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La salvaguardia del territorio e della salute umana è
patrimonio di ogni pratica agricola corretta e la
sensibilità a questi problemi è cresciuta enormemente
negli ultimi anni. Le tecniche di agricoltura biologica sono
oggi una realtà in forte espansione, che attira
linteresse di molti tra produttori e consumatori. L
agricoltura biologica non va vista come un semplice
approccio romantico di tutela ambientale
contrapposto alle tecniche convenzionali. Con la rinuncia
allimpiego di molecole di sintesi e degli ogm,
rappresenta lintegrazione, su basi scientifiche, di
tutti gli strumenti disponibili per ridurre gli input
(comprese le molecole naturali) valorizzando la
vocazionalità dellambiente e le difese naturali
delle piante. Passando dallecosistema allagrosistema,
la differenza non è solo la sostituzione delle specie
presenti in natura con una o poche altre selezionate dalluomo,
ma anche lasportazione di una buona parte della
biomassa prodotta (la produzione). Il massimo equilibrio
di un agrosistema si ottiene quindi cercando di
assomigliare il più possibile ad un ecosistema:
riduzione degli input e degli output (maggiore è la
produzione, maggiori sono le necessità di introdurre
energia dallesterno), aumento della biodiversità
(nellambiente di coltura ed in quello limitrofo),
tutela degli equilibri naturali (catene alimentari).
Da queste premesse, si può capire quanto la
viticoltura di qualità sia in realtà molto vicina alla
viticoltura biologica. Non vi può essere
contrapposizione tra le due strategie, poiché i mezzi
delluna sono gli obbiettivi dellaltra.
Viticoltura
biologica
La viticoltura biologica deve partire da una corretta
gestione agronomica, grazie alla quale si può ottenere
la migliore estrinsecazione delle difese naturali delle
piante:
1. La scelta del
sito e la valorizzazione del terroir permettono
condizioni climatiche (luminosità, ventilazione...) e
pedologiche (porosità, drenaggio...) idonee alla
qualità ed alla sanità delle uve.
2. Le sistemazioni
idraulico-agrarie rappresentano il primo ed
indispensabile strumento per la salvaguardia del
territorio.
3. Le scelte
genetiche riguardo a cultivar, clone e portainnesto vanno
studiate per migliorare ladattamento allambiente
ecologico in relazione al sesto dimpianto adottato
(che definisce la quantità di ambiente
disponibile per ogni singola pianta e regola lentità
dellinterazione tra le piante).
4. La concimazione
organica garantisce la protezione e la lenta cessione
degli elementi nutritivi.
5. Linerbimento
aiuta nel controllo dellequilibrio fisiologico
delle piante migliorandone la nutrizione idrico-minerale,
previene lerosione ed aumenta la biodiversità dellagrosistema.
6. La lotta guidata
e le soglie di danno indicano i momenti di reale
necessità dintervento fitoiatrico.
7. La
meccanizzazione esige e nello stesso tempo permette una
maggiore omogeneità nel vigneto.
8. La corretta
gestione della chioma ha unimportanza strategica
notevole per controllare il microclima a livello dei
grappoli e della vegetazione, da cui dipendono le
condizioni più o meno favorevoli allaggressione da
parte dei patogeni.
Difesa
dalle malattie
A ffinchè una catena sia robusta non ci devono essere
anelli più deboli.
Laspetto più discusso della viticoltura biologica
è sicuramente la lotta antiparassitaria, che rappresenta
il principale limite alla sua ulteriore diffusione.
La paura dei viticoltori di perdere il proprio prodotto
è più che giustificata ed esige unaccurata
strategia di difesa. Il problema va discusso, analizzando
con obbiettività vantaggi e svantaggi delle molecole di
sintesi non tollerate in agricoltura biologica a
confronto di quelle ammesse. Nellambito della lotta
chimica convenzionale, tra gli antiperonosporici di
copertura, i ditiocarbammati garantiscono un ottimo
controllo della malattia, al riparo da rischi di
resistenza; daltra parte, non sono ben graditi a
molti importanti limitatori naturali ed il miglioramento
delle recenti formulazioni rameiche (assenza di
fitotossicità) permette una valida alternativa anche
nella prima fase della stagione .
Il dinocap è un antioidico molto efficace anche a basse
temperature e come curativo. Dopotutto, gli attacchi
precoci di oidio (dovuti al micelio svernante) sono molto
rari (ed indotti da particolari situazioni) e le
necessità di interventi bloccanti sono maggiori nel
corso dellestate, con temperature molto rischiose
per limpiego di questo prodotto, che per questo
scopo può essere sostituito dallo zolfo in polvere e
che, nonostante sia stato purificato, è ritenuto poco
tollerato dallentomonofauna e dallacarofauna
utili. L effetto sui cleistoteci è interessante,
ma può essere ottenuto anche con lantagonista
Ampelomyces quisqualis. La scelta più difficile per il
viticoltore biologico è la rinuncia allutilizzo
dei prodotti sistemici, che senza ombra di dubbio
presentano limportante vantaggio di proteggere la
vegetazione di neoformazione. Ma, oltre ai conclamati
fenomeni di resistenza (inevitabili data lazione
monosito e la diversa persistenza e traslocabilità
rispetto ai partner di copertura), molte esperienze
negative hanno confermato una insufficiente protezione
del grappolo dovuta alla scarsa sistemia in questa
direzione (spiegata dallelevato flusso
traspiratorio nel periodo di impiego di questi
formulati).
Altrimenti, sarebbe preoccupante la presenza di molecole
estranee allinterno del grappolo (acino e/o
rachide) che potrebbero interferire con i delicati
equilibri ormonali in una fase di intensa attività di
divisione e distensione cellulare. Le attuali tendenze
della ricerca fitoiatrica sono, infatti, rivolte verso
molecole ad elevata lipofilia e capacità di
ridistribuzione sulla superficie trattata ed in questo
modo si sono ottenuti ottimi prodotti per la difesa del
grappolo. Dopotutto, la capacità di sublimare e di
diffondersi in fase gassosa (vedi quinoxifen) è una
prerogativa dello zolfo, così come la possibilità di
riattivarsi e ridistribuirsi per effetto di una pioggia
(vedi famoxate) è sempre stata garantita dai prodotti
cuprici. La persistenza e la resistenza al dilavamento
dei nuovi formulati micronizzati a base di zolfo o rame
sono molto migliorate e certamente di gran lunga
superiori a quanto di norma viene ritenuto.
Inoltre, per il rame (essendo una molecola stabile) si
può contare sull effetto residuo dei precedenti
trattamenti non dilavati. È ipotizzabile che, per piante
in equilibrio e con una adeguata condotta agronomica, la
diversa tipologia del prodotto impiegato incida per meno
della metà sul risultato fitoiatrico finale. Risultano
invece determinanti o comunque molto più
influenti di quanto spesso ritenuto - lottimale
distribuzione (efficienza e taratura delle macchine
irroratrici) e soprattutto la scelta della strategia di
difesa secondo lepidemiologia dei patogeni, la
fenologia delle piante e le previsioni del tempo.
Per ottenere unefficace protezione con lutilizzo
di rame e zolfo, sono certamente necessarie molta
attenzione e preparazione tecnica, comunque
indispensabili per non ricorrere ad una cieca lotta a
calendario, che purtroppo si verifica anche con i
prodotti di sintesi.
Residui
di rame
Oggi, il rame è giustamente messo sotto accusa per laccumulo
nel terreno. Ciò naturalmente è riferito allabuso
che ne è stato fatto in passato, quando non erano ancora
disponibili i prodotti attuali, che consentono unottima
protezione con dosi inferiori di rame metallo. Numerose
esperienze di pieno campo hanno dimostrato che i dosaggi
dei prodotti cuprici vanno riferiti allo stadio
fenologico raggiunto (in relazione alla superficie
vegetale da proteggere) ed ai rischi epidemiologici
reali. In questo modo, in annate di normale pressione di
peronospora, si può limitare lapporto complessivo
ad un tenore anche di molto inferiore a quello
recentemente indicato dal Reg. CEE.
Laccumulo nel terreno è molto grave nei terreni
acidi, mentre in quelli neutri e sub-alcalini (i più
diffusi in viticoltura) il rame viene inattivato per
fissazione sui colloidi argillo-umici; proprio laumento
del tenore in sostanza organica del suolo (sovesci e/o
inerbimenti) concorre alla neutralizzazione degli effetti
nocivi del metallo. Si può pertanto ritenere meno grave
laccumulo di una sostanza comunque nociva ma nota,
stabile ed inattivata, piuttosto che rischiare di
innescare un processo di degradazione di molecole di
sintesi di cui non è sempre possibile prevedere con
esattezza i residui finali.
I prodotti alternativi al rame possono concorrere a
ridurne limpiego in condizioni di bassa pressione,
in quanto finora non hanno fornito risultati di pari
efficacia e/o garanzie per essere divulgati ed utilizzati
su vasta scala. Assai interessanti risultano alcuni
recenti biostimolatori delle difese naturali (in
particolare lassociazione di proteine enzimatiche
vegetali con alcuni elementi nutritivi) capaci di
garantire in miscela con il rame una sinergia tale da
ridurre ulteriormente le dosi del metallo.
Fitofagi ed infestanti
Per quanto riguarda i fitofagi, i cui problemi sono
spesso indotti da squilibri provocati da una gestione
inadeguata del vigneto, molti sono i formulati biologici
che da tempo hanno dimostrato unottima efficacia e
che vengono con consuetudine utilizzati anche nella
difesa integrata. Negli ultimi anni, la ricerca è sempre
più attiva verso nuove soluzioni ad impatto ambientale
nullo.
In alternativa al diserbo chimico, la gestione del suolo
sul filare può essere condotta per mezzo di attrezzature
scavallanti (disponibili in differenti tipologie per ladattamento
alle diverse situazioni pedologiche) con innegabili
vantaggi fisiologici sia per il terreno che per le
piante. In certe situazioni, è stato possibile applicare
con successo la pacciamatura (con materiale di vario
tipo).
Conclusioni
Nel complesso, si può affermare che la viticoltura
biologica richiede certamente maggior attenzione ed
impegno, ma proprio per questo motivo rappresenta la
logica evoluzione dellagricoltura integrata ed il
gradino più elevato della professionalità dellimprenditore
viticolo. È sicuro che oggi è più facile
realizzarla rispetto a ventanni fa, quando si
fecero i primi tentativi, ed è certamente alla portata
di molte più aziende di quante in realtà si sentano
pronte.
Nelle zone vocate, con vigneti in equilibrio fisiologico
e con le opportune strategie agronomiche e fitoiatriche,
non ci sono rischi superiori alle tecniche convenzionali
ed i costi non sono necessariamente maggiori, per cui si
può almeno pensare di introdurla un po alla volta.
È ovvio che in certi casi le condizioni contingenti
rendono assai più difficile lapplicabilità della
difesa con metodi biologici.
Come conseguenza, le uve prodotte secondo metodi seri e
moderni di agricoltura biologica garantiscono unottima
sanità, qualità e tipicità.
La valorizzazione e la comunicazione di questi metodi,
soprattutto in relazione alla conseguente vinificazione,
sono state spesso oggetto di speculazioni e truffe, che
hanno scatenato una accesa polemica sulla credibilità di
tutto il settore biologico. Dopotutto, si sa che alla
base di questa scelta deve esserci una consapevole ed
onesta determinazione e che in un mondo perfetto non
esisterebbero nemmeno le serrature alle porte.
Limportante è produrre uve perfettamente sane e
mature nel massimo rispetto dell ambiente.
La vinificazione è una cosa a sé, che non richiede lutilizzo
di medicine per combattere funghi, insetti e
malerbe o energie per produrre nuova
biomassa; la serietà del produttore e quella dellenologo
che lo consiglia fanno il resto.
I limiti e le difficoltà della viticoltura biologica ne
esaltano il valore intrinseco : non si può pensare di
programmare e controllare in modo assoluto la natura. Limpegno
dellagricoltore è di studiarla per valorizzarla e
trarne il massimo beneficio in tutti i sensi, altrimenti
si perderebbero sicuramente tutto il fascino e la
passione, che sono alla base di questa attività.
Ruggero
Mazzilli
Agronomo
ruggeromazzilli@interfree.it
domenica 4 luglio 2010
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