la Grande Madre ...
(Vino e dintorni)
 
       
    Riconosciamo subito un fatto : se la Valpolicella è conosciuta nel mondo, lo è grazie alla nostra indiscussa Grande Madre: il vino. Riconosciamo un altro fatto : vendere Amarone a Los Angeles significa portare ricchezza in questa nostra terra.
Quella che risulta difficile da digerire è la tendenza al protagonismo di alcuni operatori che, riparati sotto l'ombrello magico del marketing, inventano una storia che non c'è.
Complimenti a coloro che hanno saputo vendere Valpolicella nel mondo. Complimenti a chi ha investito per creare marchi forti. Complimenti per le fortune di cui sono in assoluto gli artefici. Si eviti però, in nome del vino, di creare leggende che nulla hanno a che fare con la Valpolicella reale.
Il nostro passato così poco nobile (un vino di scarto diventato Re) non deve spingerci ad inventare favole belle.
Forse, cercando bene, un po' di storia di cui non vergognarci, anche noi Valpolicellesi ce l'abbiamo.
 
   

8 domande. Buttate lì.

  domanda n. 1 : Prezzo dell'uva sull'etichetta ?

Poco prima della sua scomparsa Veronelli proponeva di mettere sulle etichette del vino il prezzo dell'uva. E' come dire che sulla sua Mercedes dovrebbe essere esposta un'etichetta con il prezzo del ferro, dell'alluminio e della plastica usati per costruirla. Non capisco. Non capisco se è un tentativo di difendere i produttori, di difendere i consumatori o di fare colpo con una provocazione.
Da un punto di vista economico è un "nonsenso", è la negazione dell'industria, è il disconoscimento del valore aggiunto su cui si basa il 95% dell'economia italiana. Chi ha una moglie che compra Valentino, perchè non le suggerisce di pretendere, prima di pagare, il prezzo del filato ?

  domanda n. 2 : Marano di Valpolicella o ... ?

Valpolicella è un nome che, a livello mondiale, viene ancora associato ad un vino scadente, prodotto in enormi quantità e con scarse qualità intrinseche. Amarone invece viene associato ai grandi vini. Pur privo di grandi tradizioni, cerca di affiancarsi ai grandi piemontesi e ai grandi toscani pluriblasonati. Domanda: è verosimile che ci siano produttori di vino che cercano di dissociare il temine "Valpolicella" da quello di "Amarone" per evitare che il primo influisca negativamente sul secondo ?
Vuoi vedere che la mia residenza sarà destinata a diventare Marano di Amarone ? (Gargagnago, da furbetto e con scarsi titoli, il primo passo l'ha già fatto ! )

  domanda n. 3 : Lezione di umiltà dal mondo ?

Tra i primi 100 vini a livello mondiale (Wine Spectator 2005) ce n'è solo 1 del Veneto.  E' un vino di una Casa della Valpolicella, ma non un Valpolicella doc. E' il Palazzo della Torre, igt di Allegrini. Nella stessa classifica compaiono 7 Toscani, 4 Piemontesi, 1 dell'Alto Adige, 1 Friulano, 1 Siciliano.
E il nostro venerato Amarone ?
Non è che ci serva ancora molta umiltà, molto lavoro duro, molto impegno per arrivare davvero nell'Olimpo dei grandi vini ?
Ad Allegrini i complimenti, un augurio ed una sfida : a quando un Amarone fra i top 100 ?

***Wine Spectator 2006 : nessun vino veneto tra i top 100. Purtroppo non c'è più nemmeno Allegrini. Peccato, peccato davvero. Tifiamo per il 2007.

 

  domanda n. 4 : Valpolicella Cinese ?

Leggo e sento fortissime preoccupazioni per il Valpolicella Cinese e per l'Amarone Australiano. Io dico che l'ultima preoccupazione di Louis Vuitton è quella di correr dietro ai marocchini che vendono "le sue" borse a 15 euro per strada. Chi compra un falso ad un valore di 100 volte inferiore a quello del prodotto originale, non sarà mai un cliente Vuitton. Un signore piemontese (direttore di una cantina che produce Barolo e Barbaresco) mi ha fatto notare che anche la signora che, pur permettendosi una borsa da 1500, ne compra una da 15 dai marocchini, toglie risorse a Louis Vuitton.
Mah. Se fossi un Barolo qualche preoccupazione ce l'avrei.

  domanda n. 5 : Perché Produttori e Cantine non si parlano di più ?

Vendemmia 2004 - Vendemmia 2005 : prendete 10 produttori di uva e chiedete loro che cosa pensano delle Cantine. Quindi prendete 10 produttori di vino e chiedete loro che cosa pensano degli agricoltori. Adesso fate un'altra prova. Osservate quanti agricoltori hanno avviato una loro Cantina. Quindi osservate quante Cantine hanno acquistato terreni agricoli. In tutto questo bailamme io capisco un'unica cosa.
Non ci siamo. E' come se le fonderie si mettessero a produrre auto.
Quanti anni serviranno ancora perché gli agricoltori ascoltino quello che i vinificatori chiedono. E quanti anni serviranno perché i produttori di vino premino coloro che l'uva la fanno buona davvero ?
Non sono certo che basti parlarsi. Certo è che l'abisso che esiste attualmente tra le due categorie non risolverà nessuno dei moltissimi problemi esistenti.
E agli agricoltori che hanno aperto Cantina : vivissimi e sentitissimi auguri !

  domanda n. 6 :  E perché dopo essersi parlati non fanno business insieme ?

Gli accordi economici che funzionano sono quelli dove entrambe le parti ricavano dei vantaggi. E' la sagra della banalità, eppure oggi tra Produttori e Cantine non succede. C'è solo astio nei confronti di quella parte che in quel momento sta guadagnando di più. Servono accordi, contratti, impegni sottoscritti da una parte e dall'altra. Fare il prezzo dell'uva dopo che è stata raccolta è pura follia, prevaricazione allo stato puro. Comprare marchio e portare in cantina uva proveniente da Solferino è anche questa follia. E' in atto una guerra tra "furbi" non tra operatori economici del terzo millennio. Si impegnino le Cantine, con quei Produttori ritenuti affidabili, a stabilire un prezzo dell'uva per un triennio, con opportuni strumenti di correzione da applicare di anno in anno. Si impegnino gli  Agricoltori a produrre uva eccellente e la smettano di concimare le viti per ottenere 100 quintali a campo.
Penso sia arrivato il momento che anche in Valpolicella ci si accorga che il nemico da combattere è il Mondo, non il vicino di casa.

  domanda n. 7 :  ma il Marchio aiuta o destabilizza ?

Avere il "marchio", questa è la frase magica. Trovarlo, comprarlo, arraffarlo: l'importante è averlo. E la qualità dell'uva ? Diciamo che non è così importante. L'impressione è che uno strumento partito con fini di regolamentazione e di controllo sia diventata una palla di cannone di ritorno. Su una delle colline più famose per la qualità del vino che vi si produce, ho scattato, ad una settimana dalla vendemmia, queste due foto


Chiedo al Presidente del Consorzio, alle Cantine che questa uva la comprano, agli Agricoltori che questa uva la producono: ma a che gioco state giocando ?
Si smetta con Convegni e Congressi dove si parla di intenti, programmi, sinergie e nanismo aziendale. Cinque Agricoltori che insieme producono 2.500 quintali di uva vadano da un Vinificatore. Gli facciano vedere dove producono l'uva, con quali impianti, con quali trattamenti. Gli propongano visite programmate durante la maturazione e in particolare alla raccolta. Il Vinificatore imponga i suoi standard e si impegni su un prezzo condizionato da parametri verosimili e realizzabili. Ecco realizzato un Microsistema di Qualità che è in grado di funzionare immediatamente.

 

domanda n. 8 : 2002, Odissea nello Spazio ?

Perchè nel 2002 con un'uva indecente si è arrivati a pagarla 4-5-6 € al kg ? Si può ragionevolmente presumere che la qualità dell'uva fosse l'ultima preoccupazione di chi acquistava ? Ma allora L'Amarone con "cosa" si fa ? Se fosse possibile risalire, analizzando il vino, alle uve di partenza, cosa scopriremmo ? E' verosimile pensare che l'unica preoccupazione dei produttori di vino sia quella di aver a posto i registri di carico e scarico ? Sono troppi i dubbi, sono troppi gli interrogativi che rimangono sospesi nell'aria e non trovano risposta.
E visto che siamo alla fine del 2005, vediamo chi avrà il coraggio di vendere Amarone e Recioto del 2002 !


 

 
     
       
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