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A Parona è nato il Comitato Vicini a Parona.
Siccome si sono accorti che stanno diventando la cloaca
massima della Valpolicella da una parte, di Domegliara,
Balconi, Pescantina e Settimo dallaltra, stanno
reagendo in modo civile prima di finire tutti soffocati.
Chiedono che Parona sia collegata alla città con una
filovia, si chiedono quale impatto ulteriore provocherà
il tunnel che dovrebbe sbucare a Quinzano, cercano di
rendersi conto quali provvedimenti saranno efficaci nei
confronti del traffico che continua ad aumentare.
Sempre in tema di traffico, Matteo Lonardi mi scrive:
A me sembra che non ci sia nessuno tra gli
amministratori che abbia il coraggio (o forse la
perspicacia) di dire che il problema non è la viabilità
ma il fatto che ci sono troppe macchine, troppo grandi
che occupano troppo spazio. Il risultato che si ha nel
migliorare la viabilità di una zona è di spostare la
congestione in un'altra zona dove non si è ancora
intervenuti. Così si va avanti all'infinito spostando il
problema da una parte all'altra.
Io sono laureato in architettura e di latteratura
sull'argomento ce n'è da almeno 30 anni. Nelle grandi
capitali si punta a ridurre lo spazio dedicato alle
autovetture, togliendo parcheggi, riducendo le
carreggiate, insomma mettendo in difficoltà le auto per
aumentare lo spazio dedicato a bici e pedoni..da noi si
va nella direzione opposta. Perchè? perchè quello che
conta sono meri conteggi della soluzione che porta più
voti per le prossime elezioni.
Per migliorare bisogna smetterre di cercare di tamponare
i problemi: bisogna risolverli alla radice.
Lentamente ci stiamo convincendo che il problema del
traffico che aumenta non si risolve con nuove strade. Le
metropoli del mondo hanno risolto il problema con
efficienti mezzi pubblici. Quando una persona si accorge
che per fare quindici chilometri in auto impiega unora
di tempo, capisce che dovrà cercare unaltra
soluzione per recarsi al lavoro. In molti, nella bella
stagione, hanno sostituito la macchina con la moto. Un
mezzo più piccolo, meno ingombrante, più facile da
parcheggiare. Ma si tratta di un semplice palliativo, un
decotto alla malva quando servirebbe un antibiotico. A
molti appare ormai evidente che quanto più si favorisce
luso dellauto, tanto più si incrementa il
traffico, linquinamento, la non qualità del vivere
in Valpolicella. I signori che vivono vendendo case e che
regolarmente se ne escono con lo slogan la
Valpolicella tira ancora, sono semplicemente dei
bottegai che vivono alla giornata, che vivono di più
strade, più case, più gente, più probabilità di
vendere. Questi, quando la Valpolicella sarà
definitivamente distrutta, si sposteranno da unaltra
parte e ricominceranno a divorare il territorio come
fameliche cavallette. Questi non hanno nessun
legame col territorio. Questi il Territorio LO DIVORANO
per campare.
Fino a quando gli amministratori locali si faranno
condizionare dalla lobby dei costruttori, mai si penserà
in modo concreto ad una seria e lungimirante
progettazione di miglioramento della vita ottenuto anche
con un più razionale utilizzo dei mezzi pubblici.
Se a San Floriano passasse una filovia ogni dieci minuti,
anchio la userei per andare in città. Se la
filovia impiegasse un quarto dora per arrivare in
Borgo Trento, in molti la userebbero. Siccome è
improponibile una metropolitana per la Valpolicella, e
siccome non si può pensare ad una corsia preferenziale
per la filovia, lunica soluzione è quella di far
diminuire le auto. E un serpente che si morde la
coda. Eppure non ci sono altre vie.
Una parte del problema del traffico sta nella nostra
testa. Pretendiamo di usare lauto per
andare a prendere il giornale (300 metri da casa) e poi
ci incazziamo anche perché non riusciamo a parcheggiare
con facilità. Con lauto portiamo i bambini a
scuola e pretendiamo di scaricarli proprio
davanti al cancello dingresso. Le auto sono sempre
più SUV perché così ci innalziamo (oltre che da terra)
nella "presunta" classe sociale. I pensionati
vanno al bar, distante 200 metri da casa, con la
macchina. Cè una miriade di cattive abitudini che
abbiamo accumulato e che non vogliamo assolutamente
abbandonare. In bicicletta non andiamo perché tra le
auto e i camion è pericoloso muoversi. Siamo talmente
invischiati in queste logiche perverse che al problema
del traffico non sappiamo rispondere che servono
altre strade, serve la bretellina,
serve il traforo.
La Valpolicella, una volta ridotta ad un Borgo Le
Golosine 2 come è successo a San Vito di Negrar,
diventerà un postaccio di nessun valore, di nessun
pregio, con le viti abbarbicate su per i monti e i
Montericco diffusi in ogni dove. Tutti coloro che amano
davvero questa Terra, devono RIBELLARSI E LO
DEVONO FARE ORA.
Buona fortuna ai Comitati, alle Associazioni, ai gruppi
di persone civili che dedicano un poco del loro tempo a
parlare di tutto questo.
mercoledì 25 maggio 2011
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