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Copio. La crisi dellidentità è oggi la
crisi dellidea stessa di identità, che da processo
percettivo si trasforma in una perenne aspirazione
(sogno, desiderio) destinata a rimanere
insoddisfatta.
Mi sono chiesto più volte Valpolicella, ma tu
unanima ce lhai ? e devo dire che non
ho ricevuto risposte convincenti. Ci sono gruppi,
associazioni, persone di buona volontà che
cercano di tracciare i contorni di questanima, di
dare corpo a delle aspirazioni. Ma il più delle volte si
esauriscono nella identificazione di un nemico, in linea
con questa moda dellurlare improperi invece di
costruire idee innovative, di pensare un futuro migliore.
Prendiamo dieci persone appartenenti a diverse categorie
economiche, sociali, culturali e chiediamo: che identità
riconosci alla Valpolicella ? Saranno di sicuro risposte
contrastanti, disomogenee, condizionate a come ciascuno
utilizza questo nostro territorio. E
evidente che lidentità dichiarata
dallimpresario edile sarà il sogno di riempire le
colline di case, quella del vignaiolo di disboscare per
piantar viti, quella del patito della biodiversità di
piantar siepi e boschi al posto dei vigneti. Con punti di
vista così contrastanti, come si fa a definire
lidentità di un territorio ? E possibile ?
Anche in questo caso non cè una verità assoluta e
indiscutibile al punto che tutti vi si devono adattare.
Ancora una volta è la maggioranza delle persone che ha
il sopravvento sulle minoranze. A patto che questa
maggioranza esista, si faccia riconoscere, sia capace di
far valere le proprie idee. Ed è qui che casca
lasino dellidentità della
Valpolicella. Non cè, non si è ancora formata (a
voler vedere il bicchiere mezzo pieno) unidea
chiara di che cosa vuole essere questa Nostra Terra, di
chi sono gli appartenenti a questa maggioranza.
Dalla mancata coscienza di un Territorio, ecco che si
creano gli spazi per gli speculatori che continuano
imperterriti a costruire, per gli agricoltori padroni
assoluti dellaria che respiriamo, per impianti
industriali altamente inquinanti, per gli stupidi
divertimentifici che implementeranno un inquinamento già
ora insostenibile. Comuni, Provincia e Regione che cosa
fanno ? Riempiono le pagine dei giornali nelle
autocelebrazioni, nellaccaparramento asfissiante di
nuovi voti, nella normalizzazione perseguita
con ogni mezzo. Il leitmotiv è la mancanza di fondi, lo
sviluppo economico, il progresso che avanza.
E ora di fermarlo questo progresso che in realtà
è un gravissimo regresso culturale e mentale. Se non ho
nemmeno più il tempo di chiedermi che cosa significa
identità di un territorio, come faccio a
crearla, dove trovo il tempo per definirla, spiegarla,
assimilarla ?
Perenne aspirazione destinata a rimanere
insoddisfatta ?
Non rassegnamoci.
Valpolicella, tirala fuori questanima. E ora.
Anzi è già tardi.
venerdì 10 settembre 2010
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