Domenico Finiguerra. Cloniamolo !

 
 




Se hai dieci minuti di tempo, guarda il video.
C'è anche Bob Kennedy che ci insegna qualche cosa.



ESISTE UN’ALTRA ITALIA

Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano,
ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network,
ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila
sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato
in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi,
amministratori o politici.

Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare,
riflettere a voce alta.
Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per
Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune,
l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e
il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni
comuni, per la terra e per l’acqua.

Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un
futuro migliore e diverso per i nostri figli.
Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima
sincerità.
Oggi, non posso non fare altrettanto.

Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la
simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le
sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero
far perdere qualche voto al loro partito.

Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista
civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le
mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe
meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da
Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e
a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche
sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare
apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’
impoverimento civile che sta interessando l’Italia.

Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro
rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre
religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di
casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani
dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in
comizi elettorali.

Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’
affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole
definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha
cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più
grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per
far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di
interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio
consenso.

Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di
stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte
del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu
sali! Tu resti giù!”

In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di
stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati
lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti
con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono
trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un
imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo
sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli
sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua
donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione
collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?

Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio
figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno
mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato
ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso
casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.

Cari cittadini e cari amici,
di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il
nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano
e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non
riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a
calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione
doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per
raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.

Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non
voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice.
Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che
cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’
egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno
smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di
fraternità e pietà.

Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai
respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla
guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico
perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di
razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di
fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di
nucleare o risparmio energetico.

Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla
caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a
questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito,
una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di
fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione)
delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un
clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di
fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di
inceneritori o autostrade.

Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta
mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di
manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi
sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà
da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di
simpatia nei miei confronti.

Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli
occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo
abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione
e la solidarietà, per loro.

Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha
festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi,
in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe
stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di
protesta e cori razzisti.
Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche,
udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o
una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato
della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura,
dell’odio e dell’intolleranza.

Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non
trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle
diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché
non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove
ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni
stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima
di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.

Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è
vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e,
seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i
cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che
dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel
mio cuore.

Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che
arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti
implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da
delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri
figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra
qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano
le mani di grasso per noi.

Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur
avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la
mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo,
alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro
compagni di banco.

Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi
sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle
democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di
ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono
questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di
cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli
imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte,
liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che
esiste anche un’altra Italia.

domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia
http://www.domenicofiniguerra.it/

mercoledì 21 aprile 2010

 
 
     
 
     
     
 

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