Paternoster qui es in ... agsm

 
 





I Pubblici Amministratori hanno sempre ragione. Altrimenti ... perché si troverebbero lì ? E se qualcuno fa notare che... è un terrorista. E se l'Università di Trento non dice quello che vorrebbero loro (gli amministratori), ha fatto uno studio poco approfondito ed è anche incompetente. Il Vero Rapporto, quello contenente la Verita Rivelata (perché proveniente appunto dal Pater) sarà presentato entro 10 giorni. Nessuno di noi ne dubita. Il controllato che controlla se stesso è un classico della pubblica amministrazione.
Se non ci fosse da preoccuparsi in modo serio per la solita arroganza, per la spocchia, per le minacce di denunce e di querele di persone che hanno code di paglia di dimensioni spropositate, tutto questo sarebbe da passare pari pari a Roberto Puliero.
Aumenta il fumo, a Verona. Ma anche l'olio, se si vuol andare avanti.




Corriere di Verona 16 ott 2010
Laura Lorenzini

Trento stronca Ca’ del Bue «Troppo ossido di azoto»

Nel mirino della relazione del Piano di risanamento anche il cementificio di Fumane e il Motorcity
L’ateneo: i termovalorizzatori producono troppo ossido di azoto

VERONA —
Ca’ del Bue? Un impianto dal potenziale altamente inquinante.
Il cementificio di Fumane? Da solo produce l’81 per cento degli ossidi di azoto emessi dall’intero Comune di Verona. Non fa sconti, il piano di risanamento della qualità dell’aria realizzato dall’Università di Trento, a quelli che definisce i «grandi emettitori» di sostanze nocive presenti sul territorio veronese. Tra questi figura il traforo, su cui vengono espresse riserve per il ristagno di inquinanti nel tunnel e l’aumento delle polveri, ma anche il Motorcity di Vigasio, «dall’impatto estremamente rilevante sulla qualità dell’aria».

L’impianto Ca’ del Bue finisce nel mirino degli studiosi trentini L’analisi emerge da una bozza «ufficiosa», datata marzo 2010, che sta circolando tra addetti ai lavori nell’attesa che venga reso pubblico lo studio definitivo, completato in maggio con le osservazioni dei 18 Comuni coinvolti. Centinaia di pagine che analizzano fonti nocive del territorio e misure necessarie per sanare una situazione fortemente critica, data la concentrazione di industrie, strade e autostrade, cave, allevamenti, fonderie, aeroporto. Tra queste c’è appunto un capitolo che va ad analizzare le emissioni importanti, come quelle connesse alla gestione rifiuti. Su Ca’ del Bue lo studio è chiaro e dettagliato, con conclusioni che non lasciano dubbi: «Gli impianti di trattamento tramite termovalorizzazione possono contribuire in modo rilevante alle emissioni di ossido di azoto». Sono loro, i gas derivanti da traffico, processi industriali e inceneritori, il nemico numero uno del territorio veronese, in quanto responsabili in gran parte della formazione delle più famose Pm10 e Pm2,5. E siccome la stima sulle emissioni di Ca’ del Bue è di circa 460 tonnellate l’anno, le ripercussioni sul territorio potrebbero essere micidiali, «se in assenza di un sistema mirato di riduzione degli inquinanti». Una progettazione moderna, è la conclusione, «è chiamata a rispondere a esigenze crescenti in termini di minimizzazione degli impianti».
Tradotto: se inceneritore dev’essere, si trovino soluzioni il meno possibile impattanti.

Sul Cementirossi di Fumane altro paragrafo circostanziato, che evidenzia come l’emissione di ossidi di azoto sia ancora più pesante, con 3.473 tonnellate l’anno. Quasi quanto l’intera produzione del Comune di Verona.
E se è vero che l’area esula dal territorio oggetto dello studio, si annota però che

il particolato vola e non ha confini.

Anche i 18 Comuni, insomma, possono subire gli effetti dell’indesiderato contributo. Sul tunnel, si osserva che il rischio è legato all’accumulo di inquinanti all’interno della galleria.
Le esperienze insegnano «come vi sia un certo ristagno di sostanze nocive e un aumento della polverosità, che può portare non solo a costi aggiuntivi di pulizia continua della struttura stradale, delle pareti e della segnaletica, ma anche a conseguenze in termini di esposizione delle persone in transito». Tutto dipenderà, conclude l’università, dai sistemi di filtrazione dei fumi in galleria. Se ottimali, sono un aspirapolvere, altrimenti buttano fuori concentrazioni micidiali per l’aria e le persone. Infine il
Motorcity, che evidenzia «una criticità locale come si vede dalle mappe». Anche in questo caso «va approfondito il ruolo dell’opera, sia in termini di rischi per la salute, sia come contributo alla formazione di particolato».

La bozza del Piano di risanamento, che dovrà essere approvato entro dicembre dai 18 Comuni (Verona l’ha fatto nei giorni scorsi), contiene anche una relazione finale con le azioni consigliate. Per Verona e altri grandi paesi, come Villafranca, San Giovanni Lupatoto e San Martino Buonalbergo, la cura è da cavallo: aumento di Ztl, aree pedonali e ciclabili, passaggio dal trasporto privato a quello pubblico, limitazione all’ingresso dei Tir in città. Impegnativa e costosa. Quanti la seguiranno?








Agsm contro lo studio di Trento
«Su Ca’ del Bue dice solo falsità»
Paternoster: «I report veri li abbiamo noi, presto li renderemo noti». Il Pd critica Sboarina. La replica: «Non ho nascosto nulla e l’aria ora è migliore»

VERONA — «Ogni mattina arriva uno studio, o un’università, che dice tutto e il contrario di tutto su Ca’ del Bue. Io credo che gli studi sull’impatto ambientale vadano fatti in maniera condivisa e non demandati a una parte sola. Noi abbiamo report che smentiscono le tesi dell’università di Trento. E nel giro di

dieci giorni

li divulgheremo». Paolo Paternoster, presidente di Agsm, non arretra di un centimetro sull’inceneritore alla luce dei dubbi esposti dal Piano di risanamento della qualità dell’aria. Intanto il Pd va all’attacco contro gli esiti del piano e spara: «Tanti sforzi per proporre i soliti palliativi». Ma l’assessore all’Ambiente Federico Sboarina non ci sta: «Abbiamo fatto un lavoro unico in Italia e si vede: l’aria è più pulita». A Ca’ del Bue, come all’inceneritore di Fumane, al traforo e al Motorcity, lo studio prodotto dall’ateneo trentino ha dedicato un paragrafo concentrandosi sull’impatto che queste grandi opere hanno sulla qualità dell’aria veronese.

Sul termovalorizzatore la diagnosi è stata chiara: 460 tonnellate l’anno di ossidi di azoto richiedono azioni mirate al contenimento degli inquinanti. Paternoster contesta la lettura: «Le voci negative su Ca’ del Bue si stanno moltiplicando - dice -. Dietro c’è l’affondo demagogico dei comitati contrari a tutto: traforo, parcheggi, porta a porta, inceneritore. E anche l’università di Trento considera solo i lati negativi. Perché non valuta che tutta l’energia per la combustione riscalderà i quartieri di Verona, facendo risparmiare gas metano?». Quanto alle misure di contenimento delle emissioni, «sono già previste da un autorevole studio di impatto ambientale, che fa del nostro un impianto modello. Tutto scritto nelle indagini che abbiamo fatto fare, che divulgheremo non appena nominato il nuovo management. Che imprimerà un nuovo corso comunicativo, sfatando la credenza che Ca’ del Bue ci farà morire tutti di tumore».

Il Pd però vuole vederci chiaro e chiede di vedere lo studio dell’Università di Trento: «Se Palazzo Barbieri tiene per sé il rapporto, forse ha qualcosa da nascondere - attaccano la capogruppo Stefania Sartori e il consigliere Roberto Uboldi, critici anche con le misure annunciate dal Comune -. Solo le condizioni atmosferiche favorevoli stanno dando una mano a ridurre l’inquinamento, mentre la giunta propone i soliti risibili palliativi come le no-kat e il lavaggio delle strade. Con l’aggravante che il livello di traffico è aumentato, a fronte di troppi cantieri, il peggioramento del trasporto pubblico e il bando del filobus in alto mare. Siamo all’anno zero». L’assessore Sboarina respinge gli addebiti e chiarisce di non tenere nulla di nascosto nel cassetto: «Il piano è come se fosse uscito caldo dal forno. La giunta lo ha appena approvato e ad alcuni Comuni forse il librone non è neanche arrivato. Ne farò una copia a tutti. E voglio vedere se lo leggono».

Quanto ai palliativi, l’assessore ricorda le tantissime iniziative in campo, oltre a no-kat e lavaggio strade: «Stiamo facendo passi da gigante sul fronte della bioedilizia, sui parcheggi scambiatori, sui bus che diventeranno tutti a metano. Piantiamo alberi, diamo incentivi a mezzi elettrici, montiamo pannelli fotovoltaici. Come quelli allo stadio Bentegodi e al Chievo, che da soli coprono tutta l’illuminazione pubblica della città ». I risultati? «Parlare di decine di morti per smog all’anno mi sembra eccessivo. Dati superati. Oggi l’aria è più pulita: per la prima volta la media è di 32 milligrammi al metrocubo al giorno, sotto il limite dei 40».

Laura Lorenzini
18 ottobre 2010
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lunedì 18 ottobre 2010

 
 
     
 
     
     
 

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