Cave Canem

    

 
    (in margine alla tavola rotonda di SalValpolicella tenuta sabato 20 gennaio 2007 nella foresteria della villa Serego Alighieri di Gargagnago)

 
   



L’unica cosa certa è questa. Di cave in Valpolicella si continuerà a farne. Eccome se si continuerà. Riassumo i motivi.

1 - I quattrini (...), anche qui muovono il mondo (...) e spostano le montagne

2 - La Regione difende posizioni del tipo “prima si fa l’escavazione e poi si decide se la cava può essere sfruttata”

3 - Il comune di Fumane manda un consigliere a raccontarci che l’82 % della popolazione lavorativa è impiegata in attività di cava e indotto (spiegando che nell’indotto finisce anche il meccanico che aggiusta il camion del cavatore)

4 - La Provincia dichiara la propria impotenza e filosofeggia su “etica del territorio” e amenità di questo tipo

5 - Il Presidente dei Cavatori ci parla di 20 camion al giorno che scendono a valle e un cittadino di Sant’Ambrogio gliene contesta 800, contati uno per uno.


Sono avvilito. Sono frustrato. Mi vien da pensare che sia tutto tempo buttato. I nostri Rappresentanti, a vario titolo, vengono e ci rassicurano. Promettono maggiore attenzione. Ripetono è ora di pensare al territorio. Ed è vero che pensano intensamente al territorio. Legambiente a come conservarlo, il presidente dei Cavatori a come farlo scivolare verso valle a 30 € al metro cubo.

La Regione legifera. La Provincia dà pareri. E se sussiste qualche incertezza c’è il (la) V.I.A. Non è il pronti via. E’ la Valutazione di Impatto Ambientale, formula magica ed eufonica, di quelle che non lasciano spazi a repliche.
 
Io ho cercato di far magie con la presentazione delle foto. I partecipanti al Convegno hanno fatto la magia su di me. Sono uscito a bocca aperta. Quasi non ricordavo nemmeno di che cosa si fosse parlato per oltre due ore. Però ero rassicurato, molto rassicurato. Talmente rassicurato che mi domando perché ci si è ritrovati a parlare di monti rosicchiati e di paesaggi feriti a morte.

Per fortuna SalValpolicella non è fatta di mammolette come me. Per fortuna Pieralvise Serego Alighieri mantiene una rotta sicura e nervi saldi. Diamogli una mano.

In tema di preservare questa nostra terra, “attenti al cane”.
In giro ce ne sono interi branchi.
 

 

 

 

       
     
         
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