La Valpolicella che scrive

 
 




venerdì 10 giugno, alle ore 21.15, presso il Ristorante Enoteca Al Covolo di Sant'Ambrogio, FRANCO CERADINI e ERNESTO BUSSOLA presentano il loro libro "Raccontarsi".
E' una buona notizia. Lo è in particolare per la Valpolicella spesso qui (in questo sito) criticata per le sue debolezze che spesso confinano con le meschinerie.

Facciamo festa con i dui scrittori indiscutibilmente nostrani. Se sarà una bella serata si starà in terrazza. Altrimenti ci si rifugia giù nell'Enoteca.
Riporto un brevissimo assaggio, un salatino da gustare prima dell'aperitivo.



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Sebastiano e Lorenzo, che furono fatti santi molto prima dell’olocausto nazista, un giorno vedendo che gli uomini, dopo decine di secoli, non avevano ancora risolto i problemi di violenza, decisero di scendere in strada e nelle piazze, invece di stare effigiati come etichette inutili nelle chiese e nei musei, su quadri e affreschi. Da secoli stavano vicini in un polittico, guardando sempre avanti in una fissità frontale, su fondo oro tutto screpolato ma ancora ben lustro e splendente.
Uno tutto contorto, in una posa che però, nonostante i dardi conficcati numerosi nelle carni, pareva più una Venere dopo il bagno, che un maschio che stava subendo il martirio. Stanco di passare per gay, e da molti ammirato proprio per questo, fu lui il primo a rompere il ghiaccio in quel museo diocesano di provincia. Volse appena gli occhi, senza voltarsi, che altrimenti si sarebbe distrutto: «Ohè, Lorenzo, sono stanco di starmene qui! Non so te, ma qui ormai non ci guarda più nessuno. La gente ci passa davanti frettolosa, scolaresche e frotte di turisti che non capiscono un cavolo. Cosa dici se scendiamo?»
Non si erano mai rivolti la parola, in secoli e secoli di convivenza condominiale, ma ognuno, preso nel suo ruolo, non si era mai curato dell’altro. C’erano stati fans dell’uno e dell’altro, a seconda dell’epoca e della nazionalità: la graticola era piaciuta, facendo un bilancio, più agli inglesi e ai tedeschi, le frecce a francesi, svizzeri e giapponesi. Agli italiani entrambi, pari merito.
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giovedì 9 giugno 2011

 
 
     
 
     
     
 

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