Verosimili, non convincenti

 
 




Che il direttore della cementria di Fumane possa vantare che Cementirossi MAI ha fatto un’ora di cassa integrazione, glielo si può riconoscere come punto d’orgoglio. Che Fumane chiuda la produzione per dare la possibilità a Piacenza e Pederobba di rimanere dentro ai contratti di fornitura dell’energia elettrica, suona già meno bene. C’è qualche cosa che stride, è uno scricchiolio leggero ma si avverte.

La politica di Cementirossi è sempre stata quella del tranquillizzare, rassicurare, guardare avanti con ottimismo. Anche l’Italia ha avuto un Signore che in questi anni ci ha tranquillizzato, rassicurato e insegnato a guardare avanti con ottimismo. Ed ecco dove siamo arrivati.
C’è una crisi economica diffusa. Cementirossi risente inevitabilmente del calo pauroso nel settore delle costruzioni. Il suo fatturato, come quello di tutti gli altri cementieri, si sarà ridotto del 30-40 percento. Che cosa le costa dire “vendiamo poco più della metà del cemento del 2007”. Il vanto di non aver fatto cassa integrazione non può essere utilizzato come passaporto per una futura stagione di facili concessioni, autorizzazioni e permessi. E’, per certi versi, l’ultima carta che Cementirossi può giocare, una “costosa” dichiarazione della solidità patrimoniale dell’azienda.

Non so se i lavoratori siano completamente soddisfatti di queste “esibizioni”. Credo che anch’essi avvertano un disagio che deriva fondamentalmente dal calo delle vendite di cemento, quindi da un elemento esterno che la dirigenza si incaponisce a non voler riconoscere. Abbiamo sempre parlato di dieci anni di tempo per la ricollocazione e sistemazione non traumatica dei dipendenti. Non vorremmo che le circostanze (le molte circostanze in ballo) costringessero l’azienda ad una dismissione in tempi molto più rapidi. Con effetti traumatici sui dipendenti, sulla collettività, sull’ambiente.

Riteniamo che ormai abbiano capito (quasi) tutti che qui di RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI non ne vogliamo più sentir parlare. Che cosa viaggi all’interno di quei camion non lo sa nessuno, non esiste alcun organo “esterno” che certifichi che cosa esattamente va a finire nei forni, nell’aria, nel cemento. Sappiamo soltanto (
vedi la notizia di ieri) che attorno ai rifiuti in genere girano personaggi, ditte ed enti che con estrema facilità cedono alla corruzione. E’ un acquitrino puzzolente nel quale ci sguazzano con disinvoltura anche uomini dell’ARPA Lombardia.

Il comandante della nave, per una volta, eviti di affondare stando ritto sulla prua e magari sull’attenti. Si dia da fare per salvare il suo equipaggio e se proprio deve affogare lo faccia stremato dallo sforzo nel caricare l’ultimo uomo sulla scialuppa di salvataggio.




giovedì 1 dicembre 2011

 
 
     
 
     
     
 

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