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(la
seconda, è Palermo invasa dall'immondizia)
Oggi Angelo Panebianco dal Corriere ci invita ad una
riflessione. Bossi, con la polemica sulla nazionale di
calcio (e il risultato di oggi) ... candida la squadra
della Padania a rappresentarci nei prossimi incontri
internazionali. Il Sud (sponsorizzato sempre da Bologna),
parla, si lamenta, precisa, sottilizza. E la sagra delle
"contumelie" continua. E con le solite
chiacchiere, ecco di nuovo una città del sud indicata
come pattumiera d'Italia.
Leggete, leggete che c'è da pensare.
IL TEMA VERO: IL SUD ARRETRATO
La
questione non e padana
Dalla Sicilia allAlto Adige, tentazioni
secessioniste non sono mancate. Ora però andiamo a
celebrare i centocinquanta anni dellunità dItalia
mentre lunità scricchiola più che mai. È un
pessimo segno che la lotta politica (che ha sempre una
dimensione simbolica) diventi competizione intorno a
simboli nazionali: la bagarre nel consiglio comunale di
Milano sulle «radici padane » della città, la polemica
sullesistenza o meno della Padania, le baruffe sullinno
di Mameli.
«Esiste» la Padania, intesa non come luogo geografico e
nemmeno come semplice blocco di interessi, ma come vera
nazione? Al momento sembra di no, tranne che nella mente
dei militanti leghisti. Però, attenzione: le nazioni
sono tutte, storicamente, comunità «inventate».
Esistono o non esistono a seconda di quanti credono, o
non credono, nella loro esistenza. Quando si scatena una
competizione fra simboli e controsimboli non si può
sapere come andrà a finire. Oggi la Padania non esiste
sia perché limprenditore politico che ne possiede
il copyright, Umberto Bossi, è ben lontano dallavere,
al Nord, la maggioranza dei consensi sia perché, a
quanto sembra, nemmeno i cuori di molti elettori leghisti
sono scaldati dalla Padania/ nazione. Votano Lega, stando
ai sondaggi, per una varietà di motivi: economici (meno
tasse e meno trasferimenti al Sud), antistatalisti (meno
burocrazia centrale), di sicurezza (questione della
immigrazione). Oppure perché solo i leghisti sono andati
a parlare con loro nei paesi o nei quartieri. Limpacchettamento
di questi variegati motivi, la loro ricomposizione entro
un quadro simbolico coerente (la Padania) è unoperazione
non ancora riuscita alla Lega ma non è detto che in
seguito ciò non possa accadere.
Se la Padania (ancora) non esiste, che cosa fa
scricchiolare lunità nazionale? Il fatto che
arrivino al pettine i nodi di un fallimento
storico, dellincapacità delle classi dirigenti di
risolvere il problema del Sud. Non si può avere
una «questione meridionale» che duri ininterrottamente
per centocinquanta anni senza che, alla fine, ciò
comporti gravi conseguenze politiche. Rispetto a ciò, la
Lega è un effetto (il più appariscente), non
una causa. Perché lidea che il Sud sia
una palla al piede che frena lo sviluppo del Paese, non
circola solo fra i leghisti, ha una diffusione ampia. Per
quale altro motivo, daltra parte, il federalismo
fiscale avrebbe potuto suscitare così tanto interesse?
Ne discende una logica conseguenza: è del Sud che ci si
deve occupare. Perché se non si creano, e in fretta, le
condizioni per uno sviluppo autonomo del Sud, saranno
guai. Qui ci si scontra però con labulia delle
classi dirigenti meridionali. Nelle regioni più
disastrate non è in atto alcun piano di bonifica
radicale delle istituzioni, niente che lasci intravedere
una reale disponibilità a mutare comportamenti e
abitudini. Nessuno crede che i servizi pubblici al Sud
cesseranno, a breve, di essere scadenti e molto più
costosi che in Lombardia o in Emilia, che tante scuole e
Università del Sud smetteranno di distruggere capitale
umano anziché crearlo o che le amministrazioni locali,
con la loro inefficienza, cesseranno di frenare lo
sviluppo.
Chi vuole difendere lunità nazionale deve
impegnarsi, con atti concreti, per cambiare le condizioni
del Sud. Altrimenti, la lotta fra simboli e controsimboli
avrà, alla fine, un esito scontato.
Corriere della Sera
Angelo Panebianco
24 giugno 2010
giovedì 24 giugno 2010
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