Santa Lucia e i "soliti" regali

 
 


Ai cementifici sono concessi margini di tolleranza che possono essere di 20 volte superiori a quelli degli inceneritori. Quindi un coinceneritore, che è anche un cementificio, può inquinare 5, 10, 20 volte di più rimanendo dentro ai "termini di legge".



La notizia è ripresa da un articolo apparso sul Mattino di Padova e riportata qui di seguito. Sono sicuro che l'ingegner Fiorentini sarà in grado di contestare questi valori, di precisare, di affermare ancora una volta che quello che raccontano gli ambientalisti sono balle e "ossessive disinformazioni" (questa, veramente, è da attribuire a Venturini sindaco di Marano, anche lui ingegnere).
In questo mondo diviso in due parti, gli INGEGNERI e i NON, c'è un certo ingegner Sergio Trapanotto (responsabile dell'inceneritore di San Lazzaro, ed evidentemente un transfuga), che non la pensa come i summenzionati suoi colleghi.

La questione, vista dai NON ingegneri, porta acqua al mare magnum dei dubbi che nutriamo tutte le volte che ci vengono forniti dei numeri. Perché è vero che i numeri hanno il vantaggio di essere freddi e incontrovertibili, però hanno lo svantaggio di poter essere INVENTATI DI SANA PIANTA. Succede quindi che un ingegnere che dirige un inceneritore dichiara numeri che sono completamente diversi da un suo "collega" ingegnere che dirige un cementificio.

Il cittadino, che non ha alcun diritto di far pubblicare i SUOI NUMERI, se ne sta lì a osservare. Debolissimo in matematica, è diventato un'aquila in statistica. Dal contesto, dall'occasione, da chi li dichiara questi numeri, ha imparato a giudicarli credibili al 10, 30, 70 percento. E così si crea la sua verità che non ha nulla da invidiare a quella dei tecnici così paludati.



L'inceneritore di San Lazzaro inquina meno di un cementificio


di Elvira Scigliano
Il Mattino di Padova

L'inceneritore di San Lazzaro inquina meno di un cementificio. Mentre è in grado di promettere ai padovani che mai avranno un'emergenza rifiuti stile Napoli. Ieri verifica tecnica di Cesare Pillon, amministratore delegato di Acegas-Aps con la stampa. Prima ancora i controlli dell'Arpav e le verifiche per la convalida dell'impianto che l'anno prossimo andrà a pieno regime. Pronto a tenere testa alle 495 mila tonnellate di spazzatura all'anno di Padova e provincia (di cui 282 mila, il 57% differenziata). L'inceneritore infatti è in grado di trattare 180 mila tonnellate e questo significa che la capacità produttiva dell'impianto non supera la quantità di rifiuti urbani destinati a smaltimento. Anche dismettendo le due discariche di Campodarsego ed Este. Ma siccome l'impianto deve andare a carico completo oggi accetta spazzatura da fuori, benché «solo rifiuti urbani e non pericolosi» assicura l'ingegnere Sergio Trapanotto, responsabile dell'impianto. I rifiuti entrano, sono compattati e le colline bruciate a mille gradi. Dentro il fuoco, fuori solo vapore. E le scorie che finiscono nell'aria, questione scomoda? «Niente affatto - tranquillizza Trapanotto - Separiamo i metalli e il risultato è una specie di ghiaino (dall'odore di cenere bruciata) recuperato dai cementifici». Nessuna preoccupazione nemmeno riguardo le emissioni. Facciamo qualche esempio. I limiti di legge per l'ossido di carbonio (responsabile di tumori) nei forni o nelle cementerei è di 500-1000 mg per metro cubo, i limiti dell'inceneritore non devono superare i 50 mg per mc ma ad oggi i valori medi si attestano su 24,47 mg. Idem per gli ossidi di azoto (da cui dipende buona parte della diffusione dell'asma): i limiti per un forno o un cementificio sono di 500-1800mg, per l'inceneritore il limite è 200 mg e le medie 64,17 mg. Infine le polveri sottili, spesso chiamate in causa quando l'inquinamento è nel mirino delle polemiche: se per un cementificio hanno limiti di 20-50 mg, per l'inceneritore scendono a 10 mg e, nella realtà, la media di emissione è di 1,69 mg. A questo proposito va sfatato un falso mito, cioè quello delle centraline che possono rilevare le emissioni: «Non sono in grado di rilevare i dati dell'inceneritore - scandisce Trapanotto - addirittura non potrebbero nemmeno dire se è acceso o spento. I dati dipendono invece, fortemente, dai fattori climatici stagionali». Per chi era già nella squadra nel 1998, agli albori del progetto con l'Amniup, che oggi l'impianto sia visitabile in ogni anfratto è un grande successo. Inoltre è il primo certificato Emas, e questo significa che ogni anno l'azienda deve produrre un documento pubblico, ovvero una dichiarazione ambientale che indichi i parametri di funzionamento e le emissioni.


domenica 12 dicembre 2010

 
 
     
 
     
     
 

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