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Lasciamo
perdere per un momento le nostre fedi politiche.
Ragioniamo da persone "potenzialmente"
intelligenti. Come si fa a concepire una norma per cui le
infrazioni fatte andando in bicicletta si trasformano in
punizione sulla patente dell'auto. Quanto deve aver
bevuto e quanto si deve essere fatto uno il cui cervello
(si fa per dire) riesce ad elaborare un provvedimento del
genere. A me viene in mente una sola definizione che
comincia con co. Non so voi.
Beppe
Severgnini sul Corriere di sabato 4 luglio così
commenta.
IL
CICLISTA PERDE I PUNTI SULLA PATENTE
Un film di Charlot
Per gravi infrazioni in
bicicletta pedalare ubriachi e causare un
incidente, per esempio dora in poi si
perderanno punti della patente dellautomobile. Se
esistesse una logica, in questa norma illogica, per
infrazioni in automobile si dovrebbe perdere la
bicicletta. Divieto di sosta? Sequestro della Bianchi da
corsa. Non ce lavete? Sequestro del triciclo del
figlio. Il pianto del piccolo sarà la vostra punizione.
Tutto nasce dal nuovo Ddl Sicurezza,
dentro il quale cè il Comma della
Stranezza. Recita la legge: «Se il conducente
è persona munita...(...) di patente di guida,
nellipotesi in cui, ai sensi del presente codice,
sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del
ritiro, della sospensione o della revoca della patente di
guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si
applicano anche quando le violazioni sono commesse alla
guida di un veicolo per il quale non è richiesta la
patente di guida».
La nuova norma è doppiamente surreale.
Prima di tutto, il numero di incidenti causati da
ciclisti in stato di ebbrezza non sembra tra i principali
problemi nazionali. A meno che il legislatore, nella sua
imperscrutabile saggezza, veda lontano. Usare la
bicicletta in una città come Milano richiede enorme
coraggio piste ciclabili risibili, automobilisti
scatenati, motociclisti spesso inadeguati e
qualche ciclista potrebbe cercarlo nellalcol, come
i soldati al fronte prima di uscire dalla trincea.
Ma laspetto più grottesco della vicenda è
un altro. Non si controllano a sufficienza gli
automobilisti, in Italia, figuriamoci se due agenti di
polizia avranno voglia di inseguire un ciclista, come
in un film di Charlot. Ormai non viene fermato
più nemmeno chi guida col cellulare incollato
allorecchio, come dimostra la serena protervia dei
colpevoli: eppure la norma che lo vieta esiste.
Letilometro per ciclisti, con conseguente perdita
di punti sulla patente (dellauto), andrà ad
aggiungersi ai molti nostri RITI (Regole Italiane
Tranquillamente Ignorate). Si accettano scommesse.
Beppe Severgnini
04 luglio 2009
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