato ad alcuna prova epidemiologica definitiva. Secondo lo SCENHIR attualmente "gli studi epidemiologici riguardo l'inquinamento atmosferico non forniscono evidenze che le nanoparticelle siano più dannose di particolato di maggiori dimensioni" [1].
Per approfondire, vedi la voce nanopatologia.
Effetti sull'ambiente e sulla meteorologia
Il pulviscolo ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle radiazioni, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione del vapore acqueo (favorendo smog e nebbie).
L'aumento dell'inquinamento ha causato negli ultimi anni la formazione di un fenomeno noto come oscuramento globale, che consiste in una graduale riduzione dell'intensità dell'irraggiamento diretto sulla superficie terrestre (a causa della maggior diffusione della luce dovuta ad una maggior quantità di aerosol atmosferico), risultante in un lieve raffreddamento della superficie terrestre. Tale fenomeno, che varia a seconda delle aree coinvolte, è stato osservato a partire degli anni '50 ed ha fino ad ora compensato (e dunque attenuato) parzialmente gli effetti del riscaldamento globale, in termini difficilmente quantificabili. La riduzione dell'emissione di particolato in atmosfera in aree come l'Europa sta riducento tale fenomeno.


Note
1. ? 1,0 1,1 (EN) europa.eu "The appropriateness of existing methodologies to assess the potential risks associated with engineered and adventitious products of nanotechnologies", SCENIHR 2006 (PDF)
2. ? (EN) europa.eu "New evidence of air pollution effects on human health and the environment", SCHER 2005 (PDF)
3. ? I dati su entrambi gli studi sono tratti da la Repubblica Salute anno 13 n. 524 del 22 febbraio 2007.
4. ? Altroconsumo n. 201 di febbraio 2007; vedi anche pagina del sito dell'associazione.
5. ? (EN) OMS: 2006 Air quality guidelines executive summary, PDF
6. ? (EN) Donaldson K, MacNee W. Potential mechanisms of adverse pulmonary and cardiovascular effects of particulate air pollution (PM10). Int J Hyg Environ Health. 2001 Jul;203(5-6):411-5. Sunto
? (EN) Francesca Dominici, PhD; Roger D. Peng, PhD; Michelle L. Bell, PhD; Luu Pham, MS; Aidan McDermott, PhD; Scott L. Zeger, PhD; Jonathan M. Samet, Fine Particulate Air Pollution and Hospital Admission for Cardiovascular and Respiratory Diseases, MD –
 

 

 
       
    5a parte  
       
    fonte
http://www.grilliverona.it/

FOGLIO INFORMATIVO SULLA PETIZIONE
INCENERITORI. MORIRE A NORMA DI LEGGE

La petizione nasce per chiedere che il piano provinciale di gestione rifiuti di Verona NON PREVEDA il ricorso a tecniche di trattamento "a caldo", in particolare l' incenerimento, in impianti come quello di Ca' del Bue (ed altri, aziendali, secondo l'attuale orientamento dell'Amministrazione Provinciale) ed è motivata sulla base di una serie di considerazioni scientifiche, economiche, giuridiche e di oramai dimenticato buonsenso. Si segnala inoltre un' alternativa tecnica di trattamento dei rifiuti, più economica e sostenibile per l'ambiente, e meno pericolosa per la salute pubblica.

Lo scopo di questo foglio informativo è spiegare, in estrema sintesi, quali sono i punti fondamentali sui quali si fondano le nostre richieste e fornire alcuni riferimenti scientifici necessari per approfondire la materia.

E' necessario chiarire un punto importante: una legge della fisica che sta alla base della chimica moderna, la "Legge di conservazione di massa" di Lavoisier, ci spiega come in una reazione chimica: "Nulla si perde, nulla si crea".

La combustione è una reazione chimica (ossidazione) che trasforma la materia che viene bruciata ma nulla "scompare", la maggior parte di ciò che si brucia sparisce alla vista, ma non ai polmoni e altri organi; inoltre i processi di combustione innescano reazioni tali per cui materiali prima innocui (ad es. la plastica) si trasformano in sostanze altamente tossiche e cancerogene (come le tristemente famose diossine). Ciò vale sia per le ceneri "pesanti", che rimangono a terra come residui, che per le polveri sottili, che prendono il volo con i fumi. Entriamo un po' nel dettaglio: le ceneri "pesanti", divenute tossiche, devono essere smaltite in discariche speciali. Mediamente un inceneritore "sforna" circa il 30% di ciò che entra in ceneri tossiche cioè per ogni tonnellata di rifiuti che entra si ha la produzione di 300 Kg di ceneri tossiche. Sostenere che con l'inceneritore si eliminerebbero le discariche è cosa priva di fondamento, in realtà si necessita di una discarica "speciale" per rifiuti tossici; la proposta dell'attuale amministrazione provinciale prevede infatti che questo tipo di discarica sia "funzionale e attigua a Ca' del Bue".

Il restante 70% del materiale in ingresso bruciato viene emesso nell'atmosfera sotto forma di gas, fumi e ceneri volanti. Tutti noi abbiamo sentito parlare di polveri PM10: con PM (particulate matter) si indica appunto questo particolato (polveri, pulviscolo atmosferico) ed il numero ne indica il diametro aerometrico in micromètri (µm, milionesimo di metro). Il PM10, con diametro inferiore a 10 µm, è una polvere inalabile ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso e laringe); il PM2.5 o particolato fine, con diametro inferiore a 2.5 µm, è una polvere toracica cioè in grado di penetrare nei polmoni; il PM1, particolato ultrafine, con diametro inferiore ad 1 µm, è una polvere respirabile cioè in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli. Con il termine nanoparticelle si intendono quelle di dimensione inferiore a 100 nanomètri (nm, miliardesimo di metro) ossia PM0.1. Per farci un idea possiamo ricordare che un capello ha un diametro medio di 70 µm. Queste particelle hanno dimensione, forma e composizione variabili: tutti fattori importanti che contribuiscono alla loro pericolosità.

Alcuni studi hanno preso in considerazione le polveri respirabili ed hanno constatato che queste possono passare, appunto tramite la respirazione, al circolo sanguigno(1) e da qui ad altri organi e tessuti del corpo(2). Il nostro organismo non è in grado di eliminare queste particelle inorganiche tramite il sistema immunitario(3) per cui si ha un accumulo progressivo e irreversibile. Le ricerche attualmente disponibili in questo campo giungono sempre alla stessa conclusione e cioè che le particelle inorganiche presenti all'interno degli organi e tessuti sono associate ad importanti effetti negativi sulla salute umana(4) e sul funzionamento delle cellule(5-6-7-8). Esiste un considerevole numero di studi che dimostrano gli effetti nocivi sull'organismo umano in presenza di micro e/o nanoparticelle(9-10-11-12). L' OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente indicato, come linea guida, di porre sotto controllo le polveri PM2.5, non più solo le PM10: una chiara indicazione sul fatto che le particelle più sottili possono rappresentare un grave problema.

Considerate le evidenze scientifiche di potenziali pericoli per la salute derivanti dall'esposizione a polveri fini ed ultrafini, emesse dagli inceneritori, ed il fatto che, la vigente normativa NON PREVEDA nessuna analisi e/o controllo su di esse (inferiori a PM10), riteniamo di poter invocare il principio di precauzione espresso dalla Commissione Europea nella comunicazione [COM2000-1] che di fronte all'incertezza scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, impone al decisore politico di valutare approfonditamente il livello di rischio "accettabile", adottando l'ipotesi più pessimistica.

Il secondo aspetto da considerare è quello economico: i moderni inceneritori, impropriamente denominati "termovalorizzatori", hanno costi elevatissimi, tanto che, senza incentivi pubblici, non riuscirebbero a stare sul mercato.

A partire dal 1992 questi impianti hanno usufruito di quegli incentivi (CIP6) che erano stati previsti a sostegno di fonti rinnovabili (sole, vento, geotermìa,...). Tutto ciò grazie ad una "fantasiosa legge all'italiana", in cui, inserendo la parola "e assimilate" prima della sua approvazione, i rifiuti e gli scarti del petrolio sono stati magicamente trasformati in "fonti rinnovabili". Considerando poi fattori come l' efficienza energetica di un "termovalorizzatore", che è solo del 20-25%, i costi di trattamento fumi (130 euro/ton.) e dello smaltimento in discarica "speciale" delle ceneri tossiche residue nessun imprenditore avveduto investirebbe in un impianto del genere. Sono i nostri soldi, prelevati tramite la bolletta elettrica, che mantengono in piedi questi "inceneritori di denaro pubblico".

Il ricorso all'incenerimento è una scelta sempre meno sostenibile considerando che tecniche alternative, più economiche e sicure sono già presenti sul mercato: si tratta dei cosiddetti sistemi "a freddo" come il Riciclo ed il Trattamento Meccanico Biologico (TMB). Queste tecnicheq prevedono una separazione dei rifiuti tra umido e secco, un trattamento biologico dell'umido con produzione di organico biostabilizzato e/o di compost (humus), la possibilità di recupero energetico grazie alla digestione anaerobica (biologica) con produzione di biogas (metano), un ulteriore trattamento selettivo sulla parte secca da cui risulta una parte residua a basso impatto ambientale (inerte, bio-stabilizzata e a basso potere calorifico) adatta allo smaltimento in discarica di cat. "a" (normale, non speciale). L'utilizzo di tale discarica va considerato come pratica "temporanea" all'interno di un piano "rifiuti zero" (riportato in seguito) che ne vedrebbe diminuire l'impiego nel corso degli anni, cosa resa assai difficile se si utilizzasse l'inceneritore (una "bocca da sfamare a vita" costata 90 milioni di euro). In Germania in pochi anni, dal 2000 al 2005, questi impianti sono passati da 2 unità a 64 impianti in funzione. In Italia si iniziano a fare i primi passi in tal senso, ad esempio il nuovo piano rifiuti della Provincia di Savona, anche grazie alla consulenza scientifica dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, non prevede l'utilizzo di nuovi inceneritori.

La soluzione complessiva del problema dello smaltimento dei rifiuti non è riducibile alla scelta del singolo tipo di impianto (fattore certamente importantissimo per la nostra salute) e visto che non possono "sparire", è necessario elaborare un piano strategico, integrato e più ampio che punti all'obiettivo "rifiuti zero". San Francisco e Oakland (California, USA) hanno optato per questa scelta ponendosi l'anno 2020 come traguardo. Questo tipo di approccio, che NON significa certamente "consumi zero", prevede in primo luogo un efficiente raccolta differenziata che richiede la collaborazione di cittadini e attività commerciali, inoltre rende finalmente praticabile una tariffa personale del tipo: "meno rifiuti produci, meno paghi". Il Riciclo e il Riutilizzo poi, oltre agli evidenti risparmi di risorse e denaro sono anche una non trascurabile fonte di occupazione. Un altro punto fondamentale del piano è rappresentato dall'adesione degli industriali, in quanto la produzione deve essere responsabilizzata nei confronti dei prodotti e dei residui che produce. Che cosa sono i residui se non cattiva progettazione industriale? "Rifiuti Zero" significa che: "Se un prodotto non può essere riutilizzato, riparato, ricostruito, rinnovato, rivenduto, riciclato o trasformato in compost, allora il suo impiego deve essere limitato, il prodotto stesso riprogettato, o rimosso dalla produzione."

La natura, una sorta di "industria" che funziona in ciclo da almeno 3,5 miliardi di anni, non contempla "rifiuti", tutto viene riutilizzato, riciclato. In 200 anni "l'uomo tecnologico" è finora riuscito a concepire solo sistemi lineari con inizio e fine, usa e getta: tutti vicoli ciechi. Anche se si arrivasse ad un "inceneritore perfetto" gettare risorse in fumo in questo modo, come se ne avessimo a disposizione all'infinito, sarebbe comunque una follia. Eppure la soluzione è sotto i nostri occhi, in natura, basta guardarsi attorno e copiarla: mettere il sistema in ciclo. Il pianeta su cui viviamo, l' unico che abbiamo, non è un sistema "aperto", non ci sono finestre da poter aprire: semplicemente NON ci sono finestre.

Pensare di avere davanti a noi un futuro dove si possa, secondo il pensiero "piròfilo" attuale, BRUCIARE TUTTO IL BRUCIABILE, non ha senso ed equivale a NON pensare al futuro. Vi chiediamo quindi, se anche voi condividete tali considerazioni, di firmare questa petizione. Grazie.
 


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

1) Nemmar, A., P.H.M. Hoet, B.Vanquickenborne, D. Dinsdale, M. Thomeer, M.F. Hoylaerts, H. Vanbilloen, L.Mortelmans, B. Nemery.
Passage of inhaled particles into the blood circulation in humans. Circulation 105 (4): 411-414. 2002.
2) Oberdörster G, Sharp Z, Atudorei V, Elder A, Gelein R, Kreyling W, and Cox C.
Translocation of inhaled ultrafine particles to the brain. Inhal Toxicol. Jun;16(6-7):437-445. 2004.
3) M. Lucarelli, A.M. Gatti, G. Savarino, P. Quattroni, L. Martinelli, E. Monari, D. Boraschi.
Innate defence function of macrophages can be biased by nano-sized ceramic and metallic particles. Cytokine Network, Vol 15 (4): 339-346 Dec. 2004.
4) A. Gatti, S. Montanari Risk assessment of micro and nanoparticles and human health.
Cap. in Handbook of Nanostructured Biomaterials and Their Applications in Nanobiotechnology Vol 2, p. 347-369. 2004.
5) K.Peters, R. Unger, A. Gatti, E. Sabbioni, A. Gambarelli, J. Kirkpatrick
Impact of ceramic and metallic nanoscaled particles on endothelial cell functions in vitro. Nanotech. for the life Sciences Vol.5 Nanomat.-Toxicity. 2006
6) A. Gatti, S. Montanari, A. Gambarelli, F. Capitani, R. Salvatori
In-vivo short and long term evaluation of the interaction material-blood. Journal of Materials Science Materials in Medicine 16: 1213-19. 2005.
7) Peters, Unger, Gatti, Monari, Kirkpatrick
Effects of nano-scaled particles on endothelial cell function in vitro: Studies on viability, proliferation and inflammation. J. of Material Science: Mat. in Medicine 15 (4): 321-325, 2004.
8) M. Lucarelli, E.Monari, AM. Gatti, Boraschi
Modulation of defence cell function by nanoparticles in vitro. Bioceramics (16). Ed.M.Barbosa , Ed Treans Tech Publ. 2004
9) Frampton MW, Stewart JC, Oberdorster G, Morrow PE, Chalupa D, Pietropaoli AP, Frasier LM, Speers DM, Cox C, Huang LS, Utell MJ.
Inhalation of ultrafine particles alters blood leukocyte expression of adhesion molecules in humans. Environ Health Perspect. Jan;114(1):51-58. 2006.
10) Elder A, Gelein R, Finkelstein JN, Driscoll KE, Harkema J, Oberdorster G.
Effects of subchronically inhaled carbon black in three species. Retention kinetics, lung inflammation, and histopathology. Toxicol Sci. Sep 21. 2005.
11) Frampton MW, Utell MJ, Zareba W, Oberdorster G, Cox C, Huang LS, Morrow PE, Lee FE, Chalupa D, Frasier LM, Speers DM, Stewart J.
Effects of exposure to ultrafine carbon particles in healthy subjects and subjects with asthma. Res Rep Health Eff Inst. Dec;(126):1-47; discussion 49-63. 2004.
12) Pietropaoli AP, Frampton MW, Hyde RW, Morrow PE, Oberdörster G, Cox C, Speers DM, Frasier LM, Chalupa DC, Huang LS, and Utell MJ.
Pulmonary function, diffusing capacity, and inflammation in healthy and asthmatic subjects exposed to ultrafine particles. Inhal Toxicol (16) Suppl. 1:59-72. 2004.

 

 
       
     
         
    ALTRI TEMI TRATTATI