Il mercato delle vacche

 
 




Don Sciortino per fortuna tuona a tempo debito. Parla, con la schiettezza che lo distingue, di politica degli stracci, di mercato delle vacche, di un Paese che affoga in una melma di corruzione, scandali e affari illeciti. E' esattamente quello che pensiamo in molti. Però ... quando è ora di votare, dove lo troviamo il vessillo sotto al quale ci potremmo sentire rappresentati ? Dove lo troviamo un Don Sciortino nei panni di leader ?


da Famiglia Cristiana del 18 agosto 2010

La politica degli stracci
L'Italia affonda nella melma dei dossier e dei veleni, tra risse
e regolamenti di conti.

L’immagine che più si addice alla politica di questa torbida estate è il
proverbiale campo di Agramante di ariostesca memoria, dove regna una
discordia confusionaria e suicida, mentre il nemico (lo spettro della crisi)
è alle porte. Dossier, minacce e ricatti velenosi volano come stracci, in
un’Italia ridotta alle pezze. E con avversari da polverizzare, con ogni
mezzo, perché
il potere assoluto non ammette dissenso: non fa prigionieri,
solo terra bruciata contro chi canta fuori dal coro
.

Veleni e schizzi di fango volano ovunque. Con politici lontani dai
problemi delle famiglie, che stentano a vivere, ogni giorno alle prese con
povertà e disoccupazione, soprattutto giovanile. Settembre riserverà un
brusco risveglio. La ripresa è debole, soggetta alla pesante concorrenza dei
nuovi mercati dell’Estremo Oriente. A scuola, anche quest’anno, la
campanella suonerà a vuoto per decine di migliaia di docenti precari. In
attesa, da anni, di una sistemazione.

Il Paese che si avvia a celebrare l’unità d’Italia è stufo di duelli,
insulti e regolamenti di conti. Una politica responsabile, che miri al bene
comune, richiederebbe oggi, da tutti, un passo indietro, prima che il Paese
vada a pezzi, e un’intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai
cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti.
Non più comparse
da soap opera, ma persone di provata competenza e rigore morale
. Minacciare
il ricorso alla piazza o tirare a campare con una “tregua armata” non sana
le profonde ferite di questi giorni. Tantomeno ridà credibilità a una
politica offuscata da ampie zone d’ombra.
Il Paese è paralizzato. Sotto
ricatto. Leggi e favori, come al “mercato delle vacche”
, sono oggetto di
baratto: federalismo in cambio di intercettazioni. I dossier vanno e vengono
dai cassetti, con minacce di “bombe esplosive” (ma chi sa, perché non parla
già ora?). Manca, come ha scritto il presidente del Censis Giuseppe De Rita,
«una cultura politica della complessità e del suo governo». S’è perso di
vista il bene prioritario del Paese, come ha ammonito il cardinale di
Milano, Dionigi Tettamanzi, nell’omelia dell’Assunta.

Anche la questione morale è ormai arma di contesa. Dalla politica “ad
personam” siamo al “contra personam”. Ma la giusta esigenza di chiarezza
vale per tutti. Sia per chi ha la pagliuzza che per chi ha la trave nell’
occhio.
La clava mediatica (o il “metodo Boffo”) contro chi mette a nudo il
re è un terribile boomerang, in un Paese che affoga in una melma di
corruzione, scandali e affari illeciti.


Disfattista non è chi avverte il pericolo e fa appello al senso etico,
ma chi è allergico al rispetto di regole e istituzioni. Nel campo di
Agramante italiano si alzano polveroni, utili solo a fini propagandistici.
Per soddisfare la voglia d’una contesa elettorale che sbaragli, per sempre,
l’opposizione. Come in passato, urge anche oggi l’appello di don Sturzo “ai
liberi e forti”. Prima che sia troppo tardi.


mercoledì 18 agosto 2010

 
 
     
 
     
     
 

Vuoi dirmi qualcosa ?