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Vogliamo essere una città-laboratorio,
insomma, per dirla in slang politico istituzionale.
Quando cè qualcosa di nuovo, si parla sempre di
laboratorio. E vogliamo esserlo anche in argomenti duri,
ostici, tabù. Facciamo lesempio più noioso
possibile, quello da sbadiglio garantito: lurbanistica.
Roba da addetti ai lavori, si direbbe a prima vista. E
invece no. Si tratta del modo di concepire una città da
qui alla prossima generazione. Una delle fregature della
politica di oggi è che tutto è focalizzato solo sul
presente, sul qui e ora, sullimmediato. Mancano
pensieri profondi, che sfidano il tempo. Il piano
strutturale dovrebbe essere il documento della città che
immaginiamo per i prossimi ventanni, non il bignami
degli aspiranti geometri. Con tutto il doveroso rispetto
per i geometri, per gli aspiranti tali e soprattutto per
il bignami, insuperabile aiuto negli anni del liceo.
Per una volta abbiamo provato a progettare questo
benedetto piano strutturale non partendo dalle solite
indicazioni degli addetti ai lavori: quanto costruire,
quali indici seguire, come edificare. No, per una
volta abbiamo rovesciato il ragionamento. Abbiamo detto:
piano strutturale a volumi zero. Insomma, per la prima
volta nella storia di una grande città italiana si è
detto basta al consumo di suolo. Vuoi costruire ancora?
Prima butta giù altrove. Buttare giù, sfasciare,
distruggere! Sì, il potere salvifico delle ruspe
in una terra in cui le sovrintendenze vincolano e
tutelano anche e soprattutto le schifezze.
La scelta è molto forte. Abbiamo provato a rovesciare limpostazione.
Mettiamo laccento sugli spazi da mantenere
vuoti piuttosto che su quelli da costruire.
(dal libro FUORI! del marziano Matteo Renzi)

mercoledì 16 marzo 2011
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