che aria si respira
   al semaforo di San Pietro ?

 
    

 
   

9 maggio 2007
(le notizie più dettagliate le trovate al tema " PM10 : praticamente un dinosauro " )
 

Riportiamo un riassunto del "PM10 : praticamente un dinosauro".
L'argomento "Polveri" va affrontato anche in Valpolicella. Ci sono punti cruciali a San Pietro, a Pedemonte, a Santa Maria dove sarebbe opportuno avere rilevazioni sistematiche. Sta emergendo (i giornali ne parlano sempre con maggior frequenza) il problema delle "Polveri non misurabili". E' la nuova frontiera degli "inceneritori con recupero energetico" chiamati Termovalorizzatori. Questi impianti diminuiscono l'emissione di PM10. E' vero. Però aumentano le polveri PM2,5 e le nanopolveri. Quindi non risolvono il problema. Lo nascondono. E fino a quando le varie ARPA non si saranno dotate di strumentazione adeguata, potranno lavorare indisturbati. Ci sono marmitte catalitiche che abbattono le PM10 con lo stesso criterio, cioè frazionando le polveri grossolane e trasformandole in microsottili.
Il Cementificio di Fumane non contribuisce di sicuro a ripulire l'aria. E nemmeno i turboirroratori che battono i filari di viti con frequenze parossistiche aiutano a ripulire l'aria.
Diamoci una mossa anche su questo fronte.
 

 
    MISURE DELLE POLVERI  
   
Le sigle spesso ci fregano. E allora cerchiamo di capire meglio in che cosa consiste il fenomeno.
Vediamo innanzitutto le misure. Prendiamo un millimetro. Dividiamolo per 1.000 e otteniamo un micrométro. Fa molto più chic chiamarlo micron o indicarlo con la mi greca
mm. Si tratta, ripetiamo, della millesima parte di un millimetro. Con PM10 si indicano particelle di misura inferiore a 10 micron.

Prendiamo in considerazione un’altra misura. Il millimetro di prima, lo dividiamo questa volta in 1.000.000 (un milione) di parti. Ognuna di queste parti viene chiamata nanométro e abbreviata in nm.

Adesso siamo meglio in grado di affrontare le sigle :
PM10 particelle inferiori a 10 micron (il diametro di un capello va da 50 a 100 micron)
PM2,5 particelle inferiori a 2,5 micron
PM1 particelle inferiori a 1 micron
PM0,1 particelle inferiori a 0,1 micron (oppure a 100 nm)
Nanopolveri particelle comprese tra 2 e 100 nm


 

 
    RILEVAZIONE DELLE POLVERI  
   
Adesso che con le sigle non ci fregano più, facciamo un passo avanti.
Le centraline che l’Arpav ha posto a Verona per misurare appunto le polveri, misurano le PM10, cioè quelle più grosse. E le altre ? Pensate ad una rete metallica di quelle classiche romboidali che si trovano in campagna. Pensate a dei fazzoletti portati dal vento. Trovano la rete e vi si impigliano. Quindi li possiamo contare. Pensate ora che il vento trasporti con una folata dei francobolli. Questi passano attraverso la rete. Pensate ancora a dei coriandoli. Questi della rete non se ne accorgono nemmeno. Quindi francobolli e coriandoli non sono misurabili.
Le cose stanno esattamente così. Le particelle più grandi si fermano nei filtri e quindi se ne ricava quantità e qualità. Quelle più piccole passano e nessuno ne sa niente.
A Trento hanno installato centraline in grado di misurare le PM2,5. Il direttore dell'Unità operativa tutela dell'aria all'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, Giancarlo Anderle, ha riferito che da un paio d'anni vengono monitorate, accanto alle note polveri PM10, anche le polveri più sottili, definite PM2,5. L'esperto ha tuttavia precisato che i risultati di questi rilevamenti non sono resi pubblici, perché il legislatore non ha ancora determinato valori massimi di riferimento.
 
    CLASSIFICAZIONE DELLE POLVERI  
   
Particolato è semplicemente una poco fantasiosa traduzione di Particulate Matter, da cui appunto la sigla PM. Per evitare confusione tra i termini, li riportiamo nelle loro diverse denominazioni.

1 – PM10 o polveri grossolane o particolato grossolano o polveri inalabili (particellato: altro termine usato)
Sono particelle con diametro compreso tra 2,5 e 10 mm . Le polveri grossolane si originano a seguito di combustioni incontrollate (incendi) , per processi meccanici di erosione e disgregazione dei suoli; è polvere prodotta sulle strade e dalle industrie. Pollini e spore fanno parte di questa classe dimensionale. Tali materiali sono in genere trattenuti dalla parte superiore dell'apparato respiratorio (naso, laringe).

2 – PM2,5 o polveri fini o particolato fine o polveri respirabili
Costituite da particelle con diametro aerodinamico inferiore a 2,5 micron, costituite principalmente da prodotti di combustione, aerosol gas addensati o convertiti in particelle, vapori organici o di metalli ricondensati. Queste particelle non sono trattenute dalla parte superiore dell’apparato respiratorio e raggiungono il tratto respiratorio inferiore (trachea, alveoli polmonari).

3 – PM1 o particolato ultrafine
Si tratta di particelle di dimensione inferiore al micron, provenienti da combustioni ad alte temperature. Queste
penetrano negli alveoli polmonari con ancora maggiore facilità delle precedenti.

4 – PM0,1 o polveri microsottili
La dimensione è di un decimo rispetto alle precedenti.Si tratta di un decimillesimo di millimetro, che può anche essere espresso in 100 nanométri. A queste dimensioni la penetrazione avviene direttamente nel sangue.

5 – Nanopolveri
Sono quelle che hanno dimensioni che vanno da 2 a 100 nanométri. . Particelle di qualche centinaio di nanometri di dimensione vanno dagli alveoli polmonari al sangue in un minuto e vengono sequestrati da vari organi (fegato, reni, linfonodi, cervello eccetera) entro un'ora.
 
 
    CHI PRODUCE QUESTE POLVERI  
   
Le polveri PM10 e PM2,5 sono prodotte da un'ampia varietà di sorgenti sia naturali sia antropiche.
Mentre le particelle più grossolane derivano principalmente dal suolo e da altri materiali, le particelle più fini sono prodotte, in misura prevalente, dalla combustione di combustibili fossili utilizzati nei trasporti, nell'industria e nella produzione di energia.

Le più importanti sorgenti naturali sono così individuate:

- aerosol marino (sali, …)
- suolo risollevato e trasportato dal vento
- aerosol biogenico (spore, pollini, frammenti vegetali, …)
- emissioni vulcaniche
- incendi boschivi

Le più rilevanti sorgenti antropiche sono:

- emissioni prodotte dal traffico veicolare
- emissioni prodotte da altri macchinari e veicoli (attrezzature edili/agricole, aeroplani, treni, navi, …)
- processi di combustione di carbone ed oli (centrali termoelettriche, riscaldamenti civili), legno, rifiuti,…
- processi industriali (cementifici, fonderie, miniere, …)
- combustione di residui agricoli
 
    CHE COSA CONTENGONO LE POLVERI  
   
Le polveri PM10 sono costituite da una miscela di sostanze che includono:
- elementi quali il carbonio, il piombo, il nichel
- composti come i nitrati, i solfati o composti organici
- miscele complesse come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli diesel.

Le polveri PM2,5 risultano, a loro volta, potenzialmente pericolose per la presenza di un certo numero di sostanze:
- i solfati prodotti dalle emissioni di biossido di zolfo sono di natura acida e possono reagire direttamente con i nostri polmoni
- il carbonio prodotto durante la combustione della benzina può catturare sostanze chimiche cancerogene come il benzo(a)pirene e consentirgli il libero accesso all'interno dei polmoni

Diversi studi hanno mostrato la presenza di metalli tossici quali il piombo, il cadmio ed il nichel in concentrazioni maggiori nella frazione PM2,5 rispetto al particellato di dimensioni maggiori.
In un'inchiesta sul campo condotta dall'associazione di consumatori Altroconsumo nel gennaio del 2007 fra le 9.00 e le 17.00 in vari punti del centro di Milano, si è registrata una media di 451 µg/m³ per il PM10 e di 408 µg/m³ per il PM2,5, che è risultato essere perciò il 90% del totale, decisamente più elevato dei dati medi di letteratura (50-60%).
 
    CHE COSA DICONO ONCOLOGI E STUDIOSI  
   
Stefano Montanari, che con la moglie, il bioingegnere Antonietta Morena Gatti, svolge ricerche di livello internazionale sulle nanopatologie.
«È un dato di fatto inoppugnabile che il particolato atmosferico è tanto più dannoso quanto più le sue dimensioni sono piccole. Il particolato grossolano penetra meno profondamente nelle vie respiratorie e passa con difficoltà dalle vie aeree al sangue, mentre, diminuendo la taglia, aumentano la capacità di andare più in profondità nei bronchi e la facilità di passaggio. Chi desidera letteratura precisa in merito non ha che da cercare in un qualsiasi motore di ricerca scientifico. Chi vuole vedere fotografie di particelle entrate direttamente nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana cellulare non ha che da rivolgersi a me».
«Spesso questo particolato non è biodegradabile e, di conseguenza, una volta che si è installato in un organo vi rimane per sempre, perché non abbiamo meccanismi di eliminazione. Si innesca un'ovvia reazione da corpo estraneo che si estrinseca di norma in una granulomatosi. Patologia che, a sua volta, può trasformarsi in una forma tumorale. Inoltre, questo particolato non biodegradabile è con grande frequenza anche non biocompatibile e dunque, per definizione, chimicamente tossico e patogeno».

Patrizia Gentilini, specialista in oncologia e ematologia, membro dei «Medici per l’ambiente» di Forlì, si è soffermata sulle correlazioni, ormai «assodate e inconfutabili», fra contaminazione dell’aria e insorgenza di malattie nella popolazione. «Impianti come gli inceneritori - rileva la studiosa - producono sostanze chimiche nocive come diossina, mercurio, idrocarburi; ma anche altri elementi che non sono facilmente identificabili. E purtroppo la letteratura epidemiologica certifica la stretta correlazione tra questo tipo d’inquinamento subdolo e le neoplasie al polmone, alla laringe, al fegato».

Valerio Gennaro, oncologo specialista in epidemiologia al Cor Liguria.
Una risposta sta nella modalità di trattamento della mole di dati empirici disponibili: «Con una serie di accorgimenti metodologici è possibile sia dimostrare che una popolazione non è a rischio sanitario sia che la qualità della salute è ottima, anche se non è vero. Basta, per fare un esempio, evitare di svolgere indagini epidemiologiche serie».

Lorenzo Tomatis oncologo triestino. In un recente convegno tenuto a Trento sull’inceneritore, ha invitato i cittadini a non aggiungere una fonte di inquinamento a quelle già presenti. «Purtroppo - ha detto - i tempi della politica sono più brevi di quelli di insorgenza delle malattie causate da scelte sbagliate. Perciò spesso il legislatore preferisce non conoscere i danni che può causare: si riveleranno tanto tempo dopo e non sarà più colpa di nessuno...».
 
 
       
       
     
         
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