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E’
appena uscita la guida su I Vini d’Italia 2007 dell’ Espresso. Tra i
vini del Veneto quelli che brillano prepotentemente su tutti sono quelli
della Valpolicella. Tra i vini della Valpolicella quelli che hanno fatto
man bassa di riconoscimenti sono quelli della Valpolicella Storica, sì
proprio della Nostra Valpolicella. Negrar, Marano, San Pietro, Fumane,
Sant’Ambrogio vantano le migliori Cantine di tutto il Veneto. Delle 198
aziende vinicole del Veneto, 40 appartengono alla Zona Storica. Dei 4
vini rossi giudicati eccellenti (5 bottiglie), 3 sono della Valpolicella
Storica, 1 di quella allargata. Dei 45 vini giudicati ottimi (4
bottiglie) , 25 sono della Zona Storica, 7 della Zona allargata, 5 del
Lago di Garda, 8 del resto del Veneto. I 4 vini eccellenti sono tutti
Amarone. 24 Aziende della Zona storica hanno avuto valutazioni di vini
molto buoni (3 bottiglie).
Allegrini, Masi, Viviani e Dal Forno sono le stelle. Altre 35 cantine
sono pronte a ricevere il massimo riconoscimento. E’ una piacevolissima
sorpresa. Lontanissimo dal voler innescare qualsiasi polemica, mi
compiaccio nel verificare che qui dove l’Amarone e il Recioto sono nati,
sono in tanti a coltivarne la tradizione. Non solo. Mi pare di avvertire
uno sforzo comune nel fare sempre meglio, una ambizione di competere con
i Grandi piemontesi e toscani. Credo che i timori reverenziali siano
ormai superati. C’è voglia di competere con prodotti alla pari, c’è una
buona aria che ci toglie di dosso via via i timori tipici del
provincialismo. Ci sono giovani che girano per i mercati del mondo con
disinvoltura, competenza, sicurezza. Sanno di avere alle spalle aziende
che producono vini eccellenti e che possono essere apprezzati dovunque.
Credo di poter affermare che nessun vino negli ultimi dieci anni ha
fatto progressi come l’Amarone. Anche i prezzi stanno a dimostrare che
il prodotto è sempre stato sostenuto in modo più che adeguato.
Tutti sanno chi sono stati (e sono) gli artefici di questo successo.
Pochi, ma convinti nel battere solo le strade della qualità,
dell’atmosfera da creare attorno al prodotto, dello sfondo culturale da
utilizzare nei confronti dei clienti più sofisticati.
Mi pare sia giunto il momento che anche la “struttura pubblica” dia una
mano a valorizzare questa nostra terra. Gli amministratori pubblici dimostrino di
essere all’altezza delle cantine che hanno finora raccontato la
Valpolicella al mondo. I cinque sindaci provino a ragionare “in grande”,
pensino a qualche manifestazione che abbia risonanza almeno nazionale.
Buttiamo via definitivamente sagre e sagrette che non hanno ragione di
essere. Mettano in piedi i cinque Comuni un Grande Festival dei Saperi e
dei Sapori, chiedano a Mantova come si fa a trasformare vie piazze e
cortili in luoghi di incontro della cultura, facciano venire la prossima
estate Roberto Benigni a Villa Serego Alighieri a leggere Dante.
Gli imprenditori non parlano più, da tempo, con i sindaci. I sindaci non
hanno argomenti per farsi ascoltare. Ritroviamoci una volta sotto questi
cinque campanili e diciamoci che siamo orgogliosi di appartenere a
questa terra.
Chissà che ne nasca qualcosa di buono.
Sandro Campagnola
scampagnola@tiscali.it
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