La gara a chi ce l'ha più lungo

 
 



La Italcementi a Monselice lo chiama "revamping". Siamo nel 2010 e c'è ancora qualche anima pura che pensa di intortarci col Revamping ! Si tratta semplicemente del rinnovo degli impianti. Siccome la Italcementi non è la Cementirossi, la torre del co-inceneritore qui arriva a 120 metri. Ho notato che non sono il solo ad assimilare questi manufatti a degli enormi falli. Messi lì ad ingravidare la Valpolicella o i Colli Euganei, nella speranza che nasca che cosa?
Anche a Monselice grande festa per l'evento. Sono così felici che pensano di farlo diventare un polo di attrazione (magari facendo un accordo con quelli delle Terme ...)



Corrado Poli
L’ECOMOSTRO EUGANEO
Abito ad Arquà presso la casa del poeta, ma Francesco Petrarca mi è sempre stato antipatico. Si dice che fosse un opportunista pronto a compiacere i potenti in cambio di favori e prebende. Se fosse vissuto ai giorni nostri, non si sarebbe opposto alla costruzione della torre fumaria del cementificio di Italcementi nei pressi di uno dei “borghi più belli d’Italia”, come recita il cartello che accoglie i turisti ad Arquà. Avrebbe chiesto in cambio del proprio autorevole silenzio una casa più bella altrove e una più ricca “sine cura”, che possiamo considerare l’equivalente medievale di una mazzetta. Dante, a cui va la mia simpatia, invece avrebbe aderito ai comitati contro lo scempio ambientale e sarebbe morto povero e in esilio.

La realizzazione di una torre grigia e fumante alta 120 metri e il continuo via vai di camion nel parco Colli è una cosa tanto assurda che non dovrebbe esserci nemmeno bisogno di discuterne. A un chilometro circa dal borgo medievale di Arquà Petrarca, un fallo di centoventi metri che violenta il paesaggio (mal) tutelato del Parco è osceno e immorale. Punto! Se poi c’è il rischio che, una volta realizzato il camino, vi si brucino rifiuti e i fumi saranno respirati da Este a Monselice e nella zona termale, non si dovrebbe nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi. L’investimento di Italcementi è una mera operazione volta a un profitto che andrà fuori dal territorio, senza ricadute concrete sull’occupazione eccetto su una possibile richiesta di nuova immigrazione per svolgere lavori pericolosi che i padovani non vogliono più fare.

Come è ovvio, un folto schieramento trasversale di forze politiche locali è contrario. Pochissimi, ma potenti, sono quelli favorevoli, tra cui il sindaco di Monselice. Una sua lacrimosa lettera a questo giornale, che giustificava la realizzazione dell’ecomostro euganeo, sembrava scritta dal Sindaco di una città di poveracci disposti a barattare rischi per la salute con un pezzo di pane. Gli argomenti del Sindaco a favore dell’ecomostro sarebbero discutibili anche se, piuttosto che in Veneto e nel Parco Colli, ci fossimo trovati in Bengala o a Termini Imerese dove gravi problemi giustificano (e neanche del tutto) i guasti ambientali o dove si parla di migliaia di lavoratori. Ma nel caso di Monselice si tratta di fatto di una cinquantina di lavoratori i quali possono essere ragionevolmente ricollocati nel giro di pochi mesi. E parlo con cognizione di causa essendomi occupato direttamente di questi problemi!

Non c’è assolutamente bisogno di pensare malignamente che le persone favorevoli, e tanto meno il Sindaco, abbiano interessi pubblici e privati nell’operazione e perciò tendano a comportarsi come il Petrarca anziché come Dante. Ma chi studia i problemi del rischio personale e di quello pubblico sa bene che “la conoscenza dei fatti tende sempre all’opportunismo”. Tradotto significa che, in buona fede, si tende a credere a quanto fa comodo.
E ricordo un mio amico dirigente di una fabbrica chimica i cui operai morivano di cancro. Anche il mio amico morì per lo stesso tumore dei suoi operai condividendo l’aria che respiravano. Ma, né lui né i suoi famigliari, ammisero mai, nemmeno come ipotesi, che corresse una relazione tra la sua malattia e l’inquinamento della fabbrica. Diceva che si trattava di una predisposizione genetica, di famiglia. Questa sua convinzione, giusta o errata che fosse, lo aiutò molto a morire sereno.


mercoledì 28 aprile 2010

 
 
     
 
     
     
 

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