Sandro Boscaini: dicci la tua

 
 

Per chi ha molto meno di sessant’anni, Sandro Boscaini può dire e non dire. La associazione con la Masi la sanno fare più o meno tutti. Non tutti sanno o ricordano, però, che Sandro Boscaini è il “socio fondatore” della Valpolicella che viviamo oggi. Parlava di marketing e di forza del brand quando gli altri erano ancora incerti se mettere le etichette sulle bottiglie o lasciarle “nature” per far trasparire una ruffiana genuinità. Sandro Boscaini parlava di “immagine” quando tutti gli altri pensavano solo a quella riflessa nello specchio. Amarone e vini di qualità della Valpolicella, eccellenza nella produzione e nella comunicazione, sfida aperta e coraggiosa ai blasonati Barolo, Barbaresco, Chianti, Brunello, sono tutte componenti del successo del marchio Masi.

Ventotto anni fa, ancora una volta, Sandro Boscaini ha intuito che l’immagine andava rafforzata ed esaltata con un forte connubio con la cultura. E nacque il Premio Masi che oggi distribuisce premi a personalità della scienza, dell’imprenditoria, della cultura.
E fin qui abbiamo dato a Cesare quel che è di Cesare.






Proprio per l’indiscussa autorevolezza, Sandro Boscaini è rappresentante di Confindustria per la zona ovest di Verona e quindi per la Valpolicella. Come delegato alla rappresentanza di tutti gli imprenditori, lo è anche della Cementirossi di Fumane. E qui nasce la prima contraddizione: come fa la stessa persona a parlare di forte identità del territorio, che rafforza l’immagine dei nostri vini, e di inserimento “armonico”, nello stesso territorio, di un cementificio ? Porterebbe i suoi clienti su per la strada che da Fumane conduce a Marano a godere delle “amenità” del cementificio ? Organizzerebbe un incontro con operatori economici del mondo a Santa Maria Valverde da dove si godrà in assoluta pienezza il panorama della torre di 103 metri ?
E qui siamo fermi al puro lato estetico della questione.

Ragioniamo ora in termini strettamente economici. In una economia in crisi (al di là dei canti delle sirene) si può facilmente ipotizzare una flessione nella domanda di cemento. Per quale motivo un’azienda dovrebbe pensare di investire 120 milioni di euro proprio ora ? Risposta verosimile: perché vuole ridurre i costi ed essere più competitiva. Come si fa a ridurre i costi ?
Primo: con l’automazione. Introdurre automazione in qualsiasi processo produttivo significa ridurre l’incidenza del costo del personale. Quindi i tanto sbandierati 90 dipendenti sono destinati a diventare 50.
Secondo: con la riduzione del costo delle materie prime. Come. Scavare e lavorare la marna costa. Usando invece scaglie di laminazione, gessi chimici, ceneri pesanti non solo non c’è costo della materia prima, c’è addirittura un ricavo. Come può essere ? Semplice: sono prodotti di scarto di altre lavorazioni, sono “rifiuti” che chi li produce sa di dover pagare per smaltirli. Ed ecco il coniglio che esce dal cappello.
E qui facciamo un secondo step. Abbiamo parlato fin qui solo di rinnovo del cementificio.

Sorge adesso il problema dell’innalzamento delle temperature del processo produttivo. Perché 2000 gradi ? Non servono 2000 gradi per fare il cemento. Spiegano al cementificio: le temperature più alte abbassano le emissioni di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri . A queste temperature inoltre non si crea diossina.
Prima osservazione: ci sembra quanto meno improbabile che un’azienda investa 120 milioni e aumenti notevolmente i costi di carburante (per il forno) al solo scopo di migliorare la qualità delle emissioni. La diminuzione, poi, è “calcolata” in -33,1% delle Polveri, in -45,1% di Anidride solforosa, in -27,2% di Ossido di azoto; quindi sensibile, ma non “risolutrice”.
Seconda osservazione: la relazione del Politecnico di Milano considera rilevazioni del 2001-2002 e poi, con modelli matematici e simulazioni le proietta in avanti e ne ricava i benefici sopra riportati. Sarà la prassi. La credibilità è un’altra cosa.
Terza osservazione: la diossina si crea, eccome.
Pederobba docet.
Quarta osservazione: ribadiamo fino alla noia che le polveri PM10 e PM2,5 sono dei dinosauri nei confronti delle nanopolveri di 10.000 (diecimila) volte più sottili. Eppure nella relazione del Politecnico non se ne fa nemmeno un accenno.

Facendo notare che non ho parlato di inceneritore, chiedo a Sandro Boscaini:

- che cosa ne pensi di 80.000 tonnellate di ceneri pesanti che ogni anno arriverebbero a Fumane e andrebbero a finire nel cemento, in parte, e nell’aria per un’altra ?

- perché fino ad ora non hai detto nulla, lasciando intendere che il problema non esiste e che non saranno certo quattro scalmanati a fermare una locomotiva (alimentata a ...) come la Cementirossi ?

- come fai a parlare di Civiltà Veneta del Vino con un camino di 103 metri nascosto nell’armadio (si fa per dire) ?


La foga mi porterebbe a portene molte altre di domande.
Al momento mi basterebbe che rispondessi almeno a queste. Per rispetto a 50.000 persone che abitano in Valpolicella e non hanno nessun tipo di dipendenza: né dal cemento, né dal vino.
Grazie.

Sandro Campagnola



domenica 4 ottobre 2009

 
 
     
 
     
     
 

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