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la Grande Madre ... (Vino e dintorni) |
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| Riconosciamo subito un fatto : se la
Valpolicella è conosciuta nel mondo, lo è grazie alla nostra indiscussa
Grande Madre: il
vino. Riconosciamo un altro fatto : vendere Amarone a Los
Angeles significa portare ricchezza in questa nostra
terra. Quella che risulta difficile da digerire è la tendenza al protagonismo di alcuni operatori che, riparati sotto l'ombrello magico del marketing, inventano una storia che non c'è. Complimenti a coloro che hanno saputo vendere Valpolicella nel mondo. Complimenti a chi ha investito per creare marchi forti. Complimenti per le fortune di cui sono in assoluto gli artefici. Si eviti però, in nome del vino, di creare leggende che nulla hanno a che fare con la Valpolicella reale. Il nostro passato così poco nobile (un vino di scarto diventato Re) non deve spingerci ad inventare favole belle. Forse, cercando bene, un po' di storia di cui non vergognarci, anche noi Valpolicellesi ce l'abbiamo. |
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8 domande. Buttate lì.
***Wine Spectator 2006 : nessun vino veneto tra i top 100. Purtroppo non c'è più nemmeno Allegrini. Peccato, peccato davvero. Tifiamo per il 2007.
Gli accordi economici
che funzionano sono quelli dove entrambe le parti ricavano dei vantaggi.
E' la sagra della banalità, eppure oggi tra Produttori e Cantine non
succede. C'è solo astio nei confronti di quella parte che in quel
momento sta guadagnando di più. Servono accordi, contratti, impegni
sottoscritti da una parte e dall'altra. Fare il prezzo dell'uva dopo che
è stata raccolta è pura follia, prevaricazione allo stato puro. Comprare
marchio e portare in cantina uva proveniente da Solferino è anche questa
follia. E' in atto una guerra tra "furbi" non tra operatori economici
del terzo millennio. Si impegnino le Cantine, con quei Produttori
ritenuti affidabili, a stabilire un prezzo dell'uva per un triennio, con
opportuni strumenti di correzione da applicare di anno in anno. Si
impegnino gli Agricoltori a produrre uva eccellente e la smettano
di concimare le viti per ottenere 100 quintali a campo.
Avere il "marchio", questa è la frase magica. Trovarlo, comprarlo, arraffarlo: l'importante è averlo. E la qualità dell'uva ? Diciamo che non è così importante. L'impressione è che uno strumento partito con fini di regolamentazione e di controllo sia diventata una palla di cannone di ritorno. Su una delle colline più famose per la qualità del vino che vi si produce, ho scattato, ad una settimana dalla vendemmia, queste due foto
Chiedo
al Presidente del Consorzio, alle Cantine che questa uva la comprano,
agli Agricoltori che questa uva la producono: ma a che gioco state
giocando ?
Perchè nel 2002 con
un'uva indecente si è arrivati a pagarla 4-5-6 al
kg ?
Si può ragionevolmente presumere che la qualità
dell'uva fosse l'ultima preoccupazione di chi acquistava
? Ma allora L'Amarone con "cosa" si fa
? Se fosse possibile risalire, analizzando il vino, alle
uve di partenza, cosa scopriremmo ? E' verosimile pensare
che l'unica preoccupazione dei produttori di vino sia
quella di aver a posto i registri di carico e scarico ?
Sono troppi i dubbi, sono troppi gli interrogativi che
rimangono sospesi nell'aria e non trovano risposta.
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