| |

Nuova
Costruzione a San Vito di Negrar
Gabriele Fedrigo esce a breve con un libro sulla
"Negrarizzazione"
(editore QuiEdit)
La rovina di Negrar è ormai compiuta e
irreversibile. Come in una strada piena di cicche e
cartacce buttate per terra uno è portato a fare
altrettanto, così Negrar è destinato ad accogliere
il peggio del peggio però sempre in nome di
una particolare attenzione allambiente
da parte degli amministratori. Ad una strada sporca si
rimedia con la ramazza. Alla vallata di Negrar rovinata,
non si rimedia più.
Negrar è una grande palestra della bugia, dove il dire
una cosa e farne unaltra è diventato il corso più
frequentato e più ambìto.
In piazza a Negrar, una giornalista della Rai
intervistava i passanti per capire quale fosse il livello
di percezione di questo danno provocato dalleccesso
di case. Una signora, davanti alledicola, così
rispondeva: Lo sa che siamo ormai in
diciassettemila. Le critiche che ci fanno i comuni
vicini, sono solo invidia. E Negrar il centro più
importante della Valpolicella.
(te la sei voluta ? tienitela !)
Ecco alcuni stralci del libro.
Pensiamo ad es. al
Belvedere di Villa Rizzardi, in località Poiega di
Negrar e alla sua funzione estetica, così come essa era
stata progettata da chi aveva disegnato il giardino .
Ebbene, se ci si colloca sul famoso poggio del Belvedere
che dà sul vialetto di cipressi, la vista è
irrimediabilmente offesa a destra, a sinistra e
centralmente dalle ennesime fisarmoniche di villette a
schiera e palazzine. Massacra lo sguardo vedere questo
viale di cipressi stagliarsi su colline e fondo valle
negrarizzati. Senza spostare una pietra o toccare un filo
derba, la speculazione edilizia che si è abbattuta
come grandine sulle colline prospicienti e lateralmente
Villa Rizzardi e nel capoluogo, come nella zona chiamata,
secondo i canoni classici della retorica
immobiliare , Arena Verde , ha trasformato
immediatamente il bel-vedere in un mal-vedere . Il
cervello che si reca al Belvedere di Villa Rizzardi che
valore estetico attribuirà a ciò che si trova di
fronte?
....
Perché non si
dovrebbe ricordare a quanti avevano in mano le leve
politiche e decisionali nellamministrazione di
Negrar le pagine di rovina estetica del paesaggio da loro
scritte e ora per sempre incise su di un territorio così
profondamente oltraggiato? Ci si assuma una buona volta
la responsabilità storica di ciò che è successo di
fronte alle generazioni presenti e future. Infatti, per
quanto è accaduto a livello estetico nella plaga di
Negrar, cè una precisa, quanto irrevocabile,
responsabilità civile e politica, alla quale non ci si
può sottrarre. In perfetto stile post-it , villette,
palazzine, case e casette a schiera sembrano incollate
sulle colline come se qualcuno gliele avesse appiccicate
prepotentemente, incurante delle potenzialità o meno di
accoglimento dei manufatti da parte del paesaggio
esistente. Le sensazioni che si provano a vedere tanto
accanimento sono di profonda forzatura ed esacerbata
intrusività.
....
A Negrar, costruire
ha voluto dire paradossalmente distruggere. Questa è
stata laltra faccia del dar casa alla
gente. Comè potuto accadere tanto? La
risposta non sembra così difficile da trovare: a partire
dagli anni del boom economico, a Negrar ci si è
dimenticati di un bene e di un patrimonio collettivo
insostituibile: la bellezza del paesaggio.
....
Giuseppe
Silvestri scriveva ad un architetto:
Vedo con rammarico che la sua sensibilità in
materia di tutela ambientale è, da allora, molto
cambiata, forse per riguardo agli interessi
professionali, prevalenti in Lei come in altri Suoi
colleghi, su quelli estetici ed ideali. Comunque sappia
che né le Vostre frecciate polemiche né le Vostre
presuntuose denigrazioni, mi faranno desistere da una
battaglia che considero sacrosanta. Anche se
destinata ad essere persa di fronte alla prepotenza degli
interessi materiali e agli intrallazzi della
speculazione, favorita dalla cecità e
dallincultura degli amministratori locali, di cui
troppo volentieri certi tecnici si fanno complici, quando
non servi sciocchi*
Gabriele
Fedrigo
NEGRARIZZAZIONE
Speculazione
edilizia, agonia delle colline
e fuga della bellezza

QuiEdit
2010
lunedì 22 marzo 2010
|
|