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Precipita in un crepaccio e muore
l'esperta alpinista Cristina Castagna
E' scivolata sul Broad Peak, noto come K3, nella catena
del Karakorum. Prima di partire aveva lasciato un
biglietto ai genitori: "Se mi succederà qualcosa lasciatemi
dove la montagna mi ha chiamato a sè"

Un'altra giovane vita "spesa"
per una passione. Una vita ben spesa, una vita ricca,
alimentata dall'entusiasmo, dalla passione per la
montagna che solo in pochi sanno cos'è. Non ti ho
conosciuto, Cristina, ma sono certo che l'aria di lassù
ti potrà avvolgere e consolare. Spiace constatare che
qui rimangono i peggiori, gli assatanati, gli ubriachi di
potere, le pecore che riempiono gli stadi per sfogare le
frustrazioni di una settimana, gli sportivi il cui
massimo sforzo è quello di sfogliare le pagine della
Gazzetta. Io sto scalando un'altra montagna; in cima ho
come consolazione la sopravvivenza. Se avrò problemi
nella mia scalata, penserò a te, Cristina e assieme a te
respirerò a pieni polmoni quell'aria che tu adesso
respiri.
Ti dedico una pagina di Mauro
Corona.
Un altro che usa il cuore per scalare le montagne più o
meno impegnative della vita.
Lontani dalla società che
ci ha stancati, delusi, avviliti
Quel desiderio di restare
in vetta
Antonio Artaud disse: Nessuno ha mai scritto,
dipinto, scolpito, fatto musica o quantaltro, se
non per uscire di fatto dallinferno.
Aggiungerei altre cose per uscire dallinferno ma ne
basta una: salire montagne. Si va sulla vetta di un monte
non per pompare i muscoli bensì per alzarci dal pantano,
sollevarci un poco, uscire fuori con la testa come talpe
a primavera. E da lì respirare, annusare laria,
guardare in alto più vicini a quellalto. E poi,
proprio come talpe, tornare nelle tenebre.
Una ragazza prima di partire per scalare uno dei
quattordici giganti del pianeta, lascia un biglietto. Nel
caso dovesse morire, raccomanda di essere lasciata lì,
nel grembo della montagna che lha voluta con sé.
Chi ha salito e sale vette col cuore e non coi muscoli,
può solo apprezzare questo desiderio, questo testamento
di ultima volontà. Per quel che mi riguarda,
anchio vorrei essere lasciato dentro la montagna,
sepolto a cielo aperto. Quale luogo migliore per riposare
in pace, lontani da lumini, fiori, lapidi pesanti
tonnellate e falsi pianti di amici ? Molti alpinisti,
famosi e non, hanno espresso questo desiderio. Non
lasciarmi morire nella valle, con lo sguardo precluso
allorizzonte, è in vetta al monte chio
vorrei restare, quando tramonta il sole sfolgorante
scrisse Victor Von Glanwell, primo salitore del Campanile
di Val Montanaia, oggi patrimonio dellumanità. Fu
esaudito ancor giovane. Si vuol restare sui monti perché
la società ci ha stancati, stremati, delusi, avviliti.
Del resto, è il motivo per cui anche si sale. Lassù si
trova un po di serenità, di pace, si stacca la
spina, ci si isola, si scappa finalmente dal giornaliero
recitar la parte. Lassù cè meno ruffiani. La
montagna non è invidiosa né gelosa, non fa domande, non
cerca potere né vendetta. E come una mamma sulla
quale giocano, si nascondono, cercano calore figli
adulti. Ogni tanto la vecchia madre sbadiglia, si
stiracchia, tossisce, qualche bambino rotola giù.
Qualche altro soffoca sotto la sua mole come un pulcino
sotto la chioccia. Ma di questo le montagne non hanno
nessuna colpa. La montagna accoglie, come un grembo. Ecco
perché molti alpinisti vorrebbero sepoltura sui monti.
Per restare tra le braccia di qualcuno che ci ha fatto
posto senza chiedere niente in cambio. E anche per stare
in mezzo al bello. Le montagne sono belle
scriveva Josep Pla e se qualcuno non fosse
daccordo peggio per lui. Cè chi non è mai
contento.
Mauro Corona

(ho
chiesto a Corona il permesso di pubblicare questo suo
scritto: siccome non mi ha ancora risposto, spero non se
ne abbia a male ...)
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