Parco della Valpolicella
e del Garda Veneto

 
 





VENEZIA - Lo hanno fatto per difendere i vigneti e gli uliveti del veronese. Per salvare il verde dalla cementificazione massiccia e dalle speculazioni edilizie che preludono al rischio di pesanti infiltrazioni di capitali mafiosi. E ieri hanno anche annunciato di aver finalmente superato quota cinquemila: il numero di firme già depositate in regione e necessarie per mandare avanti la proposta di legge per l’istituzione dei parchi naturali della Valpolicella e del Garda. Per evitare che il paradiso naturalistico del veronese già provato dall’inarrestabile processo di urbanizzazione diventi una sorta di inferno.

D’altra parte non poteva che essere un erede di Dante, il coordinatore della reta ambientalista della Valpolicella Pieralvise Serego Alighieri, a parlare del purgatorio in cui hanno vissuto le associazioni “che si sono dovute in prima persona sostituire all’inerzia della regione presentando un progetto di legge e raccogliendo le firme”. Il passo successivo dunque dovrebbe essere l’istituzione da parte di Palazzo Balbi di due enti-parco che, in collaborazione con le associazioni ambientaliste della zona che si sono battute per la loro realizzazione, redigeranno un nuovo piano ambientale che andrà a sostituire gli attuali strumenti urbanistici. Ma l’esperienza dell’associanismo veronese (totalmente apolitico e apartitico sottolineano gli organizzatori) un obiettivo l’ha già raggiunto: in Lombardia e in Toscana infatti sono nate due reti di associazioni che vogliono imitare gli ambientalisti scaligeri. A fianco della porzione veneta del parco del Garda dovrebbe nascere anche una porzione lombarda che avrà a Sirmione il suo punto d’incontro.
In questo modo sarà possibile anche ripristinare la aree più compromesse in entrambi i versanti del lago – dice Anna Codognola, coordinatrice della rete gardiana – perché il patrimonio naturale veneto è importante e non deve essere svilito come è stato fatto finora. A Grosseto invece è una rete di associazioni legate ad Alberto Asor Rosa che vuole aumentare le dimensioni del Parco della Maremma avvalendosi della collaborazione di Gianpaolo Bastia che ha già redatto la proposta di legge per i parchi veronesi.

Anche nel nostro caso – spiegano i comitati toscani – si tratta di un’azione apartitica, perché purtroppo sulle grandi opere c’è evidentemente un accordo di massima tra tutte le forze politiche. Per il parco del Garda e del Valpolicella sono stati pochi i sindaci che hanno voluto sottoscrivere la petizione. La maggioranza ha addotto l’annoso problema degli oneri di costruzione, una delle poche fonti di sostegno economico dopo la scure del patto di stabilità, mentre altri vedono nel progetto un attacco diretto alla libertà dei comuni di decidere le pianificazioni edilizie.
Nel caso in cui fosse approvato il disegno di legge presentato dalle associazioni, infatti, gli enti-parco presiederanno alla gestione del territorio di tutti i comuni della Valpolicella e della regione del Garda sottraendo di fatto ai Municipi il potere di edificare.

La delega regionale dei piani regolatori ai singoli comuni si è dimostrata fallimentare perché ha premiato interessi localistici –conclude Bastia-. Non si può procedere all’infinito consumando il territorio. Di villettopoli ce ne sono già abbastanza. Il progetto di legge inoltre non prevede costi esorbitanti per il mantenimento degli enti-parco: la sicurezza e il rispetto delle leggi sarebbero garantite dagli attuali organi di polizia (polizia provinciale, vigili e guardie forestali) e parte degli organismi di controllo degli enti-parco verrebbero delegati proprio alle associazioni di ambientalisti.

Alessio Antonini
Corriere della Sera del 18 ottobre 2009



domenica 18 ottobre 2009

 
 
     
 
     
     
 

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