Dopo le simil-marogne ecco la “simil-cultura”

     
     

Ho assistito ad una rappresentazione di canzoni popolari tenuta a Valgatara un sabato sera di novembre. Sono uscito dopo circa un’ora sulle note di “daghelo molo, daghelo duro”. Tanto per avere un’idea dello “stile”, come secondo brano della serata, la mattatrice dello spettacolo si esibiva (la voce non si sentiva ma il tamburello si sentiva benissimo) in Bella Ciao, notissima canzone popolare della Valpolicella. Ma, a suo dire, lì ci voleva (diciamo: sinistro scricchiolio).
Il tentativo di coinvolgere i presenti in un improbabile karaoke falliva regolarmente per i seguenti motivi: 1) non eravamo all’osteria 2) l’età media era di 60 anni 3) non c’era nessuna laurea da festeggiare.
L’unico legame con il luogo era Arturo Zardini; citato mille volte ma, rievocato sinceramente, mai. Ad un certo momento siamo arrivati al Cacciatore del Bosco, anche questa tipica espressione del canto nostrano. Uno degli apici è stato toccato quando il fisarmonicista si è dilungato nello spiegare il significato del cacciatore che “viene” nel bosco.
Questa non è nemmeno degna di essere chiamata volgarità. E’ stupidità allo stato puro, idiozia divulgata con dispendio di mezzi e di energie che troverebbero ben migliore collocazione nelle casse di un qualsiasi istituto di beneficenza.
Che in questa operazione siano stati partecipi e promotori Giovanni Viviani e la Proloco di Marano, è una aggravante.
Sono sicuro che il bello dello spettacolo sia arrivato dopo che me ne sono andato; è che quella sera lì e alla mia età non me la sentivo di partecipare al canto corale de Le Osterie.
Ho già dato 45 anni fa.

Sandro Campagnola

12/11/2008
 
     
     
 

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