Le Famiglie dell'Amarone

 
 



Le famiglie dell’Amarone dell’Arte (Corriere di Verona, sabato 20 giugno 2009)

Ho ricevuto recentemente in regalo una bottiglia di Brunello, acquistata nella zona di produzione da un’amica americana recatasi “in pellegrinaggio” in Toscana. Stappando una bottiglia di cotanto vino uno pensa a profumi sublimi, sapori d’incanto, evocazioni di dolci colline e tradizioni secolari. Il primo sorso è bastato per farmi capire tutto. E cioè: come è possibile che in una bottiglia con etichetta Brunello di Montalcino finisca dentro una schifezza del genere. Colore mattone, profumo da vecchia botte ammuffita, sapore indefinibile. Solo alla sagra di Pozzo di Valgatara vevo bevuto un vino peggiore.

La notizia che dieci Cantine famose per la produzione di Amarone si associno per assicurare un livello elevatissimo della qualità del nostro vino, è una buonissima notizia. La presenza di Masi e Allegrini è una ulteriore garanzia che l’iniziativa sia di quelle che “pesano”.
Sandro Boscaini è la persona che ha avuto una visione chiara (già quaranta anni fa) di che cosa avrebbe potuto diventare Il Valpolicella e La Valpolicella, di conseguenza. Assieme a pochi altri ha fondato una “scuola”. Oggi fa piacere verificare che a questa scuola si sono iscritti in molti.

Anche l’Amarone ha bisogno di una scossa. In periodi in cui Armani dichiara cali del 35 percento nella haute couture e Cartier chiude fabbriche in Francia e Svizzera, è evidente che anche per questo prodotto, orgoglio della nostra terra, bisogna pensare e attuare strategie all’altezza del periodo che stiamo vivendo.
Assolutamente indovinata ho trovato l’iniziativa di Allegrini di far regalare, al ristorante, una bottiglia di vino al driver della compagnia. Idee, servono idee innovative, mille nuove idee per non impantanarsi nelle solite Strade del Vino, nelle ossessive manifestazioni Enogastronomiche, nelle banalissime associazioni a personaggi “si fa per dire famosi” che mai riusciranno ad evocare una associazione con l’Amarone.

L'eccesso di offerta (da 8 a 15 milioni di bottiglie) e una domanda in flessione portano inevitabilmente ad un calo del prezzo. D'istinto si tende a reagire con strumenti di protezionismo, ma anche questi si dimostrano spesso inefficaci. Ritorna la questione del peso "eccessivo" dell'Amarone in rapporto agli altri vini della stessa zona.
In periodi di crisi economica generale non è facile trovare soluzioni brillanti. Essere in dieci a pensarci assieme è una strada che offre maggiori probabilità di successo.

Complimenti a
Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Zenato
e un augurio: che mai dalla Valpolicella possa uscire un vino come il Brunello che ho accennato all’inizio.


P.S. Ho delle perplessità sulla denominazione. Famiglie dell’Amarone ha un significato per noi chiaro (magari per gli americani … meno). Famiglie dell’Amarone dell’Arte, non mi suona bene. Capisco cosa si vuole insinuare, ma che necessità c’è di disturbare l’Arte ? Perché uno si dovrebbe sentire sminuito come Eccellente Produttore di Vino ?
Lasciamo Picasso riposare in pace.

 
 
     
 
     
     
 

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