FIAT LUX

 
 




Su Marchionne e sulla Fiat non c’è molto da dire. Sono i numeri che parlano. In qualsiasi rendiconto periodico dell’andamento delle vendite di auto, la Fiat brilla costantemente per le perdite più consistenti su qualsiasi mercato mondiale. Se, nel periodo preso in considerazione, la diminuzione delle vendite di tutti i marchi è del 15%, quella della Fiat è del 25-30%.
L’ultima rivoluzione in campo automobilistico, Fiat la fece con l’Ingegner Ghidella, quando si passò dalla 127 alla Uno. Se osservate bene, la Fiat è ancora ferma lì. Punto, Croma, Bravo sono tutte delle Uno più o meno pompate. Questo è il vero dramma della Fiat: ha perso il treno dell’innovazione quando nel 1988 decise di licenziare Vittorio Ghidella e di sostituirlo con Romiti e Cantarella, pupillo dell’Avvocato Agnelli. A tutto si misero a pensare all’infuori dell’auto.
Ed oggi eccoci qua a fare i conti con la “lungimiranza” di Marchionne che vuole produrre Suv a Mirafiori (adesso…), che ricatta i dipendenti, che sfrutta il momento di crisi per fare la voce grossa, che sogna spettacolari quote di mercato acquistando la più decotta delle fabbriche americane di auto. Credo che di lui si ricorderanno soprattutto i maglioncini. E intanto la Fiat continua a precipitare (qualsiasi auto coreana è dieci volte più affidabile di una Fiat).





LABORATORIO VALPOLICELLA

La triste vicenda della FIAT è un ulteriore e decisivo passo verso la dissoluzione del modello produttivo derivato dalla rivoluzione industriale quale si è sviluppata soprattutto a partire dal secolo XIX. Dissoluzione e non trasformazione perché proprio l’attuale mancanza di prospettive future nei disegni degli imprenditori impedisce di vedere a tutt’oggi un’alternativa a tale modello produttivo ed occupazionale. Proprio per questo si può assistere ad un’involuzione a ritroso del problema che porta sempre più la società verso un rapporto di lavoro che dissolverà a poco a poco le conquiste sindacali raggiunte e ciò a tutto vantaggio del ricatto padronale, già inaugurato da Marchionne.

L’amministratore delegato della FIAT ha in prima istanza buon gioco a chiedere un modello di lavoro che metta in discussione conquiste che troppo spesso hanno degenerato in abuso. In questo senso i sindacati, quelli stessi che da vario tempo hanno rinunciato all’aggressività nella difesa dei diritti dei lavoratori, troppo spesso sono stati paladini di richieste che hanno sempre più inibito la dignità del lavoro riducendone gli spazi ad un’asfittica rivendicazione che ha progressivamente paralizzato il mercato del lavoro. La gravità della politica di Marchionne (il cui stipendio di 4,5 milioni annuali di euro -oltre ai capital gain sulle stock options di cui dispone valutati in 120 milioni di euro - è un insulto alle richieste che ha fatto, ricattandoli, agli operai) sta invece nell’avere stabilito un ricatto occupazionale che ha impaurito gli operai senza peraltro offrire un piano industriale innovativo ma praticamente facendo divenire Mirafiori un centro di produzione di automobili altamente inquinanti (i cosiddetti SUV) funzionali soprattutto ad un’economia aggressiva (ancora per adesso quella americana) senza alcuna attenzione al futuro della mobilità, precludendo così lo studio e la promozione di motori alternativi al petrolio.

La Valpolicella ancora una volta riflette nella sua realtà i problemi nazionali. La qualifica “sprezzante” di ambientalisti attribuita dagli operatori e dagli abitanti ai Comitati che si oppongono ai piani di ampliamento del Cementificio basati su una miope politica industriale, è stata ed è sollecitata dai timori “occupazionali” degli Amministratori locali di qualsiasi colore politico, attenti a un modello di sviluppo economico basato sul consumo del territorio ed allettati da elargizioni assolutamente occasionali e tutto sommato esigue se comparate agli enormi profitti realizzati ed ai danni ambientali creati dalla proprietà CementiRossi che, come Marchionne, agita lo spettro della disoccupazione.

La posizione delle RSU è stata deplorevole in questo senso, allineandosi totalmente agli interessi esclusivi della proprietà senza minimamente preoccuparsi né della validità dei futuri piani industriali né della salvaguardia della salute dei cittadini. La loro responsabilità è enormemente aggravata dall’ignoranza in cui hanno lasciato se stesse e le maestranze nei riguardi del mutamento progressivo del Cementificio in senso altamente inquinante e socialmente pericoloso per le possibili infiltrazioni della malavita organizzata: infatti le funzioni dello Stabilimento si sono progressivamente indirizzate verso il Co-Incenerimento dei rifiuti impiegati nel processo produttivo (combustione ed immissione delle ceneri nel prodotto) e verso lo stoccaggio sotterraneo degli stessi nell’area mineraria.

Tale ignoranza delle RSU della reale entità degli interventi di ammodernamento previsti non ha assolutamente valutato quali siano le vere prospettive di lavoro. In tale senso è opportuna la citazione del passo relativo all’occupazione contenuto nel Progetto di Ammodernamento, che non prevede nuove assunzioni e confina le attuali maestranze a compiti accessori grazie ad un programma di progressiva automatizzazione :

"Per quanto concerne lo stato occupazionale, il nuovo impianto permetterà di mantenere attivi tutti i posti di lavoro attualmente in essere. Al contempo l'alto livello d'automatizzazione del nuovo impianto permetterà una conduzione completamente automatica dell'impianto, riducendo la presenza di personale nei reparti produttivi alle sole necessità manutentive e di ispezione".

Alla luce delle vicende FIAT c’è, per chi voglia veramente leggere tra le righe, da preoccuparsi enormemente.

La Lega Nord così presente nel territorio come forza popolare e tutto sommato operaia e contadina non ha mosso un dito come forza di governo in campo nazionale per il problema FIAT e non assume localmente una posizione che miri a proteggere il suolo “Padano” ed i suoi abitanti dalle arroganze dello sfruttamento puramente economico, come si è visto con l’approvazione in Provincia del progetto di CementiRossi (tra l’altro nella completa ignoranza di buona parte dei Consiglieri dello stesso progetto) e come si vede a Verona relativamente al problema del traforo. Ma in realtà ciò è perfettamente in linea con la demagogia di basso ventre con connotazioni razziali basata sul guadagno economico indiscriminato su cui la Lega Nord fonda la propria politica, dando l’appoggio ad un Presidente già fatto oggetto di violenta campagna che lo accusava di mafia. Tale appoggio in campo nazionale vede Ministri della Repubblica ostentare tuttavia un simbolo padano verde in linea con l’articolo 1 dello Statuto del loro partito che preclude assolutamente che essi possano lavorare per il bene comune dell’Italia:

STATUTO DELLA LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA
Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario
del 1 – 2 – 3 marzo 2002
Art. 1 - Finalità
Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in
seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito
da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della
Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale
Repubblica Federale indipendente e sovrana.


Tutto del resto previsto già da Dante Alighieri nel Purgatorio VI, 76-78:


Ahi serva Italia di dolore ostello
Nave sanza nocchier in gran tempesta
Non donna di province ma bordello!!


Sergio Vartolo





lunedì 17 gennaio 2011

 
 
     
 
     
     
 

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