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da La Repubblica (Politèia) di Platone
Trasimaco.
Ascolta dunque, Socrate. Io
dico che la giustizia non è altro se non ciò
che è vantaggioso al più forte. Perché non
applaudi ? Io lo sapevo che non ne avresti avuto il
coraggio.
Socrate.
Lo farò appena abbia
compreso ciò che tu vuoi dire: perché ora non ti
capisco ancora. Tu affermi che il giusto è ciò che è
vantaggioso ai forti. Cosa vuoi dire con questo caro
Trasimaco ?
Trasimaco.
Colui che comanda fa le
leggi secondo il suo vantaggio: il popolo fa le leggi
popolaresche, il despota leggi despotiche e così gli
altri. E nel fare le leggi essi dichiarano ciò che è ad
essi vantaggioso come giusto per quelli che obbediscono:
e puniscono chi vi contravviene come uno che agisce
ingiustamente e contro le leggi. Questo voglio dire
quando dico che in tutti gli stati il giusto coincide con
ciò che riesce vantaggioso al potere stabilito. Il
potere è la forza che domina; onde è legittimo
concludere che dappertutto la giustizia e ciò che è
vantaggioso ai forti sono la stessa cosa.
(Repubblica, I 338 C 339 A)
Trasimaco.
Credi tu, Socrate, che i
pastori pensino al bene dei loro greggi, se ne prendano
cura e li ingrassino per altro fine che per il vantaggio
dei loro padroni e loro proprio ? E così pensi tu che i
padroni dello stato, che hanno il potere effettivo,
abbiano nel rapporto con i loro assoggettati un
sentimento diverso da quello che si avrebbe per delle
pecore e che giorno e notte essi si occupino daltro
fuori che del modo di ricavarne un utile ?
Tu sei così lontano dal conoscere ciò che è il giusto
e lingiusto, che non sai che la giustizia
è un bene che serve non a chi lo possiede, ma al forte
che comanda: e che anzi essa (giustizia) è uno
svantaggio per chi vi si assoggetta ed obbedisce.
Lingiustizia esercita il suo impero sugli uomini
giusti, i quali per ingenuità obbediscono, servono
allinteresse dei forti e ne promuovono, servendo,
il benessere: mentre non servono affatto al proprio.
Bisogna, o semplice uomo che tu sei, considerare le cose
da questo punto di vista: che luomo giusto si trova
sempre in condizioni dinferiorità di fronte
allingiusto. Già nei rapporti comuni, quando essi
intraprendono qualche cosa insieme, luomo giusto
non ne esce mai con il proprio vantaggio, ma anzi con lo
svantaggio. E nelle cose pubbliche, quando è imposta una
contribuzione, il giusto, a condizioni uguali, paga
sempre più dellingiusto: se vi è da avere qualche
profitto, il guadagno è sempre tutto per
lingiusto. E, quando si tratta di rivestire qualche
ufficio pubblico, il giusto vi perde sempre, se non altro
perché lascia deperire per trascuratezza i suoi
interessi privati e non ritrae alcun profitto a spese del
pubblico: senza contare che egli si attirerà lodio
dei conoscenti e dei parenti perché non vorrà favorirli
contro ciò che è giusto. Mentre per luomo
ingiusto avviene tutto il contrario.
E tu comprenderai ancora meglio il vantaggio
delluomo ingiusto quando tu ti spinga col pensiero
fino allingiustizia completa: quella che fa
delluomo ingiusto luomo più beato e di colui
che è vittima dellingiustizia, senza poterla
ricambiare, lessere più infelice. Questa è la
tirannide, che con la violenza e la frode si impadronisce
del bene altrui, privato e pubblico, contro tutte le
leggi umane e divine, e non piano piano, ma dun
colpo. I ladri ordinari, se scoperti, vengono puniti e ne
riportanola più grande ignominia: essi sono detti
sacrileghi, briganti, ladri, truffatori. Però quando uno
si impadronisce non solo dei beni ma anche delle persone
dei cittadini e li riduce a schiavi, egli non riceve
questi nomi infami; egli è considerato come luomo
più fortunato e beato non solo dai suoi concittadini, ma
anche dagli altri, i quali pure sanno che egli ha
perpetrato le peggiori ingiustizie.
Coloro che biasimano lingiustizia, la biasimano non
perché riluttino a commetterla, ma perché temono di
subirla. Così vedi, caro Socrate, che lingiustizia
portata al più alto grado è qualche cosa di più forte,
di più nobile, di più potente che la giustizia e che il
giusto è ciò che riesce al vantaggio del più forte,
lingiusto è ciò che riesce al proprio vantaggio.
(Repubblica I, 343 B 344 C)
venerdì 14 agosto 2009
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