il B2B di Fratel Bonora

 
 


L’Ospedale di Negrar si amplia. Divora ancora qualche vigneto ma “razionalizza”. Nell’articolo di Camilla Madinelli ci sono alcune chicche che non riesco a farmi scappare.



Prima chicca (partendo dal fondo): Sull'ingente spesa prevista il presidente non si sbilancia: «Secondo lo stile del nostro fondatore confidiamo nella Divina Provvidenza, nella collaborazione di tutti i nostri operatori e nell'eventuale aiuto di enti pubblici e di privati», conclude Fratel Bonora. «Non escludiamo, qualora si rendesse necessario, il ricorso al credito bancario».
Chapeau a Fratel Bonora. Delle circa 150 aziende incontrate nella mia vita professionale, non ne ho mai trovata una che “non facesse ricorso al credito bancario”. A quanto capisco, l’Ospedale di Negrar potrebbe aprire una branchia collaterale in cui occuparsi di Consulenza Aziendale (mi astengo dal commentare la Divina Provvidenza, perché impreparato).


Seconda chicca: La parola d'ordine è razionalizzare, unire i servizi e migliorarli nell'interesse dell'utente, che nel caso dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria è il paziente da curare. Ma non prima di aver raccolto i frutti delle viti da quei campi che verranno sacrificati in nome di una crescita costante.
Ma non prima di aver raccolto i frutti delle viti. La “sensibilità” è davvero commovente. L’Ospedale di Negrar, che ha stravolto un intero paese negli ultimi cinquant’anni con edifici indefinibili come impatto e che, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di smettere, si preoccupa dei frutti delle viti. Questa sì che è una autentica lezione di rispetto dell’ambiente.


Terza chicca: Nell'edificio progettato dall'architetto Iglis Zorzi, con colori mimetici e molte finestre per dare luce, pare ci sarà posto per tutti.
Mi par di capire che i colori mimetici si riferiscono al tetto di colore verde. Caz.spita, è vero, lo si confonde proprio con un vigneto.



Quarta chicca: Nel progetto era prevista anche l'installazione di 800 metri quadrati di pannelli fotovoltaici. «La Sovrintendenza per i beni ambientali ha scartato questa possibilità, giudicata troppo impattante, ma non escludiamo di riproporla chiedendo una variante» , continua Franchini.
La Sovrintendenza. Qualcuno mi spiega dov’era la Sovrintendenza quarant’anni fa, quando si permise di costruire il Geriatrico, che è la costruzione più orrenda che mai io abbia visto al mondo ? Si era accorta la Sovrintendenza che a 100 metri c’era una chiesa e un campanile che rappresentavano l’ ”identità” del paese di Negrar ? Oppure la questione è sempre riconducibile al leitmotif “un giorno o l’altro anche tu avrai bisogno dell’ospedale” ? Ma vi pare che a questo punto siano 800 metri di pannelli fotovoltaici ad essere troppo impattanti ?


Quinta chicca (conclusiva):
l’Ospedale si amplia, il business dei metri cubi è sempre più fiorente, la logica “tanto ormai che cosa c’è da rovinare” è imperante. All’interno dell’ospedale tutto migliora, all’esterno … siamo fermi ai 5 giri della piazza per trovare un parcheggio o peggio “ho mia madre che sta morendo ma non mi devo dimenticare dei 19 euro al giorno del parchimetro”.
L’Ospedale è una delle più grandi aziende della Valpolicella (altro che Cementirossi), crea lavoro, crea salute, crea indotto.
Crea stravolgimento del paesaggio, traffico ormai insostenibile, disservizi per tutti coloro che dalla Valpolicella si devono recare in città.
Alla Cementirossi chiedono cemento, strade, piscine, scuole. Perché all’Ospedale di Negrar non si chiede di risolvere almeno il problema del traffico che esso stesso provoca ?
Che cosa ne dice Fratel Bonora ?

Sandro Campagnola

giovedì 13 agosto 2009

 
 
     
 
     
     
 

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