La TRANS-DEMOCRAZIA

 
 





La Democrazia si è trans-formata. Non ce la fa più a mantenere i suoi caratteri d'origine. Ha degli attributi che la intoppano nei movimenti e nelle prestazioni. Se ne vuole liberare. Desidera esibire altre grazie, apparire più disinibita, più disinvolta nell'applicazione delle regole.

La Demo-crazia è diventata Pluto-crazia, ma non ci tiene assolutamente a cambiare nome. Il potere in mano ai ricchi non è poi una grande novità. Ai 3 che non ricordano, ecco l'aiuto di Wikipedia:

Il termine plutocrazia indica il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie all'ampia disponibilità di capitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.

L'ho ingrandita perché mi sembra molto chiara e attuale. I Grandi Affari ruotano attorno ai lavori pubblici, all'edilizia in generale, al petrolio, ai rifiuti; da poco all'acqua. Tra non molto all'aria.

Riportiamo uno scritto di Luigi De Magistris, in merito.

Quando si rubano acqua ed aria si ha il furto di Stato ed il messaggio è chiaro: la sete la debbono governare le multinazionali. Coloro i quali hanno il governo dell'economia decidano sulla vita e la morte delle persone. Ancora una volta il Governo approva una legge in violazione della normativa europea, come avevo già evidenziato con il deposito di un'interrogazione alla Commissione. Per la politica degli affari l'acqua è un business ed anche molto redditizio.

Numerose inchieste giudiziarie, svolte anche in epoca recente, hanno evidenziato gli interessi criminali che ruotano nella gestione dell'acqua. Operano spesso le solite società miste pubblico-private, del tipo di quelle che nel settore dei rifiuti hanno coinvolto per fatti di mafia il Sottosegretario PDL Cosentino - divenute perfetta sintesi tra la lottizzazione partitocratica e la borghesia delle professioni dominanti, con presenza, talvolta, di personaggi contigui alle mafie e magari, per offrire una forma di apparente legalità, inserendo nella compagine sociale magistrati in pensione oppure, per scongiurare controlli di legalità, parenti e affini in un incrocio tracotante tra controllori e controllati in un conflitto d'interessi permanente.

Il costo dell'inserimento della borghesia mafiosa nella gestione dell'acqua viene pagata dai soliti noti: gli utenti, il popolo. Che pagano ancora di più per avere quello che dovrebbe essere gratuito. Il controllo della gestione dell'acqua significa appalti e sub-appalti per miliardi di euro, nella potabilizzazione e depurazione delle acque, nella realizzazione delle reti idriche, nelle convenzioni con le multinazionali predatorie.

E volano le mazzette di Stato, stile scudo fiscale. Le multinazionali non investono denari per realizzare reti idriche in Africa in maniera tale da scongiurare il dramma dell'assenza di acqua che costringe alla fuga migliaia di migranti, ma colludono con i governi dell'opulenza senza regole per eliminare l'acqua quale bene pubblico. Avere il controllo dell'acqua vuol dire anche condizionare la vita di milioni di esseri umani.

L'acqua è come l'aria dicevano gli antichi. Beni primari.
Tutto, ormai, vogliono toglierci: l'acqua, la salute, la natura. La violenza di questa politica affaristica non sembra avere uguali nell'era della democrazia: è la forma più deteriore della plutocrazia dei mercanti che governa, in una corsa verso la distruzione del globo, il destino degli uomini.

Dimostriamo che esiste ancora chi sogna un mondo diverso in cui l'amore per il prossimo sia la bussola dell'agire politico e la natura una risorsa di tutti e per tutti.


martedì 24 novembre 2009

 
 
     
 
     
     
 

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