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L’unica cosa certa è questa. Di cave in Valpolicella si continuerà a
farne. Eccome se si continuerà. Riassumo i motivi.
1 - I quattrini (...), anche qui muovono il mondo (...) e spostano le
montagne
2 - La Regione difende posizioni del tipo “prima si fa l’escavazione e
poi si decide se la cava può essere sfruttata”
3 - Il comune di Fumane manda un consigliere a raccontarci che l’82 %
della popolazione lavorativa è impiegata in attività di cava e indotto
(spiegando che nell’indotto finisce anche il meccanico che aggiusta il
camion del cavatore)
4 - La Provincia dichiara la propria impotenza e filosofeggia su “etica
del territorio” e amenità di questo tipo
5 - Il Presidente dei Cavatori ci parla di 20 camion al giorno che
scendono a valle e un cittadino di Sant’Ambrogio gliene contesta 800,
contati uno per uno.
Sono avvilito. Sono frustrato. Mi vien da pensare che sia tutto tempo
buttato. I nostri Rappresentanti, a vario titolo, vengono e ci
rassicurano. Promettono maggiore attenzione. Ripetono è ora di pensare
al territorio. Ed è vero che pensano intensamente al territorio.
Legambiente a come conservarlo, il presidente dei Cavatori a come farlo
scivolare verso valle a 30 € al metro cubo.
La Regione legifera. La Provincia dà pareri. E se sussiste qualche
incertezza c’è il (la) V.I.A. Non è il pronti via. E’ la Valutazione di
Impatto Ambientale, formula magica ed eufonica, di quelle che non
lasciano spazi a repliche.
Io ho cercato di far magie con la presentazione delle foto. I
partecipanti al Convegno hanno fatto la magia su di me. Sono uscito a
bocca aperta. Quasi non ricordavo nemmeno di che cosa si fosse parlato
per oltre due ore. Però ero rassicurato, molto rassicurato. Talmente
rassicurato che mi domando perché ci si è ritrovati a parlare di monti rosicchiati e
di paesaggi feriti a morte.
Per fortuna SalValpolicella non è fatta di mammolette come me. Per
fortuna Pieralvise Serego Alighieri mantiene una rotta sicura e nervi
saldi. Diamogli una mano.
In tema di preservare questa nostra terra, “attenti al cane”.
In giro ce
ne sono interi branchi.
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