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I Grandi Maestri della Biodiversità fanno proseliti.
Nella frazione di Fumane nasce il gruppo Un futuro
sostenibile per Cavalo che condanna la monocoltura,
i vigneti che distruggono le marogne, i ricchi cantinieri
che acquistano terreni sottraendoli agli
indigeni. Auspicano, per quanto ci è dato di capire, e
rimpiangono i bei tempi in cui la diversità della
produzione agricola era motivo di scambio e crescita, di
incontro e dialogo. Si parla anche, sempre con
riferimento a Cavalo, di un territorio ad alta
vocazione agricola, da sempre.
La Grande Vocazione di CAVALO da sempre
è quella delle CAVE. Al di là del
nome, andate a passeggiare lì nei dintorni e troverete
cave, cave dismesse, cave abbandonate, cave vecchie e
cave nuove. Il territorio è stato massacrato dalle cave,
è stato stravolto, sono stati tagliati boschi, non si è
effettuata alcuna ricomposizione dei terreni. Il Pastello
con le sue ferite lo si può osservare da decine di
chilometri di distanza. Cavalo, con le sue cave, ha
permesso agli abitanti di rimanere sul territorio.
Sessantanni fa la vocazione agricola di Cavalo si
riduceva a qualche vacca al pascolo nei terreni meno
scoscesi che si trovano salendo da Mazzurega.
Poi negli anni 80-90 arrivarono i ciliegi. In barba al
Sacro Verbo della Biodiversità, si operarono ampi
disboscamenti dovunque per far posto al nuovo filone di
una ricchezza mai vista prima. Al di là del fascino che
possono creare durante la fioritura, venne modificato
completamente il paesaggio preesistente e vennero
piantati ciliegi dovunque. Portarono un reddito che prima
non esisteva e nessuno si sognò mai di contestare questo
stravolgimento delle colture, dei terreni
delleconomia agricola.
Che oggi a Cavalo si contesti larrivo dei vigneti
con la loro monotonia, con la loro disposizione ordinata,
con una distesa di file regolari e perfette di
paletti di ferro , è davvero strabiliante. Una
comunità che sotto alla sua Chiesa del XV° secolo (su
basi romaniche) si permette di collocare una stalla, una
grande stalla con tanto di capannoni e
sbovazzamenti connessi, che permette di
collocare sempre lì appresso stamberghe, depositi,
roulotte abbandonate, cataste di tubi, mucchi di
plastica, che dà il suo bel contributo alla
negrarizzazione riempiendo di case la collinetta
prospiciente il vecchio centro, che ha il terreno
martoriato di cave, di scavi, di buchi di ogni
dimensione, questa comunità oggi si scandalizza perché
stanno arrivando i vigneti ?
Tutto questo ordine, in effetti, può risultare MOLTO
MOLTO IMBARAZZANTE.
PS. I Guru della Biodiversità in Valpolicella, sono
disposti ad accettare unaltra mega-lottizzazione ad
Arbizzano pur di ottenere la ristrutturazione di Villa
Albertini. Come dire: sta nascendo LA BIODIVERSITA
NEGRARIZZATA.
FUMANE. Il gruppo
«Un futuro sostenibile per Cavalo» lancia un appello
contro la monocoltura
«Non solo
vigneti sulle colline»
Bonomi: «Questa è terra di viticoltori ma con una
vocazione agricola comunque diversificata»
Sabato 30 Aprile 2011 L'Arena
Vigneti a Cavalo
In vite vita? Pare che non sia sempre così. Dal gruppo
«Un futuro sostenibile per Cavalo», rappresentato da
Massimiliano Bonomi, arriva il grido d'allarme sulle
mutate condizioni ambientali che, negli ultimi anni,
avrebbero stravolto il territorio che circonda la
frazione di Fumane, a 600 metri di altitudine, a causa
del progressivo espandersi della viticoltura verso la
montagna.
Un territorio ad alta vocazione agricola, da sempre:
«Questa è terra di viticoltori», dicono i cavalesi,
«ma con una vocazione agricola comunque diversa e
diversificata, forse anche più dura vista la
conformazione territoriale fatta di dossi, valli, piani,
alzari e scarpate. Per creare
campi adatti alla coltivazione un tempo si facevano,
manualmente, muretti a secco, marogne e la
lotta per strappare centimetri coltivabili era continua.
Ma il duro lavoro era ripagato dal frutto che se ne
ricavava, necessario al sostentamento della propria
famiglia».
Allora la diversità della produzione agricola era motivo
di scambio e crescita, di incontro e dialogo. «Negli
anni '80-'90, la produzione di ciliegie aveva preso il
sopravvento sulle altre colture, con un prodotto ottimo
che procurava reddito ai tanti piccoli proprietari del
posto». Negli ultimi anni però, il mercato della
ciliegia ha subito un drastico deprezzamento.
«I molti cerasicoltori sempre più soffocati
dall'aumentare dei costi di produzione e di manodopera»,
spiegano a Cavalo, «si sono visti costretti ad
abbandonare, per seguire strade più stabili e sicure e
sono pochi quelli che hanno resistito». Ora però le
cose sono cambiate. «I viticoltori venuti dalla pianura
con le tasche piene di soldi hanno offerto
un'opportunità al momento imperdibile per i piccoli
proprietari locali, acquistando i loro terreni in cambio
di un immediato cospicuo guadagno. Tanta grazia non si
era mai vista. Ma c'era uno scotto da pagare. Il rumore
delle motoseghe come un grido di battaglia ad un certo
punto si è fatto forte e costante e i ciliegi, che per
anni avevano dominato la scena, in un attimo sono
caduti».
Le ruspe hanno fatto il resto. «Dove c'era un
avvallamento ora domina una monotona piana monocolore, le
tante marogne a secco sono scomparse e con
loro anche gli alberi secolari cresciuti indisturbati ai
margini dei ciliegeti. Ora domina la scena una distesa di
file regolari e perfette di paletti di ferro e fili di
ferro, come un esercito schierato sul campo di
battaglia... Non c'è più nessuna altra forma di vita se
non quella della barbatella».
Per il gruppo «Un futuro sostenibile per Cavalo», è
arrivato il momento di cambiare registro. «Di mettere
delle regole», concludono. «Lo chiamano miglioramento
del fondo, ma non crediamo che lo sia. In natura devono
coesistere diverse forme di coltura, la monocoltura è
negativa per tutti. Dobbiamo rispettare il più possibile
la conformazione territoriale consci della sua criticità
e sensibilità e salvaguardare la diversità
floro-faunistica del posto. Ricordiamoci che noi passiamo
ma la nostra impronta sul territorio rimane indelebile.
Vite sì, quindi, ma non solo».G.R.
domenica 1 maggio 2011
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