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I ragazzi americani nella
sede della Banca della Valpolicella
I modi per far conoscere la nostra terra nel mondo sono
molteplici. Se poi riusciamo a far vedere quello di cui
possiamo menar vanto, magari è anche meglio.
LAgronomo Paolo Zardini ha organizzato la visita di
un gruppo di ragazzi americani in Valpolicella.
Gli americani sono particolarmente affascinati da Chianti
e Brunello perché in molti hanno visitato la Toscana. Il
rafforzamento di un prodotto attraverso la terra in cui
lo si produce, è noto da tempo. Poiché
paesaggisticamente parlando non possiamo competere con la
Toscana, è auspicabile che siano altri gli elementi da
usare come valore aggiunto.
In una recente riunione dove si parlava di
biologico, è stata avanzata lipotesi
che sia proprio il modo di coltivare la vigna a diventare
uno degli elementi portatori di valore aggiunto. La
disinvoltura con cui gli agricoltori si sono fatti
abbindolare dallazienda chimica di turno, il prezzo
pressocché indifferenziato tra uva del piano e uva di
collina, lutilizzo forsennato di diserbanti, il
tono quasi derisorio nei confronti di chi si avventura
con pratiche biologiche, sono di sicuro elementi che non
contribuiscono a rafforzare limmagine dei vini
della Valpolicella.
Scrive Paolo Zardini: «Per rispondere alla sfida del
mercato globale cè bisogno di risposte di tipo
trasversale, soluzioni che permettano di dare una visione
d'insieme al bene di consumo, c'è bisogno di trasmettere
a chi consuma l'identità e l'originalità produttiva dei
beni da molteplici fronti, ma soprattutto attraverso
nuove alleanze; cè bisogno di farsi conoscere in
un mercato sempre più competitivo e difficile per i
numeri in gioco e la professionalità richiesta. Questo
aspetto va valutato, per non confondere la vera
originalità del nostro made in Italy e, al tempo stesso,
per rafforzare il prodotto, basando la competitività su
aspetti del mercato italiano più congeniali, non
copiabili e non riproducibili».
E forse giunto il momento che anche
lAgricoltura della Valpolicella rifletta sul
significato di qualità, sullesasperata
industrializzazione dei processi di coltivazione, sulla
folle corsa allo sfruttamento del terreno. A volte si ha
limpressione che questa generazione sia
lultima a vivere sulla terra, che tutte le risorse
vadano consumate adesso, subito; siamo per certi versi i
nuovi barbari del pianeta terra, quelli che depredano,
fanno razzia di tutto e lasciano solo la disperazione
dietro di sé.
Per gli agricoltori della Valpolicella si presentano
nuove sfide. Se le Cantine dessero una mano nel fornire
gli imput non solo tecnologici, ma anche culturali, forse
si potrebbe ambire a nuovi orizzonti e a nuove intense
soddisfazioni.
mercoledì 5 maggio 2010
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