Le carote della Ziviana

 
 




Era febbraio. Poi venne luglio e una società collegata al Politecnico di Torino fece la TAC alla Ziviana. Siccome risultava un po’ complicato far sdraiare la Signora Ziviana sul lettino, le si piazzarono sopra, le conficcarono dei paletti nel ventre, li collegarono con dei fili elettrici e cercarono di interpretare che cosa la signora nascondesse negli anfratti più reconditi.

L’antefatto è questo. Si sparge la voce che in una zona di proprietà della Cementirossi, al limite tra comune di Fumane e comune di Marano, siano stati sepolti rifiuti industriali non meglio identificati. La proprietà era ancora di Cementi Verona e quindi la ditta Rossi non ha una responsabilità diretta. Il sindaco Venturini fa un esposto alla Procura della Repubblica e si decide quali mezzi utilizzare prima di procedere con i carotaggi. Arriva luglio del 2010 e i tecnici di Torino fanno le loro rilevazioni. Si tratta di una tomografia elettrica e di una tomografia sismica che porta alla rilevazione di una serie di “anomalie”.
Nelle loro conclusioni si legge:

“Anomalia (h) presenta un massimo sulla mappa a 5 kHz della componente in fase e in quadratura e corrisponde alle zone dell’anomalia (a) dove il contatto è atteso alla profondità di circa 5 m. L’anomalia sulla componente in fase indica la possibile presenza di materiali metallici, quali fusti sepolti o altro.”

“Nella zona indagata con mappatura elettromagnetica, e in particolare in prossimità dell’intersezione tra E1 ed E3 si individua un volume che presenta caratteristiche elettriche di bassissima resistività. Questo volume ha un’estensione in pianta di circa 60 x 30 m uno spessore di circa 8 m e una profondità da piano campagna inferiore a 5 m. Questa evidente anomalia è imputabile alla presenza di materiale estraneo al detrito di coltivazione; è possibile inoltre la presenza di elementi metallici. Nell’ipotesi che il materiale sepolto sia composto da fanghi betonitici, elettricamente conduttivi,
è da escludere che sia stoccato in fusti non metallici tutt’ora integri.

Al di là di quest’ultima frase dai contorni sibillini (ingegnere, ingegnere...), la sostanza è che sono state rilevate delle zone che non sono compatibili con il materiale che dovrebbe essere stato utilizzato per i ripristini delle zone scavate. Quindi si rende necessario effettuare dei carotaggi nelle zone evidenziate in modo da capire esattamente che cosa c’è lì sotto.
Una ventina di giorni fa sono stati effettuati i carotaggi. I risultati ancora non si conoscono. Colpa del laboratorio? E’ di sicuro così. E’ altrettanto certo che la trasparenza che Cementirossi dovrebbe usare, specialmente in questo momento, non esiste.

Al di là dei risultati, rimaniamo con due fortissime perplessità:

1 – Rilevazioni e analisi sono commissionate da Cementirossi e quindi sulla loro obiettività nessuno ci scommetterebbe un centesimo

2 – Le tomografie hanno effettuato rilevazioni in strati molto superficiali. Che cosa possa essere sepolto sul fondo dei vecchi scavi lo sa Dio (e il ruspista che ha svolto la mansione di becchino).



lunedì 4 aprile 2011

 
 
     
 
     
     
 

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