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La sensazione immediata che si ha vedendo Damiano Tommasi
difendere la casta dei signorini del calcio,
che non vogliono pagare il contributo di solidarietà, è
che si trovi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Se voleva essere coerente, una volta appese le scarpe al
chiodo, doveva mettersi a capo di unassociazione
umanitaria che aiutasse i bambini che muoiono di fame,
non a capo di un sindacato di bambini viziati e
strafogati di miliardi che hanno il coraggio di affermare
che il momento di difficoltà del nostro paese non li
riguarda.
Dellicona Damiano Tommasi tutto chiesa e famiglia
non mi interessa nulla. Che un nativo di Vaggimal, con
casa a San Pietro in Cariano, prenda le difese di una
categoria come quella dei signorini del
calcio mi interessa eccome. E un uomo evidentemente
PRESO E USATO per migliorare limmagine
del mondo del calcio che da molti punti di vista è
indifendibile e marcio. La sua colpa è solo questa:
avere accettato di farlo.
E un mondo dove la finanza (quella con le mostrine
gialle) avrebbe da lavorare per anni. I grandi
commercialisti, i paradisi fiscali, i milioni in
nero su conti cifrati, le residenze a Montecarlo
sono temi assai noti al mondo del calcio. E un
mondo di bambini straviziati che fanno quattrini persino
con gli spot dove si esalta la loro pochezza, dove lignoranza
diventa un vanto, dove le scempiaggini pronunciate fanno
simpatia.
Avrei preferito conoscere Damiano Tommasi in unaltra
occasione. Dirgli oggi che sono orgoglioso che la
Valpolicella gli abbia dato i natali, sarebbe una
forzatura.
I
calciatori e le società litigano
sul contributo di solidarietà
Per l'ad del Milan Adriano Galliani la tassa prevista
dalla manovra "graverà al 100% sui giocatori. Se
non sarà così facciano lo sciopero tutta la vita".
Ribatte il presidente dell'Assocalciatori Damiano
Tommasi: "E un argomento che può essere
rimandato, non è detto che ci riguardi".
Tutti, ma loro no. Il contributo di solidarietà che
Tremonti & Co. hanno deciso di mettere in piazza per
evitare che il Paese vada gambe allaria non piace
ai calciatori. Loro guadagnano tantissimo e vorrebbero
continuare a farlo. Che la crisi faccia il suo corso, poi
si vedrà.
La tassa prevista sui redditi superiori ai 90mila mette
in crisi il popolo del pallone, poco abituato ad
ascoltare notizie di questo genere e soprattutto poco
disponibile a tirare fuori il portafogli per pagare soldi
non previsti al momento della firma del contratto. E il
problema sta tutto qui. I calciatori percepiscono
solitamente un netto che non è intaccato in alcuna
misura da tasse e tassine. A quelle ci pensano i
presidenti, che pagano per loro quanto dovuto (sostituti
dimposta) ed evitano il problema sul nascere. Fa
parte dellingaggio, diciamo. Per cui, tutti daccordo,
da subito. E niente sorprese, per nessuno.
Tuttavia, la cosiddetta Super Irpef cade dal cielo in un
giorno di agosto. Non poteva in alcun modo essere
prevista, o quasi. È una bolletta che occorre pagare
senza se e senza ma. E che risponde a unesigenza
precisa di un governo che ha bisogno di passare di casa
in casa per raccogliere il possibile da tutti coloro che
hanno qualcosa da dare. E i calciatori di spiccioli da
destinare alla causa ne avrebbero e non pochi.
Considerando un monte ingaggi complessivo di circa 1
miliardo di euro, somma di tutti gli stipendi dei
giocatori della serie A, sarebbero circa 50 i milioni che
finirebbero nelle tasche di Tremonti. E al ministro delle
Finanze molto probabilmente importa poco se a versare lobolo
saranno gli atleti o i presidenti delle società. Limportante
è che arrivino.
Qualunque cosa ci sia scritto sulla manovra del
governo sul contributo di solidarietà, anticipo che per
noi graverà al 100% sui calciatori, ha dichiarato
ieri ai microfoni di Sky Sport 24 lad del Milan
Adriano Galliani, che ha voluto smarcarsi da subito da
una polemica che rischia di gettare nuova benzina su un
fuoco già acceso, quello del confronto serrato tra
giocatori e presidenti per il rinnovo del contratto
collettivo. Galliani non ha paura della reazione dellAssocalciatori,
anzi, la sua sembra una provocazione in piena regola:
Se non sarà così facciano lo sciopero tutta la
vita. È un aspetto sul quale non si transige. È una
tassa che pagheranno loro e non le società. Questa cosa
va al di la dei contratti, del netto o del lordo. Tutti i
club che ho sentito sono daccordo con me e spero
che Damiano Tommasi capisca, altrimenti può anche
scioperare per sempre. In caso ci dovranno spiegare
perché certi signorini che guadagnano 10
milioni di euro lanno non vogliono pagare il loro
contributo allo Stato. Ma quel signorini
ora rischia di provocare guai grossi come una casa nei
rapporti con lAic.
E la reazione di Tommasi non si è fatta attendere. Ecco
quanto ha dichiarato in risposta a Galliani. Parole tuttaltro
che accomodanti: E un argomento che può
essere rimandato, non è detto che ci riguardi,
aspettiamo che le nuove norme vengano approvate perché
magari potranno interessare solo i lavoratori autonomi.
Piuttosto dà fastidio il fatto che in questo periodo
venga usato il termine sciopero per una questione che non
è stata ancora affrontata. La gente rischia di avere una
visione sbagliata. Si parla sempre dei guadagni, nessuno
si preoccupa mai di sottolineare che siamo tra i massimi
contribuenti di questo Stato.
Dario Pelizzari - Il Fatto Quotidiano
Calderoli contro i calciatori:
Raddoppiamo
la loro aliquota del contributo di solidarietà
Se dovessero continuare a minacciare scioperi o
ritorsione proporrò che, come ai politici, anche ai
calciatori venga raddoppiata laliquota del
contributo di solidarietà. Così il ministro della
Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, interviene
sullipotesi di sciopero dei calciatori
apparentemente legata anche alla richiesta che siano le
società di calcio a pagare leventuale contributo
di solidarietà previsto dalla manovra aggiuntiva.
I calciatori fanno i capricci: non so se sia giusto
o meno il contributo di solidarietà ma se cè
qualcuno che dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori
che rappresentano la casta dei viziati, aggiunge lesponente
leghista non nuovo a polemiche con i calciatori. Lanno
scorso, in occasione della manovra prima e dei mondiali
poi, Calderoli propose una riduzione degli stipendi dei
giocatori con lintroduzione di un salary cap e la
rinuncia ai premi in caso di vittoria del Mondiale. Le
dichiarazioni di Calderoli determinarono una dura
reazione da parte del portiere azzurro Gigi Buffon.
giovedì 18 agosto 2011
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