Cittadella del Vino
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La Valpolicella dei grandi vini avrà il cuore a San Floriano
SAN PIETRO IN CARIANO.


Il progetto di Zardini raccoglie adesioni: una «cittadella» per promuovere la vitivinicoltura

Coinvolti Comune, Provincia, Università, aziende. Castelletti: «Per il settore agricolo inizia la stagione della ristrutturazione e dell'ulteriore innovazione»
12/01/2010

I vini della Valpolicella hanno bisogno di una «cabina di regia»
In Valpolicella tutte le strade portano alla «Cittadella del vino».
Sono strade un tempo diverse ma ora dirette alla stessa mèta, quelle che stanno oggi cercando di percorrere enti privati e pubblici, professionisti, produttori e tutti quelli che si occupano di vino Valpolicella, per incontrarsi e lavorare insieme a un'unico progetto per contrastare lo stato di crisi internazionale che, seppure in ritardo, ha investito anche il settore vitivinicolo locale.
Un progetto preliminare di prima stesura, sottoscritto da un gruppo di eccellenti promotori, che attraverso la creazione di un «aggregato strategico promozionale», da costituirsi a San Floriano e denominato appunto «Cittadella del vino», arrivi alla stesura di un documento, una vera e propria Carta della Valpolicella, «per dare forma ed organizzazione ad un percorso collaborativo, di dialogo e confronto tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera territorio-uva-vino».
La lettera d'intenti redatta e inviata a tutti i sostenitori dell'agronomo e docente dell'istituto per l'agricoltura «Ettore Stefani» di San Floriano, Paolo Zardini, ideatore del progetto, fino ad oggi è stata sottoscritta anche da Gabriele Maestrelli, sindaco di San Pietro in Cariano, Luigi Frigotto, assessore provinciale all'agricoltura, Ivan Castelletti, consigliere provinciale della commissione agricoltura, Walter Ferrari, direttore e docente dello «Stefani», il Centro sperimentale viticoltura di San Floriano, Diego Begalli, professore di economia ed estimo rurale dell'Università di Verona, Francesco Quintarelli, già sindaco di Negrar e memoria storica della Valpolicella, e Stefano Albrigi, titolare dell'omonima azienda che produce impianti e serbatoi in acciaio per alimenti.
«Si tratta di un progetto su cui confrontarsi», spiega Zardini, «come enti, con efficiente coordinamento di risorse e come organo propositivo di insieme per arrivare ad usare un unico linguaggio, chiaro efficiente ma soprattutto di squadra. Lo scopo è quello di dare vita ad una realtà nella quale si possano concretizzare obiettivi strategici, conseguiti con la messa in comune di conoscenze, esperienze ed intuizioni; oggi determinanti nello scenario internazionale del libero mercato».
L'ambizione della «Cittadella del vino» è fare diventare San Floriano, con la sua centralità territoriale, «punto logistico baricentrico delle eccellenze istituzionali (Università di Verona, Provincia di Verona e Istituto tecnico di Agricoltura) e cabina di regia dell'intera organizzazione promozionale vitivinicola e del collegato indotto economico valpolicellese».
Un progetto ambizioso insomma, caldeggiato dallo stesso consigliere Castelletti: «Per il settore agricolo siamo giunti alla stagione della ristrutturazione, della riorganizzazione, dell'ulteriore innovazione. C'è la necessità di ricreare un sistema che spinga l'economia e che coinvolga le istituzioni, le imprese e le organizzazioni agricole».
Per il direttore della scuola di agraria di San Floriano, Ferrari, «vivendo in un ambiente ricco di potenzialità quale è la Valpolicella, il nostro istituto può farsi talvolta promotore e in altri casi partner, di molteplici progetti che possono nascere all'interno del territorio valpolicellese.
«Tutto ciò», sottolinea Walter Ferrari, «è favorito dalla presenza di una azienda sperimentale di viticoltura di proprietà della Provincia di Verona, da un'Università ad indirizzo enologico, da un Consorzio tutela vini della Valpolicella e da tantissime cantine di piccole, medie e grandi dimensioni».
Il professor Begalli assicura infine che, in uno stato di crisi come quello attuale, «un maggior orientamento alla pianificazione di marketing e la ricerca di una più spinta coesione sui temi del territorio, della sostenibilità ambientale e della cultura collettiva locale, appaiono essere, almeno nel medio periodo, le azioni più urgenti da intraprendere».
Gianfranco Riolfi

sabato 16 gennaio 2010

 
 
     
 
     
     
 

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