Due giorni di pioggia

 
 






Questo nostro Veneto, che a sproposito si richiama alla Serenissima Repubblica, che invoca in continuazione una sorta di indipendenza, che ambisce di presentarsi al mondo come un modello di sviluppo economico e di efficienza, questo nostro Veneto … è rimasto sommerso e impantanato dopo due giorni di pioggia. Nella Veneta Serenissima Repubblica il Magistrato alle Acque aveva più poteri del Doge. Oggi le competenze del sistema di deflusso delle acque sono demandate a oltre trenta organi, enti, corpi, autorità il cui gioco preferito è quello di far rimbalzare le responsabilità tra una "sponda" e l'altra.

Il Veneto cementificato di oggi ha ben altro a cui pensare. Sommerso dalla logica del far soldi in fretta e a tutti i costi, costruisce le rive di contenimento dei torrenti con i blocchetti di cemento che si usano per recintare l’orto e il giardino di casa. Chi doveva controllare? Mah forse il Genio Civile (un nome, un programma), oppure la Provincia, ma forse il Comune, no no doveva essere la Forestale; e nel rivolo di rimbalzi migliaia di veneti hanno subito danni che solo la loro pazienza e perseveranza riusciranno a riparare.

Gli amministratori, che fino a pochi giorni fa auspicavano una sorta di indipendenza, non solo dall’Italia ma anche dallo stesso Nord, sono corsi a Roma a chiedere un miliardo (e poi ci lamentiamo perché ci deridono). Sidaci, Presidenti, Assessori sono molto indaffarti, soprattutto nel comparire sui giornali. Sono state anche individuate le colpevoli: le nutrie che scavano gallerie nelle scarpate. E si è provveduto immediatamente a riparare i danni: con una Task Force di psicologi. Quindi tutto è sotto controllo e … i danni saranno riparati al più presto.

E la Valpolicella? Ne esce abbastanza bene solo perché è meno pianeggiante di Monteforte e di Soave. In occasione di qualche bell’acquazzone, provate a percorrere la strada San Floriano – Marano. E’ un canale, è la via pricipale di deflusso delle acque, ci si naviga dentro. Per evitare che venga portata via e trasformata definitivamente in “progno”, sono stati creati dei canali di scolo che intercettano le pricipali “correnti fluviali”. Praticamente tutte le strade asfaltate del civilissimo comune di Marano, si trasformano, all’occorrenza, in canali. Contemporaneamente, i posti “più asciutti” del territorio sono le vecchie canalette, le prognette che correvano attraverso la campagna , intercettavano le acque piovane e le convogliavano nel Progno.
Se questa è la situazione riscontrabile a Marano, il più piccolo comune della Valpolicella e spesso citato come “esemplare” per la sua amministrazione, non voglio immaginare che cosa potrebbe succedere nei comuni limitrofi dove la cementificazione è assurta più volte agli onori delle cronache (e della letteratura).

Ritorna puntuale il Rispetto del Territorio. Sarebbe importante capire di che cosa si tratta veramente. Ma per gli amministratori è semplicemente uno slogan, è un argomento da tirar fuori alle prossime elezioni, è una cravatta da indossare (Tosi escluso) per apparire un po’ più eleganti.
Tutti si dicono impegnati nel “fare”. In realtà sono impegnatissimi nel

FAR CREDERE




sabato 6 novembre 2010

 
 
     
 
     
     
 

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