La Grotta di Fumane

 
 




La volta della Grotta



La Grotta di Fumane
Ho avuto l’opportunità di visitare la Grotta di Fumane con Marco Peresani direttore degli scavi. In qualità di biker, per anni, per molti anni sono passato davanti agli scavi criticandone di volta in volta la qualità dei ripari allestiti per salvaguardare il sito. Anche adesso che si è arrivati ad una sistemazione definitiva, mantengo le mie perplessità sulla “pesantezza della struttura”. Ma non è questo l’argomento che qui voglio trattare.

Di che cosa parliamo.
Si tratta di un riparo naturale costituito da grosse lastre di roccia compatta, sporgenti al punto di creare al di sotto un’ampia superficie riparata da pioggia e neve. Un’altra concomitanza favorevole è rappresentata dalla presenza, sotto ai lastroni compatti di copertura, di una roccia friabile, facilmente attaccabile dal gelo, ma probabilmente anche “scavabile” dagli uomini che avessero voluto ampliare la zona al coperto. Sta di fatto che la Grotta di Fumane è stata abitata da 100.000 a 30.000 anni fa. Poiché la grotta si sviluppa in verticale per oltre 10 metri, in basso si trovano gli strati con i reperti più antichi, in alto quelli più recenti.

Chi erano i primi abitanti
I primi abitanti della Grotta erano uomini di Neanderthal. Tanto per capire meglio, diciamo che l’uomo di Neanderthal occupò l’Europa per 250.000 anni. Quindi da 280.000 a 30.000 anni fa, data della sua estinzione. In quel periodo le nostre regioni erano ancora interessate da inverni con temperature di -25 gradi e di conseguenza le popolazioni erano nomadi, costrette dalle temperature a cercare zone dove fosse possibile la sopravvivenza. L’Uomo di Neanderthal viveva in piccoli gruppi (20 persone, ma anche meno), era un formidabile cacciatore, non aveva la necessità di stabilire rapporti con altri gruppi proprio perché l’autosufficienza era l’elemento che garantiva la prosecuzione della vita dei singoli clan. Quindi linguaggio essenziale per comunicare all’interno del gruppo, buone capacità manuali per preparare armi, eccellente conoscenza delle tecniche di caccia, buone conoscenze nella conservazione delle pelli e nel loro utilizzo come indumenti, eccellente capacità di orientamento per condurre il gruppo nel loro nomadismo: questi erano gli elementi base che permisero alla specie di vivere per 250.000 anni.

Ed ecco arrivare l’Homo Sapiens
Riporto da italiasalute.it. “Nel frattempo, nell'Africa subtropicale, si era evoluta una specie diversa, più adattata ai climi caldi. 100.000 anni fa questa specie si era diffusa fino al Medio Oriente. 45.000 anni fa il clima si fece più mite e aprì la via per l'Europa. Quando l’uomo di Neanderthal si trovò, in Europa, faccia a faccia con l’Homo Sapiens, i punti di forza che per migliaia di anni lo avevano sostenuto diventano il suo punto debole. Pur essendo bene adattato, egli si scopre inadeguato a tenere il passo col cambiamento che è in atto. Le dimensioni ridotte del clan lo rendono estremamente vulnerabile. Le povere capacità linguistiche ostacolano la ricerca di alleanze con altri gruppi. E la condizione di autosufficienza, da sempre un grande vantaggio, ora impedisce di comprendere la minaccia che si sta avvicinando.
La capacità di insediamento degli homo sapiens costituisce una pressione inarrestabile e così gli uomini di Neanderthal vengono progressivamente cacciati dalle loro foreste e vallate e sono spinti progressivamente sugli inospitali altopiani della Croazia e della Crimea o, a ovest, verso le coste montuose di Italia, Portogallo, Spagna e Francia.
Trentacinquemila anni fa la loro popolazione era già scesa a poche migliaia di individui. Non si può dire però che l’Homo Sapiens fu autore di un genocidio, né si può parlare di disastro naturale. L'uomo di Neanderthal perse semplicemente la competizione con una specie che aveva escogitato migliori strategie per la sopravvivenza”.

La storia negli “strati” della Grotta
L’aspetto che mi appare più affascinante della Grotta di Fumane è proprio questo: lì negli strati sovrapposti del riparo c’è scritta la storia del passaggio dall’uomo di Neanderthal al suo successore l’Homo Sapiens. La Grotta infatti fu abitata dagli uni e dagli altri. Ognuno lasciava tracce del suo passaggio: ossa, raschiatoi, punte di freccia, carboni. I detriti del terreno le ricoprivano e al di sopra si creava un nuovo strato. La friabilità della volta della grotta, ha dato il suo contributo nella stratificazione evidenziata dagli scavi. Infatti anche i reperti con le raffigurazioni dello stregone e degli animali, si può ipotizzare che in origine fossero stati dipinti sulle pareti o sulla volta della caverna. Staccandosi, sono caduti al suolo e lì sono stati inglobati in un nuovo strato, dove poi sono stati rinvenuti.

I reperti
E qui veniamo al punto dolente di quasi tutti i siti archeologici. Ciò che è stato ritrovato è in giro per il mondo; per studio, per sicurezza, per necessità di catalogazione, per mille altri motivi. Anche la Grotta di Fumane non sfugge a questa logica. Alcuni pezzi sono al Museo di Sant’Anna, altri sono al Museo Civico di Storia Naturale di Verona, altri sono all’Università di Ferrara. Parliamo di migliaia di reperti. Eppure chi visita la grotta si deve accontentare di qualche foto, di un calco (bello) di un focolaio, di grandi tabelloni che non fanno che togliere fascino all’ambiente. Riesco a percepire le contrastanti esigenze di mantenere l’appeal dell’ambiente e la necessità di rendere il sito fruibile da migliaia di visitatori. Il compromesso realizzato non so se sia il meglio che si poteva fare.

Un appello
Il sito archeologico va sfruttato meglio e vanno assolutamente evitate le tentazioni stile Gardaland. Sinceramente le illuminazioni notturne a vari colori e il “menu dello Sciamano” sono cose da lasciar perdere. Il sito va promosso con appropriata documentazione, con altri calchi che diano la possibilità di “toccar con mano” quello che gli archeologi hanno ritrovato. In internet dovrebbero comparire centinaia di foto di reperti e non i soliti quattro che vengono fatti girare ma alla fine sono sempre quelli. Dovrebbero comparire i testi dei ricercatori, gli articoli pubblicati sulle riviste italiane e straniere, la documentazione scientifica fin qui elaborata.
Nella Valpolicella dei 5 comuni ci sono poco meno di 100 cantine. Perché gli operatori del vino non vanno al di là del solito chiostro di San Giorgio ? Perché non organizzano qualche cosa di più eccentrico culturalmente parlando, di più originale, di più prezioso e raro ? Perché non portano una volta i loro importatori, rappresentanti, clienti a visitare la Grotta di Fumane ?
La Grotta di Fumane ha bisogno di ulteriori finanziamenti per accogliere sempre meglio i visitatori. Diamo una mano a questo fenomeno unico, dislocato in cima alla Valle dei Progni. E’ Valpolicella. E’ un fenomeno naturale di cui andar fieri.
Difendiamola, questa Valle, nonostante tutto.














martedì 20 aprile 2010

 
 
     
 
     
     
 

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