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maggio 2007 Il tema è ancora quello dell'inquinamento (scusate, ma i morti di cancro a 39 anni mi fanno un certo effetto). Negli ultimi due Temi abbiamo avanzato l'ipotesi che i rilevatori di PM10 non servissero ormai più a nulla. Tanto per capire e per calarci nella nostra realtà locale, tenete conto che a Verona ci sono due centraline per la rilevazione delle polveri. Borgo Milano e Cason. Naturalmente misurano PM10, cioè quelle grossolane. In tutto il Veneto esistono due centraline per misurare le polveri più sottili e cioè le PM2,5. E si trovano tutte e due a Venezia. Questa notizia che a Milano abbiano dato rilevatori di PM2,5 ai ragazzini da portare a tracolla, ci conferma quanto sospettavamo. I rilevatori di PM10 sono dei dinosauri. E a Verona o, meglio ancora, in Valpolicella quando avremo a disposizione rilevatori delle polveri più sottili ? (in modo che nessuno ci possa più raccontare delle balle)
(9 maggio, 2007) Corriere della Sera
I risultati sono una
fotografia aggiornata al minuto dell' aria che hanno respirato. Sotto il
25, limite per la tutela della salute, i livelli di smog non sono mai
scesi. Neanche per mezz' ora. Al contrario, sono arrivati a picchi di
200 o 300. In qualche caso 500. È una scoperta. L' apertura di un
inedito campo di studio per gli scienziati. E una fonte di nuove
preoccupazioni per i cittadini. Fino a oggi le istituzioni hanno
ragionato sulle medie giornaliere registrate dalle centraline fisse, che
sono però lontane dall' aria realmente respirata quando si esce di casa,
andando al lavoro, nelle aule delle scuole. È quella che gli esperti
chiamano «esposizione personale». Un esempio: il 17 novembre scorso la
media di Pm2,5 a Milano è stata sotto i 100. Ma lo studente dell'
istituto Feltrinelli che quel giorno aveva la centralina addosso,
camminando verso la scuola, ha respirato polveri superiori a 200. «Dire
che l' inquinamento si diffonde in tutta la Pianura Padana ed è uguale
dappertutto - attacca Paolo Crosignani, oncologo ed epidemiologo dell'
Istituto dei tumori di Milano - è stato un pretesto per non fare nulla».
Bisogna partire da un dato: secondo la Comunità europea le polveri
sottili - prodotte dallo scarico delle auto e dai riscaldamenti - nella
Pianura Padana riducono l' aspettativa di vita di 36 mesi. Ecco perché
l' esperimento, con l' associazione «Genitori antismog» e il Centro di
ricerche di Ispra, è partito proprio da Milano. Città sulla quale pende
una procedura di infrazione europea per aver superato le soglie di smog
già da due anni. I giorni di inquinamento sopra i limiti, stabilisce la
direttiva comunitaria, non dovrebbero essere più di 35 nell' arco dei
dodici mesi. Lo sforamento a Milano è macroscopico: 151 giorni
fuorilegge nel 2005, 149 nel 2006. La procedura potrebbe sfociare in una
condanna. Le multe sarebbero pesanti. Anche se la stessa Milano, dopo
anni in cui l' allarme è stato minimizzato, ad ottobre partirà con il
ticket antismog per le auto che entrano in centro (come ribadito ieri
dal sindaco Letizia Moratti). L' esperimento degli studenti milanesi è
in corso a Lisbona e in altre città europee. I «Genitori antismog»
sperano: «Ci auguriamo che le istituzioni accolgano i dati forniti dalla
società civile e agiscano di conseguenza». La sfida del futuro è
valutare le ripercussioni sulla salute di esposizioni brevi a picchi di
smog molto elevati. «Per allergie, bronchiti e asma - spiega Giovanni
Invernizzi, immunologo della "Tobacco Control Unit" dell' Istituto dei
tumori - si verifica un immediato riacutizzarsi dei sintomi». Per non
parlare del fumo. Il 14 novembre uno studente rientra in casa per
pranzo. C' è qualcuno che accende una sigaretta. In pochi minuti le
polveri schizzano a 550.
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