In Chianti tornano le marogne

 
 




Il giorno che mi potranno certificare che l'Amarone che sto bevendo viene da uve coltivate in un campo sorretto da marogne, sarò più contento di spendere quelle cifre che ci sono in giro e che sono spesso giustificate "solo" dal coraggio di chi le chiede. Il giorno in cui la "tracciabilità" passerà da puro elemento di marketing a rilevazione reale del dove sono maturate le uve, della distanza da fonti di inquinamento quali la Strada della Valpolicella, della qualità del suolo, della specificità dei trattamenti, allora ognuno di noi potrà dire: QUESTO AMARONE MERITA QUESTO PREZZO.

Un passo indietro viene fatto in Chianti dove si ritorna ai terrazzamenti del terreno. Ricostruire quello che le ruspe hanno demolito in decenni di accanimento sul terreno, non sarà facile. Però consola verificare che la Valpolicella di marogne se ne conserva molte, che ritorna puntuale la richiesta di una remunerazione adeguata a chi continua a coltivare la vite in queste condizioni difficili e costose. Un piccolo moto d'orgoglio viene dal verificare che anche i Maestri a volte sbagliano. E che la Valpolicella possa insegnare qualche cosa al Chianti, è tutto dire.

L'argomento del ritorno dei muri a secco nel Chianti è stato trattato brillantemente nel sito www.veramente.org. Il link è http://www.veramente.org/wp/?p=530

L'argomento "marogne" è stato trattato in diversi siti. E' nata anche una associazione che si chiama Civiltà delle Marogne. Ecco i link:

http://www.associazione-ergo.it/marogne/
http://www.valpolicella2000.it/marezzane/marogne/marogne.htm (c'è una foto da urlo)
http://www.prealpiveronesi.it/2006/05/marogne-in-pericolo-un-convegno-a-difesa-del-paesaggio-in-valpolicella/



domenica 24 gennaio 2010

 
 
     
 
     
     
 

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